"Avevamo la vita più bella del mondo: poi ho promesso di perderlo. Ed è volato via tenendomi la mano"

Prima di quella notte del 2014 con l'incidente, l'operazione e i danni irreversibili, c'era la storia di Fabiano e Valeria. Tra sogni, litigate, droga, incomprensioni. Poi è cominciato il caso di Dj Fabo. Che ci riguarda tutti

Fabo con la Imbrogno. A destra, Valeria nell'aula del tribunale
Fabo con la Imbrogno. A destra, Valeria nell'aula del tribunale
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S.   Twitter: @Crikkosan

Ora che è tutto finito, niente è finito. Non il processo a Marco Cappato, l'esponente dei Radicali accusato di aver aiutato Fabiano Antoniani, cieco e tetraplegico, a togliersi la vita in Svizzera, a 40 anni, nel febbraio del 2017. Lo Stato ha infatti deciso di costituirsi contro Cappato in Corte Costituzionale, dopo l'assoluzione chiesta dal giudice in Appello e dalla stessa difesa di Cappato. E non è mai finito il ricordo di tutto ciò che è stato, con la passione travolgente, la voglia di sognare, di vivere anche al di sopra delle righe, inclusi gli errori. L'ultimo dei quali è stato fatale. Valeria Imbrogno ricorda tutto e non fa sconti. Nemmeno a se stessa. Era la donna di Fabiano Antoniani, quel Dj Fabo diventato un caso nazionale. Lo è stata fino all'ultimo e racconta tutto in Prometto di perderti, il libro scritto con Simona Voglino Levy che riepiloga il loro incontro, l'amore vissuto fino all'estremo e il momento in cui lui si uccise guardandola negli occhi.

Mano nella mano nel momento finale

Valeria Imbrogno non è una tipa disabituata a combattere. Psicologa e criminologa specializzata in percorsi di riabilitazione dalla devianza criminale, è campionessa mondiale professionista di kickboxing, due volte campionessa italiana di boxe, bronzo agli Europei del 2006 con la Nazionale italiana femminile. Nel libro ricorda quella giornata del 27 febbraio 2017, in cui il suo Fabiano riuscì a dirle "voglio che quando schiaccio il pulsante la mamma mi tenga la mano sinistra e tu la destra. Com'è stato per tutta la vita. Non voglio nessun altro". Poi Fabo afferrava con la bocca il pulsante con il farmaco che lo avrebbe spento per sempre. "Si è addormentato in 10 secondi" ricorda la Imbrogno. Arrivata in Svizzera con Cappato e pochi altri ad accompagnare Fabo fino al compimento della decisione che aveva preso, sfidando la sensibilità, la morale e la legge italiana. Così non voleva più vivere. "Gli attacchi di dolore che lo possedevano erano ingestibili persino per chi gli stava vicino. Era già successo che ne avesse di fortissimi, si contorceva in un'espressione che gli deformava la faccia, mentre gridava, emettendo suoni spaventosi, e delirava, aspettando che qualcuno intervenisse a lenirne la pena insopportabile, sedandolo fino a stordirlo". Una vita sulle montagne russe, tra l'Italia e Goa, in India, dove inventare insieme un'altra esistenza, tra nuovi amici, passioni, gelosie devastanti, tradimenti, dj set e umori instabili. Fino allo schianto del 13 giugno 2014. Dopo una festa di compleanno in cui il giro di amici milanesi si era rivisto con la coppia appena rientrata dall'India. Lei lo aveva visto più stanco del solito, il volto scavato, e lo aveva implorato di non mettersi in viaggio nella notte. Lui aveva risposto: "Secondo te sono il solito fattone e non ce la faccio? Dài, a domani, ciao". Poco dopo, chinandosi a raccogliere il cellulare mentre era alla guida del suo vecchio fuoristrada, Fabo si schiantava contro una macchina abbandonata in corsia d'emergenza. Lo trovarono a pochi metri della sua auto, orizzontale, che occupava le corsie della carreggiata. Il responso medico fu una lapide: "Fabiano ha una contusione midollare c3-c4, quindi rimarrà tetraplegico, paralizzato a vita". Nessuna possibilità di miglioramento, neanche dopo l'operazione. "E' lì che è morto il mio Fabiano" ricorda Valeria. Ed è lì che è cominciato uno dei casi italiani più appassionanti e controversi degli ultimi anni. Ma c'era stato un prima.

Il sogno di un altrove

ll prima di Valeria e Fabo si chiamava Goa. Il posto di cui si erano innamorati e in cui si erano di nuovo innamorati. Sembrava perfetto per lei e Fabiano: "Per questo avevo lasciato il pugilato da agonista: grazie a quei giorni così felici di comunione nei quali ci eravamo ritrovati, soltanto Valeria e Fabo e il futuro da costruire, lontani da Milano, dalle famiglie, dagli obblighi imposti e dalla droga, avevo capito che volevo creare un mio progetto in India insieme a lui. Accanto a lui". La droga è un fantasma maligno che insegue Fabo per tutta questa storia. Scompare, riappare, gli tende agguati. Tra le paure dell'accettazione di questo altrove, le incomprensioni, i momenti di esaltazione, le notti passate fra feste e dj set.  flirt occasionali, le sfuriate reciproche. La nuova frattura tra i due, quando la Imbrogno sognava di diventare madre e lui rispondeva, con la brutale sincerità che gli era propria: "Cos'hai, l'orologio biologico come tutte le donne? Dovresti apprezzare la mia sincerità se ti dico che se fosse il compleanno di nostro figlio e mi chiamassero per fare una serata a Ibiza, io sceglierei di andare a fare la serata". Lei ribatté fra le lacrime: "Apprezzo la tua sincerità, infatti, e vaffanculo". Niente di speciale, a ben guardare. Quante coppie attraversano le stesse fasi, gli stessi smarrimenti ed entusiasmi, perfino le stesse sbandate da cui poi si cerca di risorgere? Ma quella notte di quattro anni fa non perdonò la distrazione con cui Fabiano Antoniani si portò via la vita "più bella del mondo" come spiegò a Cappato, chiedendogli di aiutarlo a mettere fine a qualcosa che non era più una vita, ma solo sofferenza insopportabile. Quel finale ora verrà deciso nell'aula di un tribunale, in punta di Costituzione.