Il direttorissimo con lo stipendio milionario e la fama di grande manager

Roberto Napoletano
Roberto Napoletano

Di questa storia, ribattezzata il "pasticciaccio brutto" del Sole 24 ore, si parlava almeno da un anno. Copie digitali gonfiate, conti del bilancio falsati. E una retribuzione faraonica che ammonterebbe a 1,125 milioni all’anno per il suo direttore. Fra i giornalisti economici ci si chiedeva quando sarebbe venuto fuori il nome di Roberto Napoletano, classe 61, quello che fra noi cronisti sindacali degli anni 90, aveva fatto la carriera migliore diventando direttore del primo quotidiano economico d'Italia. Lui che ancora oggi - dopo le perquisizioni della Guardia di Finanza nelle redazioni e l'avviso di garanzia - dichiara fiducia nella magistratura, non ha mai avuto paura.  Mai stato preoccupato di non essere riconfermato dal nuovo amministratore delegato del gruppo arrivato nella tarda primavera scorsa a sostituire per un periodo brevissimo i vertici del Sole attualmente indagati insieme a Napoletano, ossia l'ex presidente Benito Benedini già numero uno di Assolombarda & Fondazione Fiera Milano e l'ex ad Donatella Treu, direttore generale del giornale controllato dalla Confindustria, quotato in Borsa. "Se i nuovi amministratori guarderanno bene l'ottimo lavoro svolto da Roberto, non ci saranno problemi" disse alle amiche Giusy Franzese, cronista economica del Messaggero coniugata Napoletano, a margine dell'assemblea confindustriale del maggio 2016. Certo, a parlare era una donna innamorata (la coppia ha un figlio amatissimo) ma il tono della voce di lei non tradiva alcun segno di agitazione. Nessuno dei due coniugi Napoletano avrebbe mai ipotizzato che meno di un anno dopo, la lunga, irresistibile scalata al potere di Roberto si sarebbe incagliata in un avviso di garanzia per false comunicazioni sociali ricevuto in contemporanea con Benedini & Treu.

“Vicino ai poteri forti”

Immunità o impunità? Né l'una né l'altra, solo la certezza matematica da parte del direttore del Sole 24 ore di essere ormai parte integrante di un salotto di "poteri forti" dove il sistema di alleanze - strategicamente pianificato in austere colazioni milanesi a base di verdure lesse con trancio di branzino bollito - avrebbe retto a qualsiasi onda d'urto. Se fossimo stati ancora nella prima o nella seconda Repubblica dei partiti-apparato dove contava (molto) avere importanti sponde al Colle oppure in Vaticano, amicizie trasversali nei grandi giornali o nella magistratura, forse la partnership di ferro siglata fra il direttore del Sole ed il suo azionista rappresentato attualmente dal numero uno di Confindustria Vincenzo Boccia, avrebbe avuto maggiore possibilità di essere vincente. C'erano steli che ondeggiavano al vento negli anni in cui il movimento 5 stelle non era ancora il primo partito in questo paese, le canne venivano anche scosse dal soffio pericoloso di una magistratura legittimamente giustizialista, eppure restavano miracolosamente in piedi perché quel venticello di montanelliana memoria rimaneva brezza ironica e furtiva senza mai trasformarsi in tempesta perfetta. Altri tempi, commenta un ex direttore del Sole 24 ore che non nasconde la sua soddisfazione nel vedere affermato un principio essenziale di giustizia: chi sbaglia, paga. Non sono d'accordo, intanto io sono una garantista fino a giusta sentenza, poi non si può immaginare che la storia (quella con la S maiuscola) si presti regolare i nostri conti personali.

“Se salta Renzi salta tutto”

E’ vero, invece, che il “sistema paese” per come funzionava solo fino a 5 anni fa, ha mutato radicalmente pelle. Vincenzo Boccia ha difeso Roberto Napoletano, suo amico e conterraneo, fino a garantire per lui con la sua già fragile leadership confindustriale. Lo ha difeso fino a quando i tempi politici lo hanno permesso. Renziano Boccia, filo governativo per sua stessa indole Napoletano, finché Matteo Renzi era vincente, non ė successo nulla. Boccia, vicino anche a Vincenzo De Luca, governatore della Campania, asse portante del renzismo Pd nel Sud, aveva schierato la sua associazione a favore del referendum costituzionale facendo storcere il naso a quel galantuomo di Cesare Romiti che è stato fra i primi grandi imprenditori italiani a capire quanto il movimento Pentastellato avrebbe alterato gli equilibri di questo paese. Grillo potrebbe riuscire laddove non ce l'ha fatta Mani pulite, pensava Romiti. Aveva ragione, saltato Renzi, è saltato tutto. Boccia, capo di una Confindustria priva del prestigio e del potere che ha avuto nel tempo, non è riuscito ad arginare la valanga che rischia di travolgerlo. La slavina giustizialista che adesso chiede ragione di quelle copie digitali gonfiate così come dei 49 milioni di euro che rappresentano l'indebitamento netto del giornale rosa di viale dell'Astronomia. Ma perché Roberto, che da cronista era il migliore di noi, non si è accorto che tutto in questo paese stava cambiando ed ē andato dritto per la sua strada, un percorso che portava irrimediabilmente al vicolo cieco in cui oggi ė parcheggiato in attesa di giudizio?  Era cambiato, profondamente cambiato. Figlio di genitori avellinesi, Napoletano nasce a La Spezia dove trascorre i primi 15 anni di vita. Nel 1976 si trasferisce a Nola, provincia di Napoli. Quella coesistenza di taglio nordico manageriale con la "pancetta" da napoletano appassionato di pizza & friarielli, è diventata per sempre la sua "cifra". Bastava vederlo nei collegamenti tv, compunto, impeccabile, l'accento partenopeo vivo sotto la patina ”glam” del ligure in trasferta a Roma o a Milano, il ciuffo scomposto sul volto rubicondo di chi già tendeva alla ciccia ma si controllava, stava a dieta per non diventare quel che poi alla fine Napoletano è cioè un uomo di sostanza.  

Una carriera fulminante

Roberto inizia a scrivere a 17 anni su Napoli oggi, viene assunto al Mattino nel 1984 diventando presto caposervizio di Lettera sud uno di quei supplementi che andavano tanto di moda nei giornali negli anni in cui la Borsa tirava. Nel 1994 proprio mentre apre La Voce di Indro Montanelli, nasce un giornale più "destrorso" : l'Informazione di cui lui diventa caporedattore per l'economia. A quell'epoca era più asciutto, ridente, anzi molto collaborativo con gli amici. Era già sposato con Giusy, giornalista al Mattino, una bella ragazza bruna che non si è mai montata la testa. L'informazione chiude dopo un anno, come La Voce. Napoletano comincia a collaborare con il Corriere della sera, ma deve andare a Milano nella sede centrale. Mi ricordo una telefonata con lui che cercava casa, io avevo appena comprato il mio appartamento sui Navigli, ma non volevo affittarlo, pensavo anche io, prima o poi, di tornare su nella City. Io sono rimasta a Roma, lui è andato avanti e indietro per 10 anni. Dieci anni di spola fra Milano e Roma dove aveva lasciato la famiglia, dieci anni di treni, panini, pezzi scritti fra le stazioni di Bologna e Firenze, la voce cordiale, neanche troppo impastata come la sentiremo anni dopo nelle sue sontuose apparizioni istituzionali sul piccolo schermo. E’ un tipo semplice, Roby anche se ambizioso fino al midollo, gran lavoratore, paziente tessitore di rapporti, sembra destinato - chissà perché, a restare al palo malgrado tanto appassionato attivismo. Più volte tenta senza riuscirci, il grande salto che gli capita solo quando al vertice di Confindustria arriva uno degli uomini più generosi di questo pianeta, l'ex presidente napoletano Antonio D'Amato. Roberto - credetemi - deve tutto a D'Amato ed alla moglie Marilû Faraone Mennella, imprenditrice ricchissima, molto intelligente, politicamente corteggiata sia dalla sinistra che da Silvio Berlusconi. Con i D'Amato all'Eur, comincia ufficialmente la stagione d'oro di Napoletano che nel 2005 diventa condirettore del Messaggero. Dal 1 febbraio 2006 ē direttore del quotidiamo romano di Francesco Gaetano Caltagirone, la sua ē la direzione più lunga dell'era dell'ingegnere e forse la più  brillante. In questo periodo segnato da due elezioni politiche (Prodi - Berlusconi e Berlusconi - Veltroni), da due amministrative a Roma (Veltroni - Alemanno e Alemanno - Rutelli) e da una regionale (Polverini - Bonino) Roberto Napoletano  partecipa fra l'altro agli storici faccia a faccia televisivi con Prodi e Berlusconi, diventando famoso perché in tutte e due le volte disse "non faccio la seconda domanda, ripropongo la prima sperando di essere più fortunato con la risposta". 

Alla guida del Sole da 6 anni

Dal 23 marzo 2011 è direttore de Il Sole 24 ORE, in sostituzione di Gianni Riotta, dal 1º marzo 2012 è direttore editoriale del gruppo multimediale 24 ORE, dal 19 giugno 2013 è anche direttore dell'agenzia di stampa Radiocor, di Radio24 e di Guida al Diritto. Al Colle ha un solido estimatore, l'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che risulta essere uno dei musthave decisivi per la sua carriera al Sole 24 ore.  Napoletano ha scritto diversi saggi e libri tra cui vale la pena citare: Fatti per vincere, Se il Sud potesse parlare in più edizioni, entrato anche nelle scuole, Mezzogiorno, risorsa nascosta, Padroni d'Italia, bestseller dell'economia, Fardelli d'Italia, Padroni e Fardelli d'Italia, e due longseller della saggistica, Promemoria italiano e Viaggio in Italia. L'ultima pubblicazione, uscita a giugno 2015, è Nuovo Viaggio in Italia, in cui racconta una ripresa dell'Italia possibile, a condizione che il punto di partenza sia fissato nel mezzogiorno. Ma negli ultimi anni, quelli dell'escalation al potere vero, Napoletano cambia abitudini distaccandosi sempre più dal cronista euforico degli anni della gavetta fino a diventare un mega direttore capriccioso, goloso, ingombrante. Dicono che fosse vittima di attacchi di paura tanto da non poter prendere serenamente l'aereo. Complici i mille impegni lavorativi, le segretarie acquistavano decine di biglietti e poi lui sceglieva il volo con cui partire, cestinando tutti gli altri titoli di viaggio a quel punto non più rimborsabili. Lo scorso anno lo ritrovai alla cena di villa Madama con l'allora ministro degli Affari esteri Paolo Gentiloni: la "pancetta" gli faceva da cordone sanitario per proteggersi da quanti (tanti) lo cercavano per salutarlo, ossequiarlo, venerarlo. Roberto era a pieno titolo uno dei potenti d'Italia, meritava rispetto, perfino dedizione.

Il direttorissimo e il successo delle vendite

Anche quella sera a tavola fra sottopiatti d'argento e cristalli, il Direttorissimo (così lo chiamavano al Sole) aveva accanto sua moglie, lieve, serena, allegrissima in un abito a stampe floreali che la faceva ancora più ragazzina. Già salutava di meno, era come se fosse adagiato su una nuvola tutta sua. Tutto sommato si meritava il successo che lo aveva avvolto in modo quasi sensuale, lapidario, definitivo. Nel primo anno di attività, dopo la direzione Riotta, Napoletano ritorna alla formula editoriale classica registrando rilevanti recuperi in edicola. Il prezzo viene incrementato e vengono proposti nuovi strumenti divulgativi: dalle parole chiave ai manuali anticrisi, la bussola del risparmiatore e i dizionari dei mercati e della crisi.Nel novembre 2011, durante la crisi finanziaria che investe e collassa il Governo di Berlusconi, si segnala il titolo a caratteri cubitali FATE PRESTO, entrato nella storia del giornalismo dopo una settimana in classifica come trend topic su Twitter. Nel gennaio del 2013 ha lanciato il progetto per la riorganizzazione multimediale della redazione del Sole 24 ORE, con l'attribuzione a tutti settori del giornale di competenze trasversali carta-web. Questa svolta è coincisa con una nuova offerta editoriale: redesign del sito, creazione di aree ad accesso riservato per gli utenti a pagamento e prodotti innovativi come le app “Il quotidiano di domani” (un'anteprima alle 20 sui contenuti del giornale in edicola il giorno successivo), “Buongiorno dal tuo amico Sole!” (il punto alle 6 di mattina sull'andamento dei mercati negli Usa e in Asia) e una filiera di quotidiani digitali specializzati (Fisco, Diritto, Finanza, Condominio, Edilizia, Lavoro, Scuola, Sanità, Enti locali e PA) inseriti nella formula di abbonamento “Business Class”, ed "ItalyEurope24", quotidiano digitale in lingua inglese pensato per spiegare l'Italia e l'Europa alla comunità internazionale degli investitori. Un gran lavoro, indubbiamente.

“Severo con i deboli, dolcissimo con i potenti”

Sulla bravura di Roberto nessuno si pronuncia, ma i suoi metodi - anche quelli- erano discutibili. Severo con i deboli, dolcissimo con i potenti, raccontano nei corridoi del Quotidiano confindustriale. Ossessionato dal voler fare sempre di più, entrato ormai in un vortice dove non basta nulla: lavoro, relazioni, politica, conti in attivo, collegamenti tv, libri, convegni, premi. Un vorticoso caos benefico che é rimasto tale finché a palazzo Chigi c'era Renzi, poi- liberi tutti. Lo sapeva anche lui che era questione di giorni, l'avviso tanto temuto sarebbe arrivato, la carriera si sarebbe temporaneamente interrotta. La Confindustria può continuare a supportarlo, ma prima o poi la redazione che lo ha sfiduciato chiederà - ottenendola - la sua testa. Non ci sarà nessuno a confortarlo, forse lui chiamerà ma gli altri faranno come ha fatto spesso lui con gli ex colleghi: si negheranno. Solo in quel preciso istante mi piacerebbe essergli accanto per chiedergli semplicemente: Roberto, ne é valsa davvero la pena?