Il Papa in Romania: l'appello a non cedere alla cultura dell'odio

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di Askanews

Roma, 31 mag. (askanews) - Papa Francesco è in Romania, per il suo trentesimo viaggio apostolico. Bergoglio, nel suo primo discorso pubblico davanti alle autorità, i rappresentanti della società civile e i membri del corpo diplomatico al palazzo presidenziale, ha ricoordato i problemi dell'emigrazione. "Pensare a fratelli e sorelle che sono all'estero è atto di patriottismo, è atto di fratellanza, è atto di giustizia", ha detto il Papa. Occorre, ha detto Jorge Mario Bergoglio, riconoscere che le trasformazioni rese necessarie dall apertura di una nuova era hanno comportato - insieme alle positive conquiste - il sorgere di inevitabili scogli da superare e di conseguenze non sempre facili da gestire per la stabilità sociale e per la stessa amministrazione del territorio. Penso, in primo luogo, al fenomeno dell emigrazione, che ha coinvolto diversi milioni di persone che hanno lasciato la casa e la Patria per cercare nuove opportunità di lavoro e di vita dignitosa".Poi, Papa Francesco si è recato al Patriarcato Ortodosso Romeno, a Bucarest, per l incontro privato con il Patriarca di Romania, Sua Beatitudine Daniel. Dopo l'incontro privato, nel discorso al Sinodo Permanente della Chiesa Ortodossa Romena, Bergoglio ha dichiarato: "Abbiamo bisogno di aiutarci a non cedere alle seduzioni di una 'cultura dell odio' e individualista che, forse non più ideologica come ai tempi della persecuzione ateista, è tuttavia più suadente e non meno materialista. Essa presenta spesso come via di sviluppo ciò che appare immediato e risolutorio, ma in realtà è indifferente e superficiale. La fragilità dei legami, che finisce per isolare le persone, si ripercuote in particolare sulla cellula fondamentale della società, la famiglia, e ci chiede lo sforzo di uscire e andare incontro alle fatiche dei nostri fratelli e sorelle, specialmente i più giovani, non con scoraggiamento e nostalgia, come i discepoli di Emmaus, ma col desiderio di comunicare Gesù Risorto, cuore della speranza".Tra gli altri temi toccati, i poveri. "Una società dove i più deboli, i più poveri e gli ultimi non sono visti come indesiderati, come intralci che impediscono alla 'macchina' di camminare, ma come cittadini e fratelli da inserire a pieno titolo nella vita civile; anzi, sono visti come la migliore verifica della reale bontà del modello di società che si viene costruendo. Quanto più infatti una società si prende a cuore la sorte dei più svantaggiati, tanto più può dirsi veramente civile" ha detto il Pontefice.