Corsa ai vaccini: l'americano Johnson & Johnson contro il russo Sputnik. Pregi, difetti e sospetti

Il "buono" Usa contro il "cattivo" messo a punto da Mosca? Il primo ottiene luce verde, il secondo non ancora. Vediamo perché e cosa intende fare l'Italia

Covid-19 e vaccini: è corsa contro il tempo
Covid-19 e vaccini: è corsa contro il tempo

La corsa alla fornitura dei vaccini è non solo uno dei più grandi business mondiali, dato l'impatto drammatico della pandemia di Covid-19, ma anche una corsa a rinforzare e conquistare prestigio politico e influenza economico-finanziaria. L'arrivo dei rimedi contro il Coronavirus messi a punto dall'americana Johnson & Johnson e dalla russa Gam-Covid-Vac Sputnik rinfocola la rivalità Usa-Russia, strette fra la ripresa economica cinese. In entrambi i casi ci sono dati incoraggianti e altri da valutare con maggiore prudenza. Vediamo quali.

Il vaccino Usa: pregi e difetti

La preparazione statunitense per facilitare la risposta immunitaria al Covid-19 è fresca di approvazione da parte della Food And Drug Administration, il massimo ente di sorveglianza sui prodotti farmaceutici negli Stati Uniti. La sua consegna in Italia e nel resto dell'Unione europea è attesa per il mese di aprile. Il pregio principale del vaccino Johnson & Johnson è nel fatto di essere monodose. Non prevede richiamo. Questo lo rende più rapido nella resa e più economico nell'acquisto di altri preparati simili. La multinazionale americana ha promesso di fornirne 100 milioni di dosi entro i primi sei mesi di quest'anno. I test svolti finora sul vaccino americano hanno mostrato dati di efficacia in aumento: 72 per cento negli Stati Uniti e del 64 per cento in Sudafrica, sette punti in più del precedente monitoraggio. L'efficacia sale fino all'86% nei casi più gravi di Covid-19 ma resta minore rispetto ai vaccini Pfizer/Biontech e Moderna. Ma si attendono dati più corposi, specialmente relativi alle varianti a maggiore diffusività, come quella sudafricana. Questo vaccino, a differenza ad esempio di quello fornito da Pfizer/Biontech, non ha bisogno di essere conservato a bassissime temperature in congelatori appositi.

Il vaccino russo: efficacia e diffidenza

Sputnik finora è stato osservato con ovvio interesse (viene usato in patria, in Ungheria, e in diversi Paesi dell'America Latina mentre è stata smentita la notizia di un lotto spedito a San Marino) ma si porta appresso un carico di diffidenza dovuto alla percezione della trasparenza e del controllo indipendente che si può avere in un Paese come la Russia di Putin. Ma ora è Lancet, una delle bibbie della scienza, a pubblicare e commentare dati definiti "molto interessanti" sullo Sputnik a cui si sono aggiunti quelli provenienti dall'ospedale e centro di ricerca italiano Spallanzani. Il vaccino di Mosca deve ancora essere approvato e valutato dagli ispettori dell'Ema (autorità europea su questa materia) lo stesso Nicola Magrini, direttore dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) conferma i progressi del preparato russo e aggiunge che "lo potremmo definire ottimo, nuovo, intelligente ed efficace". Il problema è sempre lo stesso, ed è squisitamente politico: "C'è poca trasparenza di dati, sono stati richiesti quelli completi". 

Gli altri vaccini e la strategia italiana

Mentre si osservano i progressi di Johnson & Johnson, la Ema prosegue le sue valutazioni su altri due candidati vaccini, quelli di Novavax e Curevac. Se fossero approvati ad aprile diventerebbero disponibili già da maggio. Per questo il governo italiano e i suoi referenti tecnico-sanitari contano di arrivare entro giugno a circa 500 mila inoculazioni al giorno, rispetto alle attuali 100 mila. Che scontano il ritardo nelle trattative Ue con i fornitori e quelli burocratici tipici del nostro Paese. Fanno molto discutere i progressi brucianti della Gran Bretagna che suonano come uno schiaffo all'efficienza Ue: vaccinare subito quante più persone possibili, e poi programmare un richiamo ritardato. Su questo si attende a breve il parere del Consiglio Superiore di Sanità. Ma a parere di Magrini, direttore dell'Aifa, i dati disponibili finora (compresi quelli della campagna a tappeto in corso in Israele) mostrano come l'efficacia già notevole della prima dose del Pfizer/Biontech non sia mai uguale a quella superiore raggiunta con il richiamo. Quindi il parere prevalente è dare doppia dose al numero giusto di persone, piuttosto che vaccinare una sola volta più soggetti. Prudenza nelle valutazioni mentre si punta all'accelerazione nella campagna vaccinale da marzo, per questo si intende coinvolgere 300 mila volontari della Protezione civile e includere medici e sanitari aggiuntivi che affiancherebbero quelli regionali. Per tentare di raggiungere l'immunità di gregge entro l'estate. Ad oggi sono stati vaccinati con prima dose e successivo richiamo 1,4 milioni di italiani, con la somministrazione del 72% delle dosi disponibili. C'è moltissimo da fare.