La truffa delle etichette all'Ikea costa cara a dieci dipendenti: licenziati, tra loro anche un dirigente

Coinvolti anche altri 22 commessi: sostituivano i cartellini di mobili e materassi con prezzi più bassi e si arredavano casa. In alcuni casi rivendevano la merce. Aperta un'inchiesta

La truffa delle etichette all'Ikea costa cara a dieci dipendenti: licenziati, tra loro anche un dirigente
TiscaliNews

Sono dieci i dipendenti licenziati e tra essi c'è anche un dirigente. Ma sono coinvolti anche altri ventidue lavoratori, per i quali sono previste sanzioni disciplinari tra cui sospensione dal lavoro e dallo stipendio fino a un massimo di dieci giorni. Il luogo dove è scoppiato il cosiddetto "caso etichette" è l'Ikea di Corsico (Milano). Tutto comincia una ventina di giorni fa quando si socpre che un nutrito gruppo di dipendenti avevano fatto uscire lampadari, piumoni, mobili e ltri elementi d'arredo sostituendo le etichette con altre relative a oggetti di poco conto quali bottigliette d'acqua o posate. 

I fatti sono stati scoperti grazie alle telecamere a circuito chiuso e un mese fa circa i dipendenti coinvolti sono stati raggiunti dalle lettere sche gli contestavano le sanzioni disciplinari. Per alcuni le contestazioni sono gravi, tanto che il colosso svedese ha pensato bene di presentare un esposto in procura di Milano che ha dato il via a un'inchiesta. "I singoli provvedimenti disciplinari - spiega Ikea - sono stati presi nel rispetto delle norme vigenti e del contratto collettivo di lavoro. Nel rispetto della privacy di ciascun co-worker non forniremo dettagli sulle singole decisioni di natura disciplinare". 

Come avveniva la presunta truffa

Il meccanismo che ha favorito i presunti furti era chiaro. I lavoratori prendevano dagli scaffali oggetti più costosi e cambiavano l’etichetta sostituendola con quella di posate, mensoline e bottigliette d’acqua che hanno prezzi nettamente inferiori. A questo punto la merce veniva consegnata ad amici e parenti che andavano in cassa - spesso quella automatica con l'addetto complice che si voltava dall'altra parte - e pagavano i pochi euro delle etichette contraffatte. Poi gli oggetti venivano usati per arredare le proprie case oppure messi sul mercato dell'usato attraverso siti di "vendo e compro". E' per questo che tra i reati ipotizzati c'è anche quello di ricettazione.

I sindacati però danno una versione diversa dei fatti. E all'azienda mandano una richiesta di "chiarimenti". Secondo Massimo Cuomo di Filcams Cgil, a cui si sono rivolti 20 lavoratori, "è Ikea ad aver dato disposizioni ai lavoratori di apporre ai prodotti del reparto Angolo delle occasioni delle etichette che non corrispondevano agli oggetti originali, quindi un mobile poteva avere l’etichetta di una mensola, per facilità di prezzamento senza dover cambiare l’intera dicitura. L’azienda dovrebbe spiegare il sistema prima di lanciare accuse gravissime".