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[Il punto] I 10 mila ponti della paura, sotto i riflettori tante strutture del Nord e del Sud. L'infografica

Per rimetterli a posto, e sostituirli con nuove opere più moderne, che possono durare almeno cento anni, servirebbero decine di miliardi

Paolo Salvatore Orrùdi Paolo Salvatore Orrù   
Il viadotto Himera sulla A19 in Sicilia
Il viadotto Himera sulla A19 in Sicilia

Più ferrovie per il trasporto merci, più controlli sulle infrastrutture, rileggere le concessioni, riesaminare le politiche di privatizzazioni e introdurre distanze obbligatorie tra i tir su ponti, viadotti e gallerie: sono le 5 le priorità che potrebbero evitare che si ripetano tragedie come quella di Genova. Nel frattempo, qual è la soluzione giusta per essere sicuri che i ponti ‘vecchi’ non sprofondino? Ce ne sono almeno 10mila che dovrebbero essere rimessi a nuovo o monitorati: con i loro oltre cinquant'anni non sono adeguati alla normativa del 2008.

Gli studi del Cnr

A parlare di "ponti scaduti" è il direttore dell’Istituto per le Tecnologie della Costruzione del Cnr, Antonio Occhiuzzi, il quale spiega che "gli elementi principali alla base del rischio crollo, secondo i dati, sono i volumi di traffico e l'età dei manufatti. Quando quest'ultima è superiore a 50 anni e le strutture sono ancora interessate da grossi volumi di traffico, si accende un campanello d'allarme: questi ponti sono diecimila".

La normativa 2008

La normativa del 2008 che regola le nuove costruzioni, introducendo il grado di sicurezza strutturale è relativamente recente: una scala dove '1' rappresenta il ponte sicuro al 100% e '0' una struttura crollata. "Il problema che si pone - spiega Occhiuzzi - è stabilire in che punto intermedio della scala, tra 0,9 e 0,1, un ponte si possa ancora definire sicuro, da demolire o vicino al crollo". E se si può supporre che quasi tutte le opere con meno di dieci anni abbiano un valore 1 (sicurezza al 100%), questo non si può dire per quelle precedenti.

L'infografica della Stampa

E ora sotto i riflettori ci sono tante strutture, da Nord a Sud, su cui viene lanciato l'allarme (il Campidoglio ha già stanziato per la manutenzione straordinaria oltre 2 milioni). Ma a fare paura sono soprattutto i ponti progettati da Morandi, il cui nome è ormai fatalmente associato da tutta Italia alla tragedia di Genova. C'è così anche l'ipotesi di demolire il viadotto 'Morandi' di Agrigento, costruito su progetto dell'ingegnere nel '70 e già chiuso nel 2017 dopo denunce di degrado della struttura. Sul ponte 'Morandi' di Sulmona, invece, non si potrà parcheggiare prima di una serie di verifiche mentre a Catanzaro sul viadotto Bisantis, anche questa opera dello stesso ingegnere e simbolo della città, Anas aveva già recentemente avviato interventi di manutenzione della struttura.

Il Viadotto Himera e gli altri

La Stampa ha pubblicato un’infografica che riepiloga i ponti a rischio in Italia dopo il crollo del ponte Morandi sul viadotto Polcevera a Genova e gli altri precedenti: il Viadotto Himera sull’A19 in Sicilia nel 2015; il cavalcavia sulla Milano-Meda nel 2016; nel 2017, il ponte sull’A14 ad Ancona e il viadotto della tangenziale di Fossano. In tutti i casi parliamo di infrastrutture stradali costruite tra il 1955 e il 1980, ponti in calcestruzzo armato che a parere dell’Istituto di Tecnologia delle Costruzioni del Cnr «hanno superato, oggi, la durata di vita per la quale sono stati progettati e costruiti».
Superstrada Milano-Meda

Per rimetterli a posto, e sostituirli con nuove opere più moderne, che possono durare almeno cento anni, servirebbero decine di miliardi (che non ci sono). Ma prima c’è il problema delle competenze. 1,3 milioni di chilometri di strade italiane è di competenza dei comuni, 155mila chilometri sono delle Regioni. Sono da monitorare anche i 4 ponti sulla Superstrada Milano-Meda, in Brianza: due (Cesano Maderno e Bovisio Masciago) dovranno essere rifatti. A Como pare a rischio il Viadotto dei Lavatoi. In Piemonte destano preoccupazione una serie di viadotti sull’A6 Torino-Savona: in particolare quelli di Stura di Demonte, Ferrania e Chiaggi. In Campania è sotto osservazione il viadotto Manna, ad Ariano Irpino.
Calabria Abruzzo Sicilia

In Calabria si guarda con sospetto il Ponte «Cannavino» (SS 107) e il Ponte Petrace (SS 18) tra Gioia Tauro e Palmi. In Abruzzo sarebbero deteriorati alcuni viadotti sull’A24/A25, già danneggiati dal terremoto del 2009. Passare il fiume Po tra Parma e Cremona è ormai diventata un’impresa, dopo la chiusura del ponte di Casalmaggiore, i lavori in corso al ponte Verdi e i problemi a quello di Viadana. Infine, in Sicilia c’è un caso che riguarda un altro «Ponte Morandi», quello progettato tra Villaseta e Agrigento dallo stesso ingegnere (che ha realizzato anche il ponte sul Tevere sul raccordo per Roma Fiumicino). L’opera sembra avere serissimi problemi su alcune travi portanti, e si parla di lavori per 30 milioni.

Paolo Salvatore Orrùdi Paolo Salvatore Orrù   

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