Dopo le inchieste, la "guerra" che rischia di bloccare ancora il Mose. Quali pericoli corre Venezia

Il Provveditore scrive al ministro e a Cantone denunciando "l'incapacità" del Consorzio. La risposta di fuoco dei commissari e lo stato dell'opera che dovrà salvare la Laguna

Un'immagine delle paratorie del Mose
Un'immagine delle paratorie del Mose (Ansa)

Mose nella bufera. Dopo l'inchiesta per le tangenti e il rimpallo tra istiuzioni per le responsabilità di un progetto che stenta a decollare e che ha avuto modo di dimostrare tutte le sue difficoltà di realizzazione, ecco che l'ultimo atto di questa commedia all'italiana vede in scena il Provveditore per le opere pubbliche del Triveneto e il Consorzio Venezia Nuova, rispettivamente committente dello Stato ed esecutore del colossale sistema di dighe mobili che dovrebbe difendere Venezia e la laguna dall'acqua alta. Con una lettera al ministro Toninelli e al presidente dell'Anac Cantone, il Provveditore Roberto Linetti mette all'angolo i commissari - nominati dall'Autorità anticorruzione per superare le difficoltà seguite all'inchiesta giudiziaria, nell'attesa dell'arrivo (imminente) di un commissario sblocca-cantieri - colpevoli, a suo dire, di sostanziale "incapacità" e rigetta la richiesta del finanziamento per la fase di avviamento del Mose. 

Consorzio e Provveditore vanno alla guerra

Il Provveditore in qualche modo si frappone così tra chi sostiene che le mega paratoie siano l'unico modo per difendere la laguna di Venezia e i detrattori che ivece indicano il mega progetto come l'ennesima "mangiatoia" di fondi pubblici che non risolverà il problema del gioiello architettonico lagunare. Ma a che punto si è arrivati con il Mose? La prima parte di realizzazione delle opere infrastrutturali è conclusa. Ora mancano le opere impiantistiche che servono a far funzionare le paratorie e i test di chiusura del progetto, fase già iniziata e che durerà circa tre anni. Già dal prossimo autunno, in via provvisoria e sperimentale, sarà possibile infatti testare l'opera nel caso in cui arrivi l'acqua alta. Salvo intoppi.

A raccontare della "guerra" tra i due protagonisti della vicenda di una delle tante "grandi opere" finite nel tritacarne della corruzione (due giorni fa all'ex sindaco di Venezia Orsoni e all'ex presidente del Magistrato alle acque, Piva, è stata riconosciuta in appello la colpevolezza, anche se prescritta, rispettivamente per i finanziamenti in nero e per la corruzione ndr) è Il Fatto quotidiano.

Quindi: su un fronte c'è il Provveditorato, che ha assunto le competenze dell'ex Magistrato alle acque, e sull'altro il Consorzio. L'ultimo atto comincia con l'accusa lanciata da quest'ultimo di "ostruzionismo" da parte del Provveditorato che tiene fermi i soldi per realizzare l'ultima fase dell'opera, più di 100 milioni di euro. Per tutta risposta Linetti scrive una lettera al ministero e all'Anac con la quale accusa il Consorzio di essere una "scatola vuota", "incapace di completare il Mose". Da qui un ultimatum ai commissari ad "adempiere all’obbligazione contrattuale di presentazione del piano di avviamento".

Stando a quanto riferisce il giornale diretto da Travaglio, per il provveditore la richiesta di finanziamento è "impresentabile e irricevibile". Dopo cinque anni dal commissariamento, è l'accusa, ancora "niente è stato fatto" nonostante la missione del Consorzio fosse quella della realizzazione a regola d'arte dell'opera. E' davanti a questo che il provveditore decreta la completa "incapacità" dell'organismo.

Quanto è costata l'opera

Per la realizzazione del Mose sono stati finanziati 5 miliardi e 493 milioni di euro e da ultimo stanziati i 100 milioni circa per l'avviamento. Ma Linetti dice che lo stallo nei lavori è una "grave mancanza" che dà senso alla "scatola vuota" di cui sopra. E tutto questo, più il venire meno delle grandi imprese travolte dallo scandalo, crea una "diminuzione della garanzia della responsabilità" per i possibili problemi di funzionamento nei quali può incappare il Mose. Chi pagherà se ciò dovesse verificarsi? E' la domanda che fa il provveditore. 

La palla passa ora al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Toninelli e all'Autorità anticorruzione retta da Cantone chiamati ancora in causa. "Le previsioni e i tempi di realizzazione si sono rivelati errati", dice Linetti facendo riferimento ai commissari e al fatto che le piccole imprese rimaste in gioco non possono garantire la correttezza nell'iter di completamento dell'opera. La reazione dei commissari non si fa attendere: "L'opera sarà finita" e "spediremo a breve una dura risposta alla lettera del Provveditore". Venezia, intanto, è lì che aspetta di essere salvata.