Una messa in San Pietro: il grazie di papa Francesco a quanti salvano i migranti

I morti e i sopravvissuti nel Mediterraneo sono il simbolo di tutti gli scartati della società globalizzata e vanno considerate persone umane da non trattenere a lungo nei centri di accoglienza temporanea.

Una messa in San Pietro:  il grazie di papa Francesco a quanti salvano i migranti

"In questo sesto anniversario della visita a Lampedusa, il mio pensiero va agli “ultimi” che ogni giorno gridano al Signore, chiedendo di essere liberati dai mali che li affliggono”. Iniziano così le 13 righe di fuoco con le quali Francesco si fa voce dei migranti, sia per ringraziare quanti si dedicano alla loro salvezza e all’accoglienza umanitaria e sia per fustigare la politica che, tuttora, fatica a trovare modi appropriati e rispettosi della persona umana per risolvere la questione di migranti. Il loro flusso, infatti, non è un’emergenza ma un segno di mutamento strutturale della geografia e dell’economia mondiale.

La messa in San Pietro

Le parole dell’omelia pronunciate con voce piana e chiara dal papa nella basilica di San Pietro ripropongono i moniti da lui lanciati nell’isola rimasti, nella sostanza, inascoltati. Anzi in questi sei anni gli immigrati sono diventati un problema sempre più indigesto per le politiche italiane ed europee, contribuendo a rendere piccola la pietà dentro un’opinione pubblica sollecitata a vedere nel migrante un concorrente e un nemico pericoloso. Nella loro pacatezza un po’ melanconica e disillusa, le parole di Francesco avevano avuto un anticipo già dopo la recita dell’Angelus di domenica, dedicata a un duro rimprovero per un episodio efferato di guerra come l’uccisione di tanti migranti detenuti in un campo di detenzione in Libia.

La preghiera per le vittime

“La comunità internazionale non può tollerare fatti così gravi. Prego per le vittime: il Dio della pace accolga i defunti presso di sé e sostenga i feriti. Auspico che siano organizzati in modo esteso e concertato i corridoi umanitari per i migranti più bisognosi. Ricordo anche tutte le vittime delle stragi che recentemente sono state compiute in Afghanistan, Mali, Burkina Faso e Niger. Preghiamo insieme”. Era seguito un momento di silenzio che pareva interminabile. Ma l’attesa si era spostata alla messa di commemorazione per la visita a Lampedusa. Vivere con intensità un momento religioso espressivo è il modo di Francesco per mettere la politica di fronte alle proprie responsabilità e per incalzare i cattolici a operare con intelligenza alla soluzione del fenomeno tanto grande e importante come è l’immigrazione.

Migranti simbolo di tutte le povertà

Alla sua maniera, Francesco non si è smentito, ricavando dalla Bibbia il dovere di mettere al centro i poveri. E per lui gli immigrati, quelli che sono morti in mare e quelli che sono giunti dopo sofferenze e fatiche ciclopiche, oggi sono i poveri simbolo di tutte le povertà. “Sono gli ultimi ingannati e abbandonati a morire nel deserto; sono gli ultimi torturati, abusati e violentati nei campi di detenzione; sono gli ultimi che sfidano le onde di un mare impietoso; sono gli ultimi lasciati in campi di un’accoglienza troppo lunga per essere chiamata temporanea. Essi sono solo alcuni degli ultimi che Gesù ci chiede di amare e rialzare.”

Le periferie esistenziali delle nostre città

Purtroppo le periferie esistenziali delle nostre città sono densamente popolate di persone scartate, emarginate, oppresse, discriminate, abusate, sfruttate, abbandonate, povere e sofferenti. Nello spirito delle Beatitudini siamo chiamati a consolare le loro afflizioni e offrire loro misericordia; a saziare la loro fame e sete di giustizia; a far sentire loro la paternità premurosa di Dio; a indicare loro il cammino per il Regno dei Cieli. Sono persone, non si tratta solo di questioni sociali o migratorie! “Non si tratta solo di migranti!”, nel duplice senso che i migranti sono prima di tutto persone umane, e che oggi sono il simbolo di tutti gli scartati della società globalizzata”.

Un piano politico di soluzione

Viene tracciata la falsariga per elaborare un piano politico di soluzione. Ma Francesco è anche realista e pensa che la politica può cambiare solo se cambiano le persone singole. Ecco allora il suo ripiegare al suggerimento spirituale per un impegno generoso. “Viene spontaneo riprendere l’immagine della scala di Giacobbe. In Gesù Cristo il collegamento tra la terra e il Cielo è assicurato e accessibile a tutti. Ma salire i gradini di questa scala richiede impegno, fatica e grazia. I più deboli e vulnerabili devono essere aiutati. Mi piace allora pensare che potremmo essere noi quegli angeli che salgono e scendono, prendendo sottobraccio i piccoli, gli zoppi, gli ammalati, gli esclusi: gli ultimi, che altrimenti resterebbero indietro e vedrebbero solo le miserie della terra, senza scorgere già da ora qualche bagliore di Cielo.

Il grazie di Francesco

Si tratta, fratelli e sorelle, di una grande responsabilità, dalla quale nessuno si può esimere se vogliamo portare a compimento la missione di salvezza e liberazione alla quale il Signore stesso ci ha chiamato a collaborare”. Per quanti, un giorno a loro volta immigrati, si dedicano già a salvare i migranti c’è, per ora, solo il grazie di Francesco. “So che molti di voi, che sono arrivati solo qualche mese fa, stanno già aiutando i fratelli e le sorelle che sono giunti in tempi più recenti. Voglio ringraziarvi per questo bellissimo segno di umanità, gratitudine e solidarietà”.