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Giovane operaia morta, forse un errore umano la causa. Indagato per omicidio colposo un collega

Il macchinario, un braccio meccanico piuttosto complesso, avrebbe sostanzialmente "agganciato" la ragazza all'altezza del capo schiacciandola contro il primo ostacolo

Stefano Loffredodi Stefano Loffredo   
Giovane operaia morta, forse un errore umano la causa. Indagato per omicidio colposo un collega

Che si tratti di imperizia o di una distrazione lo stabilirà la magistratura. Quello che in ogni caso si fa sempre più consistente è il sospetto che ad attivare la macchina confezionatrice nella quale è rimasta incastrata Anila Grishaj, 26 anni, di Miane (Treviso), all'interno dell'azienda alimentare "Bocòn" di Pieve di Soligo (Treviso), sia stato un collega, ora indagato per omicidio colposo.

La giovane, morta all'istante per la rottura delle vertebre cervicali, era stata assunta cinque anni fa ed occupava già posizioni di responsabilità. Probabilmente, questo il punto chiave su cui gli ispettori dello Spisal e gli investigatori della magistratura dovranno far luce, si è trovata nel punto sbagliato al momento sbagliato, ritenendo che l'impianto fosse disattivo. Gli accertamenti dovranno anche stabilire se il dispositivo fosse perfettamente funzionante, e se gli strumenti di sicurezza fossero efficienti. Il macchinario, un braccio meccanico piuttosto complesso, avrebbe sostanzialmente "agganciato" la ragazza all'altezza del capo schiacciandola contro il primo ostacolo, senza lasciarle scampo.

Si sono susseguite intanto per tutta la giornata le prese di posizione, soprattutto da parte delle organizzazioni del lavoro. In mattinata è stato organizzato un sit-in esterno allo stabilimento, in cui operano circa 170 addetti e che si occupa di produzione di surgelati per il mercato alimentare, nel quale apparentemente il lavoro è continuato come tutti i giorni. A rimanere chiusa è stata invece una attività di ristorazione collegata alla struttura, e vocata per lo più al servizio di pasti rapidi.

Il conteggio delle vittime per cause di lavoro in provincia di Treviso, intanto, arriva a 11 dall'inizio dell'anno, elemento che si somma al ricordo di un altro recente infortunio professionale nella stessa azienda, fortunatamente non mortale, registrato soltanto pochi mesi fa. Abbastanza per far chiedere alle organizzazioni sindacali, alle quali nessuno dentro il Bocòn è iscritto, un incontro con la proprietà e, nel frattempo, l'attivazione di iniziative di sensibilizzazione.

"In questo triste momento - è il messaggio del segretario generale della Uila-Uil, Stefano Mantegazza, e del segretario territoriale Treviso e Belluno, Michele Gervasutti - il nostro primo pensiero va ai familiari di Anila, ai quali esprimiamo il nostro cordoglio e la nostra vicinanza. Non possiamo però non esprimere anche il nostro grido di dolore per questo ennesimo e drammatico incidente e la nostra rabbia per l'inerzia e la superficialità con cui Governo e Parlamento affrontano il tema della sicurezza sul lavoro".

"Sempre più le esigenze di produzione del settore e di velocità dei macchinari - interviene anche Danilo Maggiore, leader della Flai Cgil di Treviso - non rispondono al bisogno di garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori e delle lavoratrici. Attendiamo le opportune e doverose verifiche da parte dalle autorità competenti, contestualmente si valuterà se attuare iniziative, anche di protesta a livello territoriale, che coinvolgano tutte le rappresentanze sindacali". 

Stefano Loffredodi Stefano Loffredo   

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