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Ginecologo punito perché lavorava troppo. L’ex primario Zagni: “Vi spiego che cosa sta accadendo davvero”

Eseguiva degli interventi anche il sabato. Lui si difende: “Sfoltivo le lunghe liste di attesa”

Roberto Zoncadi Roberto Zonca   
Il dottor Gregorio Del Boca
Il dottor Gregorio Del Boca

I fannulloni e gli scansafatiche possono tirare un sospiro di sollievo. Dedicarsi al proprio lavoro svolgendolo per il minimo delle ore richieste da contratto non è grave quanto impegnarsi anima e corpo e fare delle ore extra. Questo si evince dalla vicenda che da mesi vede protagonista il dottor Gregorio Del Boca, medico e titolare del reparto di Ostretricia e Ginecologia all’ospedale San Leopoldo Mandic di Merate, in provincia di Lecco. L’uomo,  61 anni, è stato sospeso per 2 mesi dal servizio. Secondo l'accusa, infatti, eseguiva interventi ordinari, spacciandoli come "urgenti", fuori dal regolare orario di lavoro e nel fine settimana. L’impegno del primario, a detta della struttura sanitaria, gravava notevolmente sulle spese, dato che il lavoro dello stesso medico, come anche quello del personale mobilitato, veniva considerato come "straordinario".

Voleva sfoltire le lunghe liste d'attesa e aiutare le pazienti

Lo specialista a fine giornata lavorativa non si è mai negato al telefono, mettendosi a completa disposizione delle pazienti per dar loro consigli e rassicurazioni. Il suo obiettivo non era quello di racimolare soldi, ma semplicemente sfoltire le lunghe liste di attesa, svolgendo quando necessario quelle piccole operazioni che, pur non essendo considerabili urgenti, andavano fatte. "Ho agito esclusivamente nell'interesse delle pazienti e dell'ospedale", si è difeso il medico, finito immediatamente sotto l’attacco dei sindacati di categoria. Il comportamento del dottor Del Boca ha creato fastidio. “Forse ha toccato un nervo scoperto”, ha evidenziato l’avvocato del medico, spiegando che al suo cliente è stato contestato in particolare l’uso improprio delle sale operatorie e il fatto che sarebbero state occupate, mettendo a rischio pazienti in emergenza. Ma nessuno, ci tiene a precisare il legale, è stato messo in pericolo.

Cittadini, sindaci e colleghi difendono l'operato del medico

Contro la decisione della Commissione Provvedimenti Disciplinari si sono schierati centinaia di cittadini, che hanno lanciato una petizione che ha già raccolto oltre 500 firme, i sindaci della Brianza e numerosi colleghi. "Del Boca - commenta Andrea Massironi, sindaco di Merate - ha dimostrato non solo un’alta professionalità, ma a lui viene riconosciuta una propensione all’impegno che va oltre i doveri contrattuali". I sessanta giorni di “riposo forzato” e senza stipendio sono stati fortunatamente “congelati”. Il ricorso del medico, presentato al giudice del lavoro, e le tante proteste nate a seguito di questa punizione esemplare e insolitamente rapida, hanno fatto sì che la direzione optasse per una “sospensione della pena”.

L’ex primario Zagni: “Vi spiego che cosa sta accadendo”

C’è da chiedersi il perché la Commissione Provvedimenti Disciplinari dell’ospedale di Merate si sia scagliata così rapidamente contro il dottor Del Boca. Secondo il dottor Roberto Zagni, intervistato da Merateonline.it, i perché tutta la vicenda presenta degli aspetti poco chiari. Zagni, primario del reparto di ostetricia e ginecologia fino al 2009, il collega sarebbe stato punito ingiustamente. Del Boca è stato accusato di “eccesso di zelo nei confronti delle pazienti in quanto non osservando burocraticamente i protocolli aziendali ha in sostanza evitato  che pazienti programmate da mesi per un piccolo intervento restassero ad aspettare altro tempo”. Il fatto di occupare delle sale operatori dedicate il sabato alle urgenze non rappresenta inoltre un problema. “Si trattava di interventi della durata massima di 5 minuti che venivano eseguiti nei momenti di pausa post prandiale o al sabato mattina quando chiaramente non vi fossero urgenze maggiori ed inderogabili - sottolinea Zagni - cosa che avviene assai raramente. Ripeto, un escamotage cui ricorrevano e ricorrono tutti i colleghi chirurghi per non dovere rimandare gli interventi. L’ex primario ci tiene poi a smontare quella che appare l’accusa più pesante nei confronti del collega.

L'aggravio dei costi per l'ospedale è un'accusa che non regge

Al professor Del Boca viene fatto pesare un aggravio dei costi che ricadrebbero in quanto lavoro straordinario sul personale di supporto, ma l’accusa non ha fondamento: “Il personale di camera operatoria è pagato per le reperibilità - precisa -. Non spetta loro giudicare l'urgenza o meno di un intervento. Mi scusi ma a una donna che ha avuto la disavventura di un aborto farebbe piacere attendere 1 o 2 o addirittura 3 giorni con un feto morto in utero? Certamente no! Quindi non c'è solo l'urgenza da emorragia di aborto in atto, c'è anche l'urgenza di carattere psicologico che potrebbe avere conseguenze anche gravi. Il giudizio sull'urgenza spetta al clinico non all'anestesista o al personale di camera operatoria, non per niente la segnalazione è partita da un anestesista, ora in pensione”.

Roberto Zoncadi Roberto Zonca   

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