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Pichetto sulla strada del geotermico. Sfruttare il calore della terra può essere una buona soluzione

Soprattutto insieme all’acqua dell’idroelettrico che negli ultimi anni ha dovuto avere a che fare con la siccità, il geotermico è la rinnovabile più rinnovabile per definizione

Massimiliano Lussanadi Massimiliano Lussana   
Geotermia
Geotermia (Foto Ansa)

Dunque, i fossili - petrolio e ancor più carbone - inquinano e sono limitati. Il gas, che è stata la più grande fonte di approvvigionamento del nostro Paese per anni, prima aveva il difetto di arrivare in gran parte, anzi quasi nella totalità, dalla Russia - che lo forniva come acqua dal rubinetto con prezzi che cambiavano addirittura giorno dopo giorno - e poi di vedere ogni gassificatore o rigassificatore incappare nella sindrome di Nimby, con qualche comitato locale che si opponeva, dalla Puglia a Piombino, passando per la Liguria, persino se la nave rigassificatrice di Snam è quattro chilometri al largo.

Andiamo avanti: l’idroelettrico è il migliore di tutti, ma ci sono due controindicazioni: la prima è la siccità estiva degli ultimi anni che ci ha tolto la certezza che l’acqua sia infinita e sia sempre e comunque disponibile. La seconda è un ricordo lontano ma che, oggi, a sessant’anni esatti di distanza fa ancora paura: il Vajont. La diga è ancora lì, ma il monte Toc che si stacca e cade a valle è qualcosa che fa male alla nostra coscienza collettiva e il progetto Vajonts23 voluto da Marco Paolini insieme a Marco Martinelli ce lo racconterà – a trent’anni da quello straordinario spettacolo a Erto e Casso che fu il trionfo televisivo di Carlo Freccero che dimostrò che si può ancora fare cultura in prima serata - in molte città d’Italia in contemporanea. Il 9 ottobre. Si inizia alle 21 e alle 22,39 ci si ferma a rendere omaggio ai morti. A Genova, Sampierdarena, al Teatro Modena, dove l’hanno voluto il direttore Davide Livermore e il dramaturg Andrea Porcheddu, lo fa il Teatro Nazionale di Genova con Elisabetta Pozzi, Fausto Paravidino cioè il meglio del meglio dello spettacolo italiano, e un avvocato non civilista, ma civile: Alessandra Ballerini. Insomma, il Vajont resta la vera paura del meraviglioso idroelettrico. Proseguiamo.

Nucleare? Lo usano moltissimi Paesi, anche in Europa, e sono sacrosante le obiezioni di chi dice che, visto che lo usa la Francia, in caso di problemi, certo non sarebbero le frontiere a Mentone e Ventimiglia a bloccare le contaminazioni. Ma sull’Italia, oltre a un’opinione pubblica dove la sindrome del Nimby è quasi una malattia sociale, pesa il risultato di due referendum sul tema che si sono espressi contro il nucleare, persino sul ruolo dell’Italia nella ricerca per l’uso dell’atomo all’estero.

Ci sarebbe il fotovoltaico, ma anche in questo caso, a fronte della cosa più bella immaginabile in natura, cioè l’idea di trarre energia dal sole, ci sono due controindicazioni notevoli: da un lato il tempo, cioè il sole non c’è sempre. Dall’altro il fatto che i parchi fotovoltaici hanno bisogno di molti pannelli, con relativi costi, e che lo stoccaggio ed immagazzinamento dell’energia ottenuta dal sole non è semplice, cosa che rende spesso il fotovoltaico bello e impossibile da realizzare su larga scala, almeno in Italia.

Resterebbe l’eolico, ma - ha spiegato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin - “per ogni pala che si mette a terra nasce almeno un comitato, a volte addirittura più di uno”. E gli stessi gestori dell’eolico, proprio per questo assolutamente orientati agli impianti off shore, ragionano come il gran cancelliere Antonio Ferrer che diceva al guidatore della sua carrozza: “Adelante Pedro, si puedes. Adelante Pedro, con juicio”. Dove Pedro è ovviamente Pichetto.

Il prezzo del petrolio al barile è facilmente intuibile osservando i tabelloni fuori da ogni distributore di benzina.
Ed è intuitivo che il carbone, che pure ha contribuito a salvare l’Italia negli anni più drammatici della crisi energetica, è particolarmente inquinante. “Mai avrei pensato di firmare mandati per acquistare carbone - spiega il ministro dell‘Ambiente e della Sicurezza Energetica dell’esecutivo di Giorgia Meloni, l’azzurro Gilberto Pichetto Fratin - ma anche le centrali a carbone ci hanno aiutato quando è scoppiata la crisi con la Russia e dobbiamo farci trovare pronti qualora, per qualsiasi motivo, si riproponessero nuove esigenze”. Signori, il catalogo è questo.

E poi c’è il geotermico che, storicamente, è stato un’eccellenza italiana, che ciascuno di noi ha imparato a conoscere fin dalle elementari e dalle pagine sui soffioni boraciferi di Larderello in Toscana e sullo sfruttamento e immagazzinamento del calore e dei fumi dal sottosuolo. E proprio Pichetto - che ha partecipato al convegno di Confprofessioni Liguria guidata da Roberto De Lorenzis sul tema, ha aperto moltissimo al geotermico, portandosi addirittura da Genova a Roma le slide dei relatori che dimostrano come dal calore delle piscine termali e delle Spa al teleriscaldamento e alle pompe di calore – conviene sul fatto che l’energia della terra sia una buona soluzione. Soprattutto, insieme all’acqua dell’idroelettrico, che negli ultimi anni ha dovuto avere a che fare con la siccità, il geotermico è la rinnovabile più rinnovabile per definizione.
E rispetto al fotovoltaico non ha i problemi di stoccaggio e immagazzinamento dell’energia e nemmeno quello del fatto che il sole, soprattutto in alcune zone d’Italia, non splende 365 giorni all’anno, nè quello dell’impatto sul territorio delle pale eoliche che scatena polemiche ad ogni nuova richiesta di installare una nuova pala.

Il concetto portato avanti da ricercatori, imprenditori, produttori di pompe di calore, giuristi che hanno affrontato criticità e potenzialità per il geotermico in Italia, geologi e professionisti di ogni ordine e grado, era sostanzialmente riassunto nella ragione sociale dell’incontro con Pichetto. Titolo: “Sicurezza energetica”. Sottotitolo: “Le soluzioni geotermiche per la decarbonizzazione”. Sommario: “Le tecnologie geotermiche per la produzione elettrica e termica continue e on-demand e l’utilizzo di grandi risorse nazionali”. E tutti, ma proprio tutti, hanno convenuto sulla bellezza del geotermico, facendoci tornare ragazzi, quando guardavamo ammirati quel fumo che saliva dal sottosuolo – roba che neanche al concerto dei Rockets o dei Pooh negli anni più ricchi di effetti speciali sul palco – e che permetteva di riscaldare le case, di creare allevamenti di acquacoltura, o anche semplicemente di fare bagni caldi a Saturnia o a Bagno Vignoni.
Insomma, l’uovo di Colombo. E forse non è un caso che nella piazza di fronte alla stazione di Genova Principe dove si è svolto il convegno con Pichetto, c’è una statua di Colombo. E il cerchio si chiude.

 

 

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