C’è l’amianto? Mettete i gommini alle vostre sedie. Lo strano ordine del generale

La circolare del "Comando Unità Tutela Forestale Ambientale e Agroalimentare Carabinieri" che fa discutere

C’è l’amianto? Mettete i gommini alle vostre sedie. Lo strano ordine del generale

C’è l’amianto? Mettete i gommini alle vostre sedie. Lo scorso febbraio mi ero occupato del problema “amianto” presente nei pavimenti e nei cavedi delle tubazioni dell’impianto di condizionamento dell’aria dell’immobile utilizzato per molti anni dal personale del Corpo forestale dello Stato. Un grosso edificio nella periferia di Roma che dal primo gennaio di quest’anno è passato nelle mani dell’Arma con tutti gli annessi e connessi.

Alla notizia della presenza del pericoloso minerale killer, resa nota dalla dottoressa Carla Belfiore (Direttore Regionale dell’Agenzia delle Entrate), il generale Antonio Ricciardi, comandante dei Carabinieri-Forestali, avrebbe potuto - almeno secondo la mia opinione - dare l’ordine di sgombrare immediatamente l’immobile, trasferendo altrove uffici e personale (ci sono tante caserme dismesse).  Quello che non ho compreso allora e che non comprendo oggi, è il perché l’alto ufficiale si sia solo limitato a richiedere ulteriori analisi e a disporre delle misure precauzionali come quella di “evitare di trascinare sui pavimenti qualsiasi materiale che possa causare lesioni del rivestimento”.

Dopo gli ulteriori accertamenti disposti dal generale Ricciardi per verificare la presenza di amianto nell’immobile utilizzato dai carabinieri-forestali, eseguiti dalla “Edilizia Teknologica Roma S.r.l.”, dalla relazione della Società l’ufficiale ha dedotto “l’assenza di fibre d’amianto aerodisperse” e “la presenza di amianto, in forma solida, nella pavimentazione vinilica, nonché nei rivestimenti degli impianti all’interno dei cavedi”.

Tuttavia, anche questa volta, anziché ordinare l’immediato trasferimento del personale presso una delle tante caserme vuote come lo sono molte di quelle situate nel centro di Roma (dalle parti di viale Giulio Cesare e viale delle Milizie non ne mancano), il Comandante dei carabinieri-forestali ha preferito dare “alcuni suggerimenti precauzionali” consistenti nel “non spostare mobilio senza accorgimenti che impediscano lo sfregamento sul pavimento; non usare sedie non dotate di gommini sui terminali delle gambe; evitare di calpestare le parti ammalorate del pavimento”.

Alla luce del contenuto della relazione prodotta dalla Società incaricata delle ulteriori analisi il generale ha ritenuto che le “ulteriori misure di contenimento consigliate e ritenute urgenti” consistessero nel “sigillare” le aperture di accesso ai cavedi e nell’ “incapsulamento” dei pavimenti. La nota firmata da Ricciardi ovviamente si conclude con un preciso ordine: “Di quanto sopra sia data tempestiva informazione al personale”.

Benissimo. È chiaro che per il datore di lavoro è molto importante informare il personale della presenza di possibili rischi per la salute.  Se lo “sfregamento” del pavimento è un problema allora credo che il generale avrebbe potuto suggerire al suo personale anche l’uso di calzature adeguate, oppure far distribuire a tutti le classiche “pattine” - quella specie di pantofole di pezza vivacemente colorate che le nostre nonne ci obbligavano ad utilizzare sui pavimenti appena lucidati - avendo anche la lungimiranza di farle indossare agli eventuali ospiti.

In alternativa al rimedio delle nonne, siccome i carabinieri ancora non hanno imparato a volare e le “pattine” non si addicono all’uniforme, nel dubbio che le soluzioni prospettate nelle due note firmate dal generale possano rivelarsi insufficienti, con la consapevolezza che la legge impone di dover comunque garantire la massima tutela possibile della salute dei propri dipendenti, la cosa più ovvia da fare sarebbe stata l’immediata chiusura di quegli uffici e il contestuale trasferimento di tutti i forestali carabinieri da un’altra parte – se fossi stato generale l’avrei fatto, ma non lo sono -, magari presso il Comando generale della Benemerita dove vige il massimo rispetto per le normative sulla sicurezza della salute nei luoghi di lavoro.

A prescindere dall’ironia, il problema è serio e meriterebbe più attenzione. L’amianto che c’è ed è un fatto ormai doppiamente accertato, sia dall’Agenzia delle Entrate che dallo stesso Comando Unità Tutela Forestale Ambientale e Agroalimentare dell’Arma dei carabinieri e in quel complesso, la cui costruzione è presumibilmente antecedente al 1992, anno di messa al bando dell’amianto, per decenni hanno lavorato centinaia, forse migliaia, di persone.

Adesso non resta che attendere se, e quando, l’Arma deciderà di chiudere quel complesso immobiliare e trasferire altrove il personale militare che ancora vi è costretto a lavorare. Intanto, mentre attendo la buona notizia contino a domandarmi per quale ragione un problema di questa gravità e portata è emerso solo quando l’immobile è passato sotto la competenza e gestione dei Carabinieri.

Per quanto mi riguarda, non è la prima che denuncio all’opinione pubblica situazioni di pericolo per la salute dei lavoratori con le stellette ed è chiaro che continuerò a farlo nella convinzione che anche riflessioni come questa di oggi possano servire a far crescere quella cultura della legalità che oggi sembra mancare. Anche nelle Istituzioni. Mentre scrivo gli ex forestali, ormai assoggettati alle ferree regole della disciplina militare, privati di ogni tutela sindacale, sono ancora li, negli uffici di viale Ciamarra, a domandarsi: quando si trasloca?

* Segretario del Partito per la Tutela dei Diritti dei Militari e Forze di Polizia (Pdm)