[Il punto] Gay e adozioni, "la sentenza della Cassazione impone una legge: sia permesso anche in Italia"

Reazioni a favore ma anche contro l'indicazione data dalla Suprema Corte perché il Parlamento legiferi in merito. Marrazzo: "Si faccia una norma inclusiva dalla parte dei bambini". Appendino: "Si calendarizzi subito la legge sull'omotrasfobia"

[Il punto] Gay e adozioni, 'la sentenza della Cassazione impone una legge: sia permesso anche in Italia'
(Foto Ansa)
di An. Loi

La sentenza della corte di Cassazione che ratifica l'adozione avvenuta all'estero di un bimbo da parte di una coppia omosessuale squarcia il velo che si era poggiato sui diritti negati delle coppie omosessuali e dei loro bambini. La questione resta peraltro controversa, e le reazioni stanno lì a testimoniarlo. Soprattutto perché ad essere chiamata in causa è proprio la politica che su questi temi non riesce a trovare la quadra. La necessità di una legge in merito è insita nelle parole dei giudici della Suprema Corte che hanno "riconosciuto degli effetti di un provvedimento giurisdizionale straniero di adozione di minore da parte di una coppia omoaffettiva maschile che attribuisca lo status genitoriale secondo il modello dell'adozione piena o legittimante". La sentenza ha permesso la convalida della trascrizione dell'adozione di un bambino, avvenuta a New York, nell'anagrafe italiana da parte di una coppia sostituita da un italiano e da un cittadino statunitense. 

"Adozione anche in Italia"

Per Fabrizio Marrazzo, portavoce Partito Gay per i diritti LGBT+, Solidale, Ambientalista, Liberale, la sentenza non può colmare "le lacune, serve una legge per le adozioni alle coppie LGBT+ (lesbiche, gay, bisex e trans) ed ai single, anche nell'interesse dei minori. Infatti - spiega l'attivista -, ricordiamo che in Italia ci sono migliaia di minori che non vengono adottati e a 18 anni restano poi senza famiglia e senza un luogo dove stare". L'esortazione di Marrazzo è indirizzata dunque al governo Draghi che deve ascoltare "la sollecitazione della Cassazione e della Consulta ed estenda la possibilità di adozioni, nell'interesse dei minori che non hanno famiglia". 

Le restrizioni della legge italiana

La norma che disciplina in Italia le adozioni è la legge 184 del 1983 (modificata dalla legge 149 del 2001) per la quale "L’adozione è permessa ai coniugi uniti in matrimonio da almeno tre anni, o che raggiungano tale periodo sommando alla durata del matrimonio il periodo di convivenza prematrimoniale, e tra i quali non sussista separazione personale neppure di fatto e che siano idonei ad educare, istruire ed in grado di mantenere i minori che intendano adottare". Esclusi dunque dalle adozioni le coppie di fatto, le donne nubili, gli uomini celibi, le coppie omosessuali e lesbiche e non consentita nemmeno l'adozione del figlio naturale del partner omosessuale. Le maglie delle adozioni sono più ampie in altri Paesi dell'Ue: sono 13 gli Stati dove è consentita, mentre in Slovenia è possibile solo l'adozione del figlio naturale del partner. La cosiddetta stepchild adoption (dal termine inglese) che fu l'oggetto di una furibonda battaglia parlamentare in Italia nel 2016. In mancanza di una legge specifica, a tutt'oggi la materia è affidata alla giurisprudenza con esiti però non sempre univoci. 

L'altro caso: la legge sull'omotrasfobia

La sentenza della Cassazione di fatto rende ora più difficile opporsi alla trascrizione delle adozioni avvenute all'estero, baluardo ultimo delle posizioni oltranziste assunte spesso da amministrazioni di centrodestra o con esponenti ultracattolici. Ad applaudire è invece Chiara Appendino che non lesina critiche nemmeno nei confronti del blocco Lega-Fi-Fdi che in Parlamento ha dato lo stop alla calendarizzazione della legge contro l'omo-lesbo-bi-transfobia, la misoginia e l'abilismo. "Mi aspetto che dopo l'approvazione della legge Zan - ha detto la sindaca di Torino - il Parlamento possa mettere mano al matrimonio egualitario. Stiamo aspettando da troppo tempo".

Anche Annapaola Concia, ex deputata Pd e attivista, afferma che la sentenza "è una cosa eccezionale, importantissima. I tribunali arrivano sempre prima della politica - dice con amarezza -. E io mi auguro che sia così anche stavolta, e che questa sentenza sia uno stimolo per il Parlamento a legiferare sulle adozioni per cambiare la legge italiana". Questa sentenza per l'ex deputata infatti rappresenta "un'incongruenza". La politica "arranca sempre davanti alla realtà. Speriamo che ora si metta al passo con le sentenze, anche se dovrebbe essere il contrario", chiude.

La questione irrisolta della gestazione per altri

La decisione della Suprema Corte richiama però un'altra questione controversa che può riguardare anche le coppie omogenitoriali: la gestazione per altri, ovvero la possibilità di avere un figlio da una donna che porta avanti la gravidanza da un embrione concepito da altri. Dice infatti la Cassazione che non è un "elemento ostativo all'adozione" il fatto che "il nucleo familiare sia omogenitoriale", una volta escluso l'accordo di "maternità surrogata". Ed è proprio su questa pratica che chi si è espresso contro la sentenza lancia lo sguado lungo. Il parallelo che spesso viene fatto è che l'adozione da parte di coppie omogenitoriali di bambini e bambine sia l'implicita approvazione di questa pratica.

A dirlo esplicitamente è il giornalista Paolo Brosio, noto per le sue posizioni integraliste. "La sentenza è pericolosa, può aprire la strada all''utero in affitto'", ha detto Brosio, aggiungendo che "un bambino ha diritto ad avere un papà e una mamma. La famiglia naturale deve essere al centro delle attenzioni del legislatore. Tutti siamo nati da una mamma e un papà - ha detto ancora -, ci vuole massima protezione giuridica per tutti, ma non preminenza sulla famiglia naturale, perché se crolla la famiglia crolla la società".