Caso Garlasco, il Dna sulle unghie di Chiara sarà comparato con quello di Sempio. I quattro pilastri su cui poggia la nuova inchiesta
Novità eclatanti arrivano dall’inchiesta della Procura di Brescia che ha sconvolto con l'accusa di corruzione per l'ex procuratore, Venditti. Cosa non torna: il pizzino, i contatti opachi, le chat dimenticate e i movimenti bancari sospetti
A 18 anni dopo l'omicidio di Chiara Poggi, arrivano nuovi colpi di scena sul caso Garlasco: in primis l’inchiesta della Procura di Brescia che ha sconvolto con l'accusa di corruzione per l'ex procuratore, Venditti e poi la notizia che il Dna trovato sulle unghie di Chiara Poggi sarebbe valido. Fatto quest’ultimo che potrebbe cambiare tutta la vicenda rivelando un'altra verità rispetto a quella raccontata nella vicenda processuale che ha visto la condanna di Alberto Stasi.
Il Dna sulle unghie di Chiara sarebbe valido
Il dna trovato sulle unghie di Chiara sarà comparato con quello di Andrea Sempio. E' l'ipotesi che si basa sulle dichiarazioni del genetista Marzio Capra, storico consulente della famiglia della vittima, al termine dell'udienza di venerdì scorso davanti alla gip Daniela Garlaschelli. Per questa analisi sul dna dei margini ungueali - ha detto - dovremo effettuare tutti gli eventuali confronti". Per la difesa di Alberto Stasi, per i pm e per i loro consulenti, uno dei due profili genetici presenti sulle unghie di Chiara è riconducibile ad Andrea Sempio, unico indagato (in concorso) nella nuova inchiesta per l'omicidio commesso nella villetta di via Pascoli a Garlasco il 13 agosto 2007. I legali e i consulenti dell'indagato e della famiglia Poggi, al contrario, hanno sempre sostenuto che il materiale genetico raccolto non fosse sufficiente per arrivare a un risultato attendibile. Se il dna che ha fatto riaprire le indagini a carico dello storico amico di Marco Poggi è utilizzabile, verrà quindi sottoposto a confronto nell'ambito dell'incidente probatorio in corso. L'avvocato Francesco Compagna, legale del fratello della vittima, venerdì ha precisato che nel corso dell'udienza "sono stati esposti gli esiti dei primi lavori sul dna". Dna che "non era attribuibile, non c'era nessun elemento - ha aggiunto -, ci sono dei dati probatori reali. Stiamo dando l'impressione agli italiani che non esistono le scienze forensi, che ognuno può fare una relazione
I quattro elementi della presunta corruzione
Un pizzino, contatti "opachi", intercettazioni 'dimenticate' e movimenti bancari: quattro punti robusti come pilastri per la Procura di Brescia, che la famiglia di Andrea Sempio prova a sbriciolare tra documenti e interventi tv. Da alcuni appunti manoscritti sequestrati lo scorso 14 maggio a casa dei genitori di Sempio "emergerebbe che agli inizi del mese di febbraio 2017 – e dunque in concomitanza con le indagini conseguenti alla prima iscrizione del nel registro degli indagati in relazione all'omicidio – fosse stata proposta o comunque ipotizzata la corresponsione al procuratore aggiunto Mario Venditti di una somma di denaro correlata alla archiviazione del procedimento, come ricavabile dalla scritta 'Venditti gip archivia x 20. 30. euro'" si legge nel decreto di perquisizione e sequestro della Procura di Pavia. Giuseppe Sempio, padre dell'indagato, sentito come testimone, ha riconosciuto come suo quel biglietto (e altri) scritto a mano e conservato per anni, ma di quella sequenza di parole fornisce una spiegazione diversa da chi indaga. "Io davo i soldi agli avvocati per le pratiche, io portavo la busta li e poi si arrangiavano loro. Loro lavorano, hanno le loro parcelle e non potevo portargli le caramelle. Noi avevamo tre avvocati e andavano pagati perché sono loro che hanno fanno tutto", dice in tv.
Contatti "opachi"
Le indagini condotte nel 2017 su Sempio "sono state caratterizzate da una serie di anomalie" si legge nel provvedimento firmato dalla Procura di Brescia, "tra cui l'omissione, da parte della polizia giudiziaria di Pavia incaricata delle indagini della trascrizione di alcuni passaggi rilevanti delle intercettazioni ambientali; alcuni contatti opachi di Sempio con Spoto e Sapone (rispettivamente addetto e responsabile della sezione di pg), i quali risultano avere intrattenuto con i Sempio, poco prima della loro audizione in Procura, dei contatti non relazionati" si legge nel decreto di perquisizione. Il luogotenente Sapone deve rispondere anche di "rapporti di particolare confidenza e correlazione" con l'ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti. Sotto la lente anche "la breve durata" dell'interrogatorio di Sempio, "la verosimile conoscenza anticipata, da parte della famiglia Sempio, dei temi su cui sarebbero stati sentiti dai pubblici ministeri" e la conclusione dell'annotazione d'indagine datata 7 marzo 2017 "con formula tranchant circa la 'completa assenza di elementi a supporto delle ipotesi accusatorie a carico di Andrea Sempio'". Contatti, suggerimenti, presunti trattamenti di favore che la famiglia Sempio respinge.
Le intercettazioni "dimenticate"
Dal riascolto delle intercettazioni ambientali, disposte dallo stesso procuratore aggiunto Venditti, nell'auto dei Sempio, "emergeva che già il 9 febbraio 2017 – e dunque il giorno precedente a quello fissato per l'interrogatorio – Andrea Sempio era a conoscenza di alcuni elementi rappresentati nell'esposto presentato dalla madre di Stasi", denuncia che ha dato origine al procedimento. E così assume significato l'aver "cannato" la risposta sullo scontrino che costituisce l'alibi per il 13 agosto 2007 o la frase "a parte che erano dalla nostra… perché mi han fatto alcune domande che io ho capito perché me le facevano"."L'indagato era stato informato da qualcuno delle domande che gli sarebbero state rivolte" – si legge ancora nel provvedimento della Procura di Brescia – "perché il padre Giuseppe Sempio affermava 'Comunque ha detto che ti chiederà le cose che sono state depositate.' (ottenendo conferma da Andrea) e il padre continuava dicendo 'massimo se ti infila dentro qualche domanda che non…dici 'guardi io non mi ricordo, son passali dieci anni'". Ma qui interviene ancora una volta l'avvocato Lovati che ricorda di aver preparato Sempio, alla vigilia della convocazione, sulle possibili domande dei magistrati. Quel "ha detto" potrebbe essere dunque riferibile al difensore.
I movimenti bancari
E tra gli elementi che per gli inquirenti sostengono l'accusa di corruzione in atti giudiziari contro Venditti c'è – "tra i passaggi intercettivi non trascritti" – il riferimento di Giuseppe Sempio alla necessità di "pagare quei signori li" con modalità non tracciabili. "Appare necessario comprendere perché fu omessa la trascrizione di quelle frasi – di forte valenza indiziaria – e soprattutto perché fu omessa ogni verifica bancaria allo scopo di (cercare di) ricostruire chi fossero i beneficiari effettivi di quei pagamenti e la loro causale" sottolinea la Procura di Pavia. Una giusta riflessione che non cambia la destinazione del denaro svelata dai genitori dell'indagato: "avevamo bisogno di utilizzare denaro contante per pagare gli avvocati" rispondono ai titolari dell'inchiesta e ai giornalisti. Gli accertamenti delegati alla Guardia di finanza "hanno fatto emergere una serie di movimentazioni anomale" avvenute tra il dicembre 2016 e il giugno 2017 (quando l'inchiesta era pubblica): le zie paterne hanno emesso assegni per 43.000 euro a favore della famiglia Sempio e nel medesimo periodo padre e figlio "hanno effettuato prelievi in contanti per 35.000 euro – del tutto incongrui rispetto alle loro ordinarie movimentazioni bancarie" e Giuseppe Sempio ha versato al figlio un assegno da 5.000 euro, "subito prelevati in contanti". Ancora una volta la difesa della famiglia è semplice: "Abbiamo solo affrontato spese legali e basta".
Il legale di Venditti: “Perché è l’unico indagato?
In attesa di rivelazioni, ulteriori indizi o nuovi indagati restano lecite le domande del legale dell'ex procuratore aggiunto di Pavia. "Venditti non è mai stato gip, Venditti non può archiviare può soltanto richiedere un'archiviazione. Allora, per coerenza, si deve indagare e perquisire anche il gip. Perché, invece, Venditti è l'unico indagato?". E in modo provocatorio, a sottolineare le letture multiple dell'appunto scritto da Giuseppe Sempio, l'avvocato Domenico Aiello aggiunge: "Magari 20 vanno a Venditti e 30 vanno al gip perché poi il provvedimento più importante sarebbe quello del gip che archivia. E perché i corruttori non sono indagati?".

















