[Il retroscena] L’abbuffata delle poltrone tra Lega e Cinque Stelle. Ma nessuno si fida di nessuno. Tre nomi per la Rai: Baudo, Freccero e Gabanelli

Il Pd la spunta per la presidenza del Comitato di controllo sugli 007, in pole Lorenzo Guerini. M5s ha messo il veto su Gasparri (Fi) in Vigilanza che però vende cara la pelle. Arcore cala il jolly Barachini. Ancora un rinvio per Cassa depositi e prestiti dove questa volta il veto 5s pesa sul candidato della Lega

Milena Gabanelli
Milena Gabanelli

E niente, non lo vogliono. Così come non vollero tre mesi fa Paolo Romani (Fi) alla presidenza del Senato. Per i 5 Stelle è una questione di principio: i custodi della stagione “Rai libera dai partiti”, non possono accettare che alla guida della commissione parlamentare di Vigilanza Rai possa andare un signore come Maurizio Gasparri che per il “nuovo mondo” penta stellato, oltre ad essere il padre di una legge che considerano sciagurata,  rappresenta ciò che è stato e non deve tornare più. Al muro grillino, Salvini non sa come replicare. Tra le due, a questo punto, preferisce indebolire la sua vecchia coalizione di centrodestra che non l’asse del governo del cambiamento. E così aspetta, prende tempo, non mette aut aut. Ci sono ancora 24 ore e possono succedere molte cose. Tutto sommato, anche dentro Forza Italia, una parte almeno, non dispiacerebbe salutare con tutti gli onori il fedelissimo Gasparri e lasciare il passo a qualche volto nuovo. Un nome su tutti: Alberto Barachini, 46 anni, ex giornalista Mediaset, ora eletto al Senato e punto di riferimento della comunicazione di Silvio Berlusconi.

Un puzzle di mille pezzi

Quello che avete appena letto è solo un assaggio di ciò che sta avvenendo intorno al tavolo delle nomine, la grande abbuffata di potere che si celebra all’avvio di ogni legislatura. Chi credeva che questa volta sarebbe stata diversa, a cominciare dalla Rai, deve ricredersi in fretta.  Perché anzi, quella in corso è una spartizione di potere nel senso letterario del termine. E come nel gioco del domino, la mossa di una carta determina le mosse a seguire. Ed è esattamente questa la situazione. Lo stallo nella partita nomine si sblocca, dopo settimane, ieri pomeriggio alle sei quando Pd e Forza Italia consegnano i nomi dei rispettivi candidati destinati al Copasir, la commissione parlamentare di controllo sui servizi segreti, alla Vigilanza Rai e alla Giunta per le elezioni e delle immunità parlamentari. Sono le commissioni di garanzia, che la prassi parlamentare assegna alle opposizioni. Categoria in cui sono rientrate anche Forza Italia e Fratelli d’Italia nonostante, in quanto alleate con la Lega, avessero già partecipato alla spartizione degli incarichi delle Presidenze delle camere. E il Pd, da unica vera forza di opposizione al governo legastellato, si è ritrovato a dover condividere gli incarichi di garanzia anche con Forza Italia e Fratelli d’Italia. 

Ai Servizi segreti la spunta il Pd 

E’ stata proprio Giorgia Meloni, spalleggiata da Salvini e da M5s, a tentare fino all’ultimo di soffiare al Pd la strategica cabina di controllo dell’intelligence. Per motivi diversi ma coincidenti, tutti volevano impedire che l’ex partito di maggioranza potesse mettere le mani sulle informazioni riservate che transitano dal Copasir. E fino a ieri mattina, non potendo privare il Pd di una presidenza delle commissioni di garanzia, gli sforzi della maggioranza  erano tutti finalizzati a spostare il Pd sulla casella Vigilanza Rai. Ma nell’incastro dei voti, M5s e Lega hanno alla fine compreso che i voti del Pd possono tornare utili in successivi passaggi - è il miracolo dei contrappeso della nostra democrazia - e hanno compreso che non potevano umiliare così il Nazareno. Domani è fissata la prima seduta - che non è stata possibile finora perché il Pd non comunicava i nomi dei suoi componenti - che ha all’ordine del giorno l’elezione del Presidente. Il nome condiviso per la Presidenza, al netto di clamorose sorprese, è quello di Lorenzo Guerini, fedelissimo della segreteria Renzi, già a un passo dalla segreteria e poi dalla gita del gruppo parlamentare. Guerini ha sempre saputo fare un passo indietro in nome dell’unità del partito e ora è giunto il momento del giusto riconoscimento. Tanto da rompere una tradizione consolidata che ha sempre visto alla guida del Copasir l’ex ministro dell’Interno. Minniti, però, non è mai stato della partita. In quota senatori, il Pd ha indicato un altro fedelissimo della segreteria Renzi, il calabrese Ernesto Magorno. 

Le tensioni in Fi per la Vigilanza

La soluzione del nodo Copasir ha sbloccato la casella della presidenza della Vigilanza Rai (40 tra deputati e senatori) che viene destinata a Forza Italia, l’altra forza di opposizione. Ma c’è ancora incertezza sulla Presidenza. In pole resta Maurizio Gasparri ma i 5 Stelle non lo vogliono (troppo vecchio mondo) e la Lega non si straccia le vesti per difenderlo. Morale: la capogruppo Anna Maria Bernini ha indicato in nomi di Gasparri, Alessandra Gallone, Renato Schifani e Alberto Barachini. Quest’ultimo, giornalista, 46 anni, uomo cardine della comunicazione del Cavaliere, sarebbe la soluzione ideale per rispondere anche all’urgenza di rinnovamento del partito di Arcore. Ieri sera il quadro non era ancora chiaro. Forza Italia infatti teme “l’effetto Villari”: nel 2008 il Pd, allora all’opposizione, indicò Leoluca Orlando alla Vigilanza ma la maggioranza di allora, anziché astenersi per permettere alle opposizioni di eleggersi la Presidenza, votarono il piddino che nessuno voleva, Riccardo Villari che una volta eletto non pensò mai neppure per un minuto di dimettersi. Una trappola che potrebbe benissimo scattare anche questa volta per colpa dei 5 Stelle.  Gasparri non sembra avere alcuna intenzione di fare un passo indietro. E la trattativa ieri sera era ancora ferma a questo punto. Il Pd ha indicato in Vigilanza Margiotta, Faraone e Verducci, Giacomelli e Anzaldi.

Le altre giunte 

L’effetto domino continua. Sistemate, infatti, anche le giunte di Camera e Senato. A Fratelli d'Italia, dovrebbe andare quella per le Autorizzazioni della Camera, mentre l'organismo parlamentare dedicato alle elezioni se lo contendono LeU e Pd. A Palazzo Madama invece per la presidenza della Giunta, unificata sotto la guida di Pietro Grasso, dovrebbe andare a Forza Italia e il nome potrebbe essere quello di Lucio Malan.

Nessun accordo sul Cda Rai 

Ancora indietro, invece, la composizione del parterre per i 7 membri del Cda Rai che dovranno eleggere il Presidente della tv pubblica. Si tratta della prima applicazione della nuova governance immaginata con la riforma Rai del governo Renzi. Il Cda conta 7 componenti: i quattro eletti dal Parlamento sulla base di una selezione pubblica di nomi che hanno presentato il curriculum; i due nominati dal Mef e uno eletto dai quasi 13 mila dipendenti Rai che solo in piccola parte sono giornalisti (1.800 contro 11.640 non giornalisti). I 4 di nomina parlamentare dovrebbero andare - così era stato deciso - uno per ciascuna forza politica: uno ai 5 Stelle, uno alla Lega, uno al Pd e uno a Forza Italia. Ma la tentazione di lasciare il Pd a secco è forte nella maggioranza che, al di là dei proclami, ha tutto l’interesse e la necessità di mettere la mani sul servizio pubblico dell’informazione. La maggiorazna dunque non ha ancora raggiunto un’intesa.  I 5 Stelle decideranno oggi  il loro candidato votando  sulla piattaforma Rousseau. I vertici del Movimento propongono una rosa di oltre 5 nomi tra i 200 curricula giunti in Parlamento: Paolo Cellini, Beatrice Coletti, Paolo Favale, Claudia Mazzolla ed Enrico Ventrice, una rosa di nominativi che sarebbe stata selezionata dalla Casaleggio. “Altro che i paroloni contro la lottizzazione e gli slogan fuori la politica dalla Rai” ha commentato Roberto Rosso (Fi). Il Pd Anzaldi ha denunciato il caso Mazzolla: la giornalista del TG1 che segue da sempre i 5 Stelle è stata indicata nella rosa dei candidati. Una precisa, oltre che legittima, scelta politica che la pone però in evidente conflitto di interesse. 

Pippo, Milena e Carlo…

I 5 Stelle pretendono la nomina del Presidente del Cda Rai. E’ un incarico totem per dimostrare - ne sono convinti - la fine della stagione dei partiti dentro la Rai. Dopodiché i metodi sono esattamente uguali. Nessuna certezza sul candidato Presidente. Girano, da giorni, i nomi di Pippo Baudo, Carlo Freccero e Milena Gabanelli. I quali, non partecipando a Rousseau, potrebbero spuntare fuori  dalla quota Mef (due nomi). Molti ieri hanno notato come Gabanelli avesse pubblicato sul Corriere della Sera la sua inchiesta sulla Rai, un manifesto programmatico (“La rai è in bilico, è arrivata l’ora delle scelte”, tutte puntualmente indicate) a molti è sembrato un modo per autocandidarsi spiegando anche cosa si può e si deve fare per rilanciare “la più grande industria culturale italiana).  Baudo e Freccero sono gli altri due nomi papabili. Gabanelli è già stata selezionata dai 5 stelle all’inizio della passata legislatura per fare il Capo dello Stato. La giornalista ha poi rifiutato un posto in lista alle politiche. 

Anche Cdp in alto mare

La mancata definizione di un accordo sul Cda Rai è legata a quello non ancora raggiunto di Cassa depositi e prestiti. Questa volta è la Lega che sta puntando i piedi. Claudio Costamagna e l’ad Fabio Gallia devono essere rinnovati entro il mese.  Alla guida dell’istituto, Salvini (cioè Giorgetti)  vorrebbe metterci Marcello Sala, ex vicepresidente di Intesa e soprattutto curatore fallimentare (nel 2009) di Euronord holding, la società nata dalle ceneri della banca della Lega Credieuronord fallite per le troppe perdite e poi ceduta alla Popolare di Lodi. Inutile dire che i 5 Stelle non vedono di buon occhio Sala e preferiscono il ticket Scannapieco- Palermo. E così si blocca tutto. La riunione del 18 potrebbe slittare, per la secondo volta. Alla fine, in sintesi, c’è una banca che blocca la Rai. Veti incrociati. Non è cambiato molto. Non sembra almeno.