La conferma del fratello minore di Saman: “Ad ucciderla è stato lo zio Danish Hasnain"

Nell’incidente probatorio il 16enne ha confermato le dichiarazioni fatte lo scorso 10 maggio, quando è stato fermato mentre tentava di lasciare l'Italia

Danish Hasnain (foto Ansa)
Danish Hasnain (foto Ansa)
TiscaliNews

Ad uccidere Saman Abbas è stato lo zio Danish Hasnain. Lo ha ribadito, nell'incidente probatorio tenutosi nel tribunale di Reggio Emilia, in un'aula a porte chiuse, il fratello 16enne di Saman Abbas, la 18enne di origine pachistana scomparsa da quasi un mese e mezzo a Novellara, nella Bassa Reggiana. La testimonianza del minore è stata cristallizata, confermando quanto già aveva detto agli inquirenti sull'omicidio della sorella. L'audizione protetta, davanti al gip, è cominciata alle 9.30 ed è durata poco più di due ore.

Il caso è tuttavia lontano dall'esser risolto. "Sarò soddisfatta quando arriveremo alla fine delle indagini", sottolinea Isabella Chiesi, procuratrice capo reggente di Reggio Emilia. Il corpo della diciottenne pachistana non è ancora stato ritrovato e gli inquirenti stanno continuando a cercarlo nelle campagne agricole attorno all'abitazione dove viveva la famiglia.

"È un'indagine delicatissima - spiega l'avvocata Valeria Miari che stamattina ha assistito legalmente durante l'incidente probatorio il fratello sedicenne di Saman Abbas -. Trattandosi di un minore, le esigenze di tutela massima vanno ben oltre la difesa tecnica. Capirete il mio silenzio assoluto".

"La posizione del mio assistito dopo l'incidente probatorio resta uguale", spiega l'avvocata Lalla Gherpelli che difende Danish Hasnain. Se il fratello "ha confermato le accuse nei confronti dello zio? Sì, lo confermo", dice la legale. Gherpelli afferma anche di "non avere notizie del suo assistito" con il quale ancora non è riuscita a parlare. "È stata un'udienza non semplicissima - ha continuato l'avvocata -. Il fratello di Saman era molto preparato e si è mostrato tranquillo. C'era la traduttrice interprete di lingua Urdu, ma parla e comprende bene l'italiano. Abbiamo fatto domande a lui direttamente. Ha risposto a tutto e nessun quesito è stato respinto dal gip" Luca Ramponi che lo ha interrogato insieme alla pm titolare dell'inchiesta per omicidio premeditato, Laura Galli e agli avvocati delle difese.

Indagati per l'omicidio sono i due genitori, il padre Shabbar Abbas di 44 anni e la madre Nazia Shaheen di 48, fuggiti in Pakistan, lo zio Danish Hasnain, 33enne, ricercato in mezza Europa -, e il cugino Nomanulhaq Nomanhulaq che pure si presume sia in Europa. L'altro cugino indagato, Ikram Ijaz, unico arrestato della vicenda, ha assistito all'audizione di stamattina in videocollegamento dal carcere di Reggio Emilia dov'è detenuto dal 9 giugno quando è stato consegnato all'Italia dalle autorità francesi che lo avevano fermato il 28 maggio scorso mentre fuggiva verso la Spagna. Tutti e cinque gli indagati sono accusati di omicidio premeditato, occultamento di cadavere e sequestro di persona.

"Sicuramente sono state adottate dal giudice tutte le cautele idonee per garantire al minore serenità e evitare di essere intimidito dall'ambiente", ha detto entrando in tribunale l'avvocato Simone Servillo, difensore dei genitori, che sta cercando di contattare la coppia, dopo aver attivato contatti con il consolato del Pakistan. Il fratello minorenne di Saman avrebbe comunque tentato di fuggire dalla struttura protetta nella quale si trova. Per questo motivo si trova ora sotto stretta osservazione. Il ragazzo è in una località nascosta, sotto protezione, per timore di ritorsioni.