Francesco vicino agli sfollati siriani e ai malati di coronavirus. L’appello in una recita inedita dell’Angelus

Sintonia con i vescovi italiani per far fronte al momento di prova e di dolore che il Paese sta vivendo. Il papa “ingabbiato” nella biblioteca ma in buona salute

Papa Francesco (Ansa)
Papa Francesco (Ansa)

Priorità alla crisi umanitaria dei siriani in fuga dalla guerra, ma vicinanza anche con i malati per il coronavirus e quanti se ne stanno prendendo cura. Francesco non ha smentito se stesso e il suo stile di profonda umanità e attenzione alla diverse forme di sofferenza della gente nell’Angelus più anomalo da quasi quarant’anni a questa parte. L’ultima recita con la sola voce del papa  risaliva, infatti, a Giovanni Paolo II. Fu la domenica dopo l’attentato subito in Piazza san Pietro nel maggio 1981. La domenica successiva dal letto di ospedale del Gemelli andò in onda un breve saluto del pontefice che fece tirare un sospiro di sollievo al mondo intero dopo le ultime e incerte ore angosciose.

Il Papa indisposto

Francesco, già indisposto e raffreddato da giorni, si è disposto a fatica alla recita della preghiera mariana dalla sua Biblioteca del Palazzo apostolico, anziché dalla finestra del suo studio, visibile di persona dalla gente. Ma lo ha fatto per ottemperare alle disposizioni per il contrasto alla diffusione del virus. E’ apparso in buona salute e ristabilito, senza tosse e senza raffreddore.

“È un po’ strana questa preghiera dell’Angelus di oggi,  - ha commentato Francesco in apertura - con il Papa “ingabbiato” nella biblioteca, ma io vi vedo, vi sono vicino. E vorrei incominciare anche ringraziando quel gruppo [presente in Piazza] che manifesta e lotta “Per i dimenticati di Idlib”. Grazie! Grazie per quello che fate. Ma questo modo di oggi di pregare l’Angelus lo facciamo per compiere le disposizioni preventive, così da evitare piccoli affollamenti di gente, che possono favorire la trasmissione del virus”.

Le due questioni

Al termine dei saluti dopo la recita dell’Angelus il papa ha affidato agli ascoltatori le due questioni che segue con particolare premura. Risvegliando anzitutto l’attenzione internazionale sulla crisi umanitaria della Siria, come sta facendo con costanza da parecchio tempo. “Saluto – ha detto visibilmente emozionato - le Associazioni e i gruppi che si impegnano in solidarietà con il popolo siriano e specialmente con gli abitanti della città di Idlib e del nord-ovest della Siria – vi sto vedendo qui – costretti a fuggire dai recenti sviluppi della guerra. Cari fratelli e sorelle, rinnovo la mia grande apprensione, il mio dolore per questa situazione disumana di queste persone inermi, tra cui tanti bambini, che stanno rischiando la vita. Non si deve distogliere lo sguardo di fronte a questa crisi umanitaria, ma darle priorità rispetto ad ogni altro interesse. Preghiamo per questa gente, questi fratelli e sorelle nostri, che soffrono tanto al nord-ovest della Siria, nella città di Idlib”.

E poi l’assicurazione della sua vicinanza alle persone colpite dal virus. “Sono vicino con la preghiera alle persone che soffrono per l’attuale epidemia di coronavirus e a tutti coloro che se ne prendono cura. Mi unisco ai miei fratelli Vescovi nell’incoraggiare i fedeli a vivere questo momento difficile con la forza della fede, la certezza della speranza e il fervore della carità. Il tempo di Quaresima ci aiuti a dare tutti un senso evangelico anche a questo momento di prova e di dolore”.

La trasfigurazione

Nella riflessione sul vangelo della seconda domenica di quaresima il papa ha spiegato il senso della Trasfigurazione di Gesù nella condizione di vita dei cristiani di oggi.

La sua vicinanza alla gente Francesco ha voluto manifestarla con un piccolo gesto finale: “ Adesso – concluso - mi affaccerò, per vedervi un po’ in tempo reale. Buon pranzo e arrivederci!”. E si è affacciato davvero. Dopo alcuni minuti  -il tempo di passare dalla Biblioteca allo studio – la finestra abituale dell’Angelus si è aperta e Francesco silenzioso ma felice si è affacciato con un largo gesto di benedizione. Poi la finestra si è richiusa.