[Il retroscena] Consentire ai preti innamorati di sposarsi. Francesco medita la grande svolta

Non si tratta di vederlo come medicina contro la pedofilia, ma come scelta per garantire sacerdoti innamorati della loro vocazione a tempo pieno con altri sposati a sostegno del ministero e della propria famiglia. Un libro lascia intendere che, forse, i tempi sono maturi per una decisione del papa da tutti attesa. Il problema sarà affrontato nel 2019 nel sinodo sull’Amazzonia

[Il retroscena] Consentire ai preti innamorati di sposarsi. Francesco medita la grande svolta

Potrebbe essere Francesco il papa che scioglie il nodo intrigato del celibato obbligatorio per i preti nella Chiesa cattolica di rito latino. Si tratta, infatti, di una grande questione che ha attraversato l’intera storia della Chiesa specialmente a partire dal IV secolo e l’atteggiamento scelto nei confronti del celibato dei sacerdoti è maturato o è andato in crisi a secondo che la Chiesa intera vivesse con più forza il valore della spiritualità, oppure si adeguasse al modo di vivere mondano.
La questione del celibato obbligatorio per i preti nella Chiesa ha acquistato nuovo vigore in questo tempo in cui l’opinione pubblica mondiale è scioccata dalla rivelazione dei tanti casi di pedofilia del clero che, sebbene in percentuale minima rispetto all’insieme dei sacerdoti, sta causando dolore e smarrimento tra i fedeli laici. Pedofilia e celibato non hanno nulla da spartire in comune e non è l’uno causa dell’altra, ma toccando entrambi la sessualità e il suo esercizio, nel comune sentire della gente vengono confusamente associati, moltiplicando lo scandalo. 

Il celibato per i preti deciso dalla Chiesa

In realtà dal secondo dopoguerra la questione del celibato obbligatorio come condizione per diventare preti nella Chiesa cattolica latina, la più diffusa nel mondo e specialmente in occidente, ha cominciato ad essere criticata, discussa, rivista in circoli sempre più ampi. E voci sempre più numerose dal basso e dalla stessa gerarchia si sono pronunciate a favore di una revisione della legge che preveda la possibilità di essere preti sia celibi sia sposati. Dopo il concilio Vaticano II (1962-65) le voci favorevoli a un cambio sono aumentate continuamente. Tanto da far pensare che potrebbe essere proprio Francesco il papa che, con prudenza e visione d’insieme, potrebbe avviare una sperimentazione pratica in questa direzione. Si immagina che l’occasione per un’apertura del genere potrebbe originarsi nell’autunno del 2019 nel sinodo sull’Amazzonia, una terra immensa dove la scarsità dei preti e le dimensioni gigantesche e scomode nelle quali sono disperse le comunità cristiane, rende difficile, quasi impossibile le loro celebrazioni religiose, a cui pure hanno diritto incontestabile.

Il problema degli spretati

Una delle fonti alla disponibilità di Francesco a prendere con tutta serietà una tale decisione si è rivelata essere un bel libro sul problema del celibato nella chiesa uscito in questi giorni. Lo ha scritto il giornalista Enzo Romeo, esperto vaticanista che studia, si aggiorna e verifica l’attendibilità delle sue fonti. Ne è venuto fuori un interessante e affidabile libro introdotto da una minuziosa panoramica sul problema degli spretati, a firma di Gianni Gennari, già noto teologo e prete romano, che ha dovuto lasciare il ministero dopo essersi innamorato di una donna che ha sposato una volta ottenuta la dispensa dal celibato. Il libro di Romeo, affidabile ed eccellente sintesi sull’intera questione del celibato che viene riassunta nel titolo del libro: “Lui, Dio e Lei” (254 pagine) edito da Rubettino. Una miniera di informazioni, notizie, testimonianze, particolari, citazioni estese in forma di narrazione raccontano l’evoluzione storica di una questione risultata sempre importante per capire il cuore del problema del vangelo. Non che il celibato sia il cuore del Vangelo che resta, naturalmente, l’amore di Dio per noi manifestato in Gesù e la missione di annunciare la misericordia di Dio che vuole tutti gli uomini salvi e conoscenti della verità.

Amore, sesso e sacerdozio

Ma il celibato è una prospettiva importante nel pensare la fede e, pertanto, la comprensione progredita nei secoli del celibato ha portato a considerarlo una questione di amore. Mentre nei secoli passati si trattava di chiarire il rapporto degli ecclesiastici con le donne, dopo il concilio Vaticano II è diventato insistente anche nel magistero della Chiesa l’affrontare il problema del celibato come un problema di amore anziché di sessualità. Infatti l’amore rappresenta la capacità e la disponibilità della persona a donarsi totalmente, mentre la sessualità può essere vissuta anche in una condizione di grande egoismo che riduce le altre persone a strumenti del proprio piacere. Il volume di Romeo è prezioso per la semplicità e limpidezza con cui mette a fuoco questa grande verità, portando, senza intenzione apologetica di parte, a concludere che risolvere la questione del celibato obbligatorio non è un cedimento alla mondanità, ma la richiesta di una responsabilità e una coerenza più radicale alle scelte della vocazione di ognuno. Le citazioni del libro circa l’insegnamento dei papi del dopo concilio non a caso mettono in parallelo la vita matrimoniale e la vita missionaria dei preti: né l’una né l’altra ha una soluzione umana e non porta felicità alla persona se non viene vissuta per amore. Entrambe scelte a cui si deve essere preparati, non si improvvisano.

Perché imporre una regola mai scritta nella Bibbia

Il sacerdozio in particolare non ha il celibato come elemento costitutivo, nel senso che il ministero può essere esercitato anche da preti sposati. Non c’è un comando divino di essere preti celibi, ma esiste una disposizione vincolante della Chiesa, pienamente legittima e razionale per cui ai preti si chiede fedeltà al celibato che garantisce una qualità alta nello svolgere la missione. Per questo motivo il celibato sarà fruttuoso e reale distintivo soltanto se liberamente scelto e non imposto come legge obbligatoria per chi voglia rispondere alla sua vocazione al sacerdozio. Tuttora chiunque voglia diventare prete sa che dovrà rispettare il celibato. Ma se una volta prete le circostanze della vita portassero a infrangere questo impegno, tutti i preti sanno che la pena è la rinuncia obbligata al ministero. Perciò si pensa alla possibilità di rendere facoltativa la scelta del celibato, prevedendo preti celibi e preti sposati con un regolamento pratico che è tutto da verificare.

Cosa pensava il papa prima di diventare sacerdote

E Francesco cosa c’entra in tutto questo? Il libro di Romeo chiarisce a sufficienza cosa Francesco pensava prima di diventare prete, prima di diventare vescovo, prima di diventare papa e cosa di conseguenza pensa in materia ora che è papa. “Nell’estate del 2015 il pastore  pentecostale argentino Norberto Saracco, amico di vecchia data di Bergoglio – si legge, tra i vari esempi, a pagina 63 – riferisce al “National Geographic” di un lungo colloquio confidenziale che ebbe con Francesco  a Santa Marta due mesi dopo la sua elezione. In quell’occasione il papa avrebbe detto che tra i cambiamenti che più gli premeva di introdurre c’era l’abolizione del vincolo del celibato per i preti”. Credibile? Forse sì, forse no, ma certamente in linea con la coerenza con la quale Francesco sta chiedendo a ogni cristiano di vivere la propria libera testimonianza del vangelo. La sua rivoluzione e la sua riforma della Chiesa poggiano infatti sulla conversione spirituale che sola può garantire la riuscita della riforma delle strutture e delle leggi. Solo in apparenza l’abolizione dell’obbligo del celibato per i preti e l’introduzione della libera scelta della forma celibataria o da sposati di essere prete è meno esigente. In realtà operare nella libertà è la forma più impegnativa possibile di assumersi la responsabilità e la coerenza di vita.