Francesco ha scelto Zuppi presidente dei vescovi italiani

Singolare personalità del cardinale arcivescovo di Bologna, che sulla scia di Bergoglio, dovrà modulare un cambiamento nella Chiesa italiana capace di risposta a una “società della stanchezza” denunciata dal papa nell’udienza di oggi

Il cardinale Matteo Zuppi (Ansa)
Il cardinale Matteo Zuppi (Ansa)

Lascia Gualtiero Bassetti, arriva Matteo Maria Zuppi. Passaggio di testimonio tra due cardinali così simili e così diversi, per guidare da presidenti la Conferenza episcopale italiana. Nella terna votata dai vescovi italiani, papa Francesco ha scelto il primo designato. L’arcivescovo di Bologna, 66 anni, quinto di 6 fratelli figli di Enrico Zuppi, figura quasi mitica di giornalista cattolico che guidò dal 1947 al 1979 “L’Osservatore della Domenica”, sorta di settimanale dell’Osservatore Romano, rimasto un punto alto nella storia del giornalismo cattolico. Proprio quest’ascendenza paterna legata alle figure di Paolo VI, dell’antifascismo, del laicato cattolico nella resistenza e nella rinascita, attore della grande stagione conciliare inaugurata da Giovanni XXIII come primavera della Chiesa, libera il neopresidente dell’episcopato italiano da un’ipoteca meno universale, della sua appartenenza alla Comunità di sant’Egidio considerata fortemente identitaria.

CHi è Matteo Zuppi

Matteo Zuppi ha vissuto anche questa esperienza di vicinanza ai poveri e agli esclusi con uno stile mite, semplice e discreto, una personalità mai invadente. La scelta dei vescovi di proporlo presidente è stata un po’ favorita da papa Francesco, ma va capita come uno dei segnali di accelerazione della storia che capitano senza preavviso. E nella Cei di un’accelerazione se ne avvertiva il bisogno. La ricezione delle priorità pastorali di Francesco nella Chiesa italiana è stata lenta, a volte controvoglia.

Si veniva da una stagione di religiosità politicizzata, militante, tipica di stagioni lontane mandate in soffitta dal concilio Vaticano II ma resistenti nel tempo, sempre in agguato. Francesco aveva rotto gli indugi rispetto ai suoi predecessori e si è mostrato meno incline alla mediazione quanto piuttosto deciso – perché i tempi lo richiedono – a realizzare il concilio Vaticano II nelle sue dinamiche più profonde e innovative come una Chiesa sinodale, dove cresce la fraternità, la responsabilità e diminuisce la rendita di posizione gerarchica. Contrariamente alle aspettative, il mondo è approdato a una società della stanchezza. Lo ha detto lo stesso Francesco nell’udienza generale di oggi individuando uno dei motivi chiave per leggere la condizione dell’uomo nel momento presente.

"Siamo la società della stanchezza"

“Di fatto, - ha affermato spiegando il Qoelet, uno dei libri più singolari della Bibbia - con tutto il nostro progresso, con tutto il nostro benessere, siamo davvero diventati “società della stanchezza”. Pensate un po’ a questo: siamo la società della stanchezza! Dovevamo produrre benessere diffuso e tolleriamo un mercato scientificamente selettivo della salute. Dovevamo porre un limite invalicabile alla pace, e vediamo susseguirsi guerre sempre più spietate verso persone inermi. La scienza progredisce, naturalmente, ed è un bene. Ma la sapienza della vita è tutta un’altra cosa, e sembra in stallo. Questa ragione anaffettiva e irresponsabile toglie senso ed energie anche alla conoscenza della verità. Non è un caso che la nostra sia la stagione delle fake news, delle superstizioni collettive e delle verità pseudo-scientifiche. È curioso: in questa cultura del sapere, di conoscere tutte le cose, anche della precisione del sapere, si sono diffuse tante stregonerie, ma stregonerie colte... La vecchiaia può imparare dalla saggezza ironica di Qoelet l’arte di portare alla luce l’inganno nascosto nel delirio di una verità della mente priva di affetti per la giustizia. Gli anziani ricchi di saggezza e di umorismo fanno tanto bene ai giovani! Li salvano dalla tentazione di una conoscenza del mondo triste e priva di sapienza della vita…Coraggio, tutti noi anziani: coraggio e avanti! Noi abbiamo una missione molto grande nel mondo. Ma, per favore, non bisogna cercare rifugio in questo idealismo un po’ non concreto, non reale, senza radici – diciamolo chiaramente: nelle stregonerie della vita”.

E l’altro punto fisso di Francesco è il mondo in guerra. Lo ha concentrato nella stessa udienza nel saluto ai pellegrini polacchi. “Ieri – ha detto loro - abbiamo celebrato la memoria della Beata Vergine Maria Ausiliatrice. Nelle nostre preghiere affidiamole in modo particolare il desiderio di pace dell’Ucraina e del mondo intero. La Madre di Dio ci insegni la solidarietà con chi è provato dalla tragedia della guerra e ottenga la riconciliazione delle Nazioni”. La scelta di Zuppi a presidente dell’episcopato va letta all’interno di questi segni dei tempi difficili e tristi come lascia intendere un altro orribile crimine. Il papa ha voluto ricordarlo in un appello oggi stesso: “Ho il cuore affranto per la strage nella scuola elementare in Texas. Prego per i bambini, per gli adulti uccisi e per le loro famiglie. È tempo di dire basta al traffico indiscriminato delle armi. Impegniamoci tutti, perché tragedie così non possano più accadere.

“Quello che stiamo vivendo – ha rilevato Zuppi nel suo primissimo incontro con alcuni giornalisti a proposito della Chiesa - ci aiuta a comprendere le tante domande e sofferenze, a capire come essere una madre vicina e come incontrare i tanti compagni di strada”. Come nel mondo, anche nella sua nomina “C’è stata un’accelerazione improvvisa”, forse non del tutto prevista, ma ora tutto cambia e deve dare da subito risposte che tanti attendono. Carità, collegialità, sinodalità saranno le “tre dinamiche che mi accompagneranno”. Un buon proposito, dovendo ereditare da Bassetti una Conferenza episcopale che ha faticano non poco a sintonizzarsi con Francesco. Ora si tratta solo di passare dai buoni propositi alle buone pratiche.

Non è facile il compito che attende il nuovo presidente della Cei, ma può contare su indicazioni di metodo lasciate in eredità anche da Bassetti nel suo ultimo discorso ai vescovi. Una in particolare preziosa perché mai applicata convintamente dall’episcopato e dal mondo cattolico: “L’esercizio della politica in Italia resti laica”. Un principio che deve valere per i cattolici ma ugualmente per ogni altra ispirazione ideale. Ormai un uomo solo al comando non serve più, neppure tra i vescovi italiani, se non si accorciano le distanze per fare un progetto di lavoro condiviso da una larga maggioranza. “Comunione e missione mi sembrano due parole chiave anche per la CEI, che andrà disegnandosi nel prossimo futuro” ricorda Bassetti, che consegna a Zuppi un ideale di Chiesa “che quando necessario, sa disturbare i governanti, chiedendo di tenere alto il livello della discussione, di uscire dalle logiche esclusivamente economiche e di mettere al primo posto la dignità della persona, di ogni persona”. Non è un ideale di poco conto che il cardinale Matteo Maria Zuppi, 66 anni, eredita, sostenuto da tante speranze.