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Papa Francesco e i peccati del giornalismo attuale: "La realtà è superiore all'idea"

Accettato un premio di giornalismo, via efficace per contrastare la cultura dell’odio. E all’Angelus prega per la pace in Ucraina e le vittime degli incendi in Grecia.

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   
Papa Francesco e i peccati del giornalismo attuale: 'La realtà è superiore all'idea'

In occasione del conferimento del premio “E’ Giornalismo” Francesco ha posto l’accento sull’urgenza di “una comunicazione costruttiva che favorisca la cultura dell’incontro e non dello scontro, la cultura della pace e non della guerra, dell’apertura verso l’altro e non del pregiudizio”. Sarà la stessa urgenza e la stessa cultura che anima il suo imminente viaggio in Mongolia dove si recherà dal 31 agosto al 4 settembre da “fratello di tutti” per un incontro interreligioso e per incontrare la più piccola comunità cattolica del mondo. Il premio dei giornalisti italiani, fondato nel 1995 da quattro “mostri sacri” del giornalismo quali sono stati Enzo Biagi, Indro Montanelli, Giorgio Bocca e Giancarlo Aneri, ha dato lo spunto a Francesco di fare un discorso critico e a cuore aperto della professione, oggi alle prese con le trasformazioni radicali della tecnologia digitale.

Ma il papa ha unito al discorso sulla professione un’imprevista richiesta di aiuto. “Permettetemi – ha detto - di confidarvi una speranza e anche di rivolgervi con tutta franchezza una richiesta di aiuto. Ma non vi chiedo soldi, state tranquilli!”. La richiesta riguarda un’adeguata informazione sul sinodo della Chiesa nel prossimo ottobre che segnerà una svolta storica nella Chiesa cattolica, temuta dai conservatori, auspicata da quanti sperano nell’aggiornamento della Chiesa. “Stiamo cercando di imparare un modo nuovo di vivere le relazioni, ascoltandoci gli uni gli altri per ascoltare e seguire la voce dello Spirito. Abbiamo aperto le nostre porte, abbiamo offerto a tutti la possibilità di partecipare, abbiamo tenuto conto delle esigenze e dei suggerimenti di tutti. Vogliamo contribuire insieme a costruire una la Chiesa dove tutti si sentano a casa, dove nessuno sia escluso. Quella parola del Vangelo che è tanto importante: tutti. Tutti, tutti: non ci sono cattolici di prima, di seconda e di terza classe: no. Tutti insieme. Tutti. È l’invito del Signore …Per questo oso chiedere aiuto a voi, in questo, maestri di giornalismo: aiutatemi a raccontare questo processo per ciò che realmente è, uscendo dalla logica degli slogan e di racconti preconfezionati”.

Posta questa urgenza, Francesco sottolinea l’importanza di fare buona e onesta informazione nel nostro tempo “in cui tutti sembrano commentare tutto, anche a prescindere dai fatti e spesso ancora prima di essersi informati, si riscopra e si torni a coltivare sempre più il principio di realtà”. “La realtà, ha aggiunto, è sempre “superiore all’idea”. Si deve guardare “il dinamismo dei fatti” che mai, ha affermato il Papa, “sono immobili”: sempre si evolvono “verso il bene o verso il male”. Si deve dunque osservare “la realtà dei fatti” per non correre il rischio “che la società dell’informazione si trasformi nella società della disinformazione”. C’è bisogno “di diffondere una cultura dell’incontro, del dialogo, dell’ascolto dell’altro e delle sue ragioni”.

In qualche modo Francesco disegna conseguenze possibili del ricorso all’intelligenza artificiale, legando le sorti dell’umanità alle sorti della tecnologia, mentre l’uomo deve restare saldamente al centro di ogni evoluzione e sviluppo. Per questo Francesco ha anche indicato i 4 sbagli o “peccati del giornalismo”. Anzitutto la disinformazione, “quando un giornalismo non informa o informa male; la calunnia – tante volte si usa quello; la diffamazione, che è diversa dalla calunnia ma distrugge; e il quarto è la coprofilia, cioè l’amore per lo scandalo, per le sporcizie. Lo scandalo vende. E la disinformazione è il primo dei peccati, degli sbagli – diciamo così – del giornalismo”. In qualche modo egli cerca la via di muoversi dentro la palude difficile da attraversare quale sono diventati i social media.

Lo sguardo nuovo chiesto da Francesco serve al mondo. “La cultura digitale ci ha portato tante nuove possibilità di scambio, ma rischia anche di trasformare la comunicazione in slogan. No, la comunicazione è sempre andata e ritorno. Io dico, ascolto e rispondo, ma sempre dialogo. Non è uno slogan. Mi preoccupano ad esempio le manipolazioni di chi propaga interessatamente fake news per orientare l’opinione pubblica. Per favore, non cediamo alla logica della contrapposizione, non lasciamoci condizionare dai linguaggi di odio. Nel drammatico frangente che l’Europa sta vivendo, con il protrarsi della guerra in Ucraina, siamo chiamati a un sussulto di responsabilità. La mia speranza è che si dia spazio alle voci di pace, a chi si impegna per porre fine a questo come a tanti altri conflitti, a chi non si arrende alla logica “cainista” della guerra ma continua a credere, nonostante tutto, alla logica della pace, alla logica del dialogo, alla logica della diplomazia”.

Analoghi riflessioni e pensieri Francesco ha espresso ai membri dell’International Catholic Legislators Network: “Mantenendovi una rete internazionale genuinamente cattolica, voi indicherete in modo credibile un’alternativa a quella tirannia tecnocratica che induce i nostri fratelli e sorelle ad appropriarsi semplicemente di risorse sia della natura che dell’esistenza umana, diminuendone però la capacità di prendere decisioni e di vivere vite autenticamente libere”. E ai partecipanti alla Giornata della Gioventù cattolica russa a san Pietroburgo il papa ha invitato i giovani ad essere “seminatori di semi di riconciliazione, piccoli semi che in questo inverno di guerra non germoglieranno per il momento nel terreno ghiacciato, ma che in una futura primavera fioriranno”.

Intanto l’imminente attualità riguarda la Mongolia: “Giovedì – ha detto nel dopo Angelus di oggi - partirò per un viaggio di alcuni giorni nel cuore dell’Asia, in Mongolia. Si tratta di una visita tanto desiderata, che sarà l’occasione per abbracciare una Chiesa piccola nei numeri, ma vivace nella fede e grande nella carità; e anche per incontrare da vicino un popolo nobile, saggio, con una grande tradizione religiosa che avrò l’onore di conoscere, specialmente nel contesto di un evento interreligioso. Desidero ora rivolgermi proprio a voi, fratelli e sorelle della Mongolia, dicendovi che sono felice di viaggiare per essere tra voi come fratello di tutti. Ringrazio le vostre Autorità per il cortese invito e quanti, con grande impegno, stanno preparando la mia venuta. A tutti chiedo di accompagnare questa visita con la preghiera”.

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   
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