Francesco, il peccato grave della ricchezza in mano a pochissimi e la sua finanza opposta a Trump

L’impegno per la giustizia internazionale chiesto dal Papa agli economisti partecipanti al workshop della Pontificia Accademia delle scienze sociali

Trump faccia a faccia con Bergoglio
Trump faccia a faccia con Bergoglio

Forse è stata una coincidenza casuale che papa Francesco e Donald Trump parlassero nello stesso giorno in due occasioni importanti nei rispettivi ruoli, ma confrontando le loro parole e i loro progetti si vede come siano radicalmente alternativi i loro pensieri sull’economia e la finanza. Davanti al Senato per il voto sull’impeachment il presidente Usa ha colto l’occasione per lodare il proprio operato e vantare la forza degli Stati Uniti raggiunta come non mai prima della sua presidenza. “Dalla mia elezione i mercati azionari sono saliti del 70% , aggiungendo oltre 12mila miliardi alla ricchezza della nostra nazione, trascendendo ogni cosa considerata possibile. È un record”, ha detto. Francesco davanti agli economisti presenti al workshop della Pontificia Accademia delle scienze sociali ha sciorinato una critica sostanziale all’attuale sistema economico e finanziario mondiale chiedendo ai ricchi di assumersi una radicale responsabilità per vincere la povertà.

Quei 50 ultraricchi a cui chiedere conto

Lapidario Trump, lapidario Francesco: “Le cinquanta persone più ricche del mondo... da sole potrebbero finanziare l’assistenza medica e l’educazione di ogni bambino povero”; anzi “potrebbero salvare milioni di vite ogni anno”. Il papa non aveva certo intenzione di rispondere a Trump, ma ha detto cose spinose per tutti coloro che pensano a una finanza egoista, centrata su profitto anziché sull’arricchirsi per dare e condividere. Un discorso non astratto, ma fondato sulla possibilità reale oggi rispetto al passato di “nuove forme di fraternità solidale, di inclusione, integrazione e innovazione” come recitato nel tema scelto dall’incontro accademico. Cose in parte già dette da Francesco, ma ripetute in questa occasione con una passione straordinaria. “Il mondo è ricco e, tuttavia, i poveri aumentano attorno a noi. Approfittiamo di questo nuovo inizio dell’anno per costruire ponti, ponti che favoriscano lo sviluppo di uno sguardo solidale a partire dalle banche, dalle finanze, dai governi e dalle decisioni economiche. Abbiamo bisogno di molte voci capaci di pensare, da una prospettiva poliedrica, le diverse dimensioni di un problema globale che riguarda i nostri popoli e le nostre democrazie”. Bando alla disperazione per una situazione tanto ingiusta e mano all’azione: non tutti siamo colpevoli ma tutti sono responsabili di fare qualcosa.

Si può e si deve porre fine alla povertà

“Il principale messaggio di speranza che desidero condividere con voi è proprio questo: si tratta di problemi risolvibili e non di mancanza di risorse. Non esiste un determinismo che ci condanni all’iniquità universale. Permettetemi di ripeterlo: non siamo condannati all’iniquità universale…Un mondo ricco e un’economia vivace possono e devono porre fine alla povertà. Si possono generare e promuovere dinamiche capaci di includere, alimentare, curare e vestire gli ultimi della società invece di escluderli. Dobbiamo scegliere a che cosa e a chi dare la priorità: se favorire meccanismi socio-economici umanizzanti per tutta la società o, al contrario, fomentare un sistema che finisce col giustificare determinate pratiche che non fanno altro che aumentare il livello d’ingiustizia e di violenza sociale. Il livello di ricchezza e di tecnica accumulato dall’umanità, così come l’importanza e il valore che i diritti umani hanno acquisito, non ammettono più scuse”.

L’idolatria del denaro

Dati ufficiali dicono che le cinquanta persone più ricche del mondo hanno un patrimonio equivalente a 2,2 miliardi di dollari. “Queste cinquanta persone da sole potrebbero finanziare l’assistenza medica e l’educazione di ogni bambino povero nel mondo, sia attraverso le tasse, sia attraverso iniziative filantropiche, o entrambe. Queste cinquanta persone potrebbero salvare milioni di vite ogni anno”. A patto che si vinca l’idolatria del denaro, la cupidigia e la speculazione.
Le strutture del peccato oggi includono “ripetuti tagli delle tasse per le persone più ricche, giustificati molte volte in nome dell’investimento e dello sviluppo; paradisi fiscali per i guadagni privati e corporativi; e naturalmente la possibilità di corruzione da parte di alcune delle imprese più grandi del mondo, non di rado in sintonia con il settore politico governante”.

Una nuova etica della finanza e dell’economia

Conviene girare l’economia del mondo verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile che tutte le nazioni dicono di voler perseguire. Ma è “necessario affermare che la più grande struttura di peccato, o la più grande struttura d’ingiustizia, è la stessa industria della guerra, poiché è denaro e tempo al servizio della divisione e della morte. Il mondo perde ogni anno miliardi di dollari in armamenti e violenza, somme che porrebbero fine alla povertà e all’analfabetismo se si potessero ridestinare”. Ai suoi ospiti, leader finanziari ed esperti economici del mondo, Francesco chiede di lavorare insieme per una nuova etica della finanza e dell’economia a servizio della giustizia internazionale e intergenerazionale. Ma cosa ha in mente di concreto il papa? Lo ha sciorinato chiaramente in chiusura del suo discorso: “ Il tempo presente esige e richiede di passare da una logica insulare e antagonistica come unico meccanismo autorizzato per la soluzione dei conflitti, a un’altra capace di promuovere la interconnessione che favorisce una cultura dell’incontro, dove si rinnovino le basi solide di una nuova architettura finanziaria internazionale”. Non è poco, tanto che agli esperti di finanza avanza “una richiesta” che non è “un prestito: “non vi dimenticate di pregare per me, perché questo lavoro che mi tocca fare non è per niente facile”.ente facile”.