Francesco: il Mediterraneo da cimitero a rinascita, il mandato ai vescovi dei Paesi dell’area

Concluso l’incontro sul mare frontiera di pace con un appello del papa per la Siria, i palestinesi, i profughi, il dialogo e l’accoglienza. A Bari alla celebrazione conclusiva presente anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Francesco: il Mediterraneo da cimitero a rinascita, il mandato ai vescovi dei Paesi dell’area

Ai vescovi dei 20 Paesi del Mediterraneo Francesco ha dato un mandato preciso: trasformare questo mare da cimitero a luogo di rinascita dell’intera area. Forse i vescovi riuniti da 5 giorni a Bari per il primo confronto  sul tema “Mediterraneo frontiera di pace” non si aspettavano un mandato tanto esplicito e vincolante, benché il loro dibattito avesse in qualche modo toccato i vari temi di crisi che hanno reso il Mare nostrum precario, incerto, problematico non solo per il flusso dei migranti e profughi mai prima registrato nei secoli passati, ma per i sanguinosi conflitti dell’area mediorientale che si trascinano dall’immediato dopo guerra, ossia da circa 70 anni.

Un tempo risultato insufficiente a risolvere nessuno dei grandi problemi e contrasti perché finora affrontati in prevalenza con lo strumento della guerra. Si era temuto alla vigilia dell’incontro temendo che si sarebbe scivolati in chiacchiere inutili o di circostanza. E poi aleggiava il ricordo di un grande laico cattolico, Giorgio La Pira, che per primo si era fatto promotore del dialogo interculturale nel Mediterraneo partendo dalla prospettiva delle attese dei più poveri. Ma era stato tacciato di essere un visionario e la sua voce si era dispersa nei venti di guerra armata, preferita al dialogo per assicurarsi di vincere l’altra guerra, quella del petrolio. Ognuno dei Paesi mediterranei aveva preferito andare per suo conto: era mancata quasi sempre la visione comune europea operativa, contenta di avere una debole voce rispetto a interessi di altre superpotenze.

Francesco ha messo in evidenza la questione palestinese e la guerra siriana come due ferite da sanare per la pace mondiale. E in questa ottica va letto forse il mandato affidato ai vescovi per rendere fruttuoso questo incontro inedito fortemente voluto dal cardinale Bassetti presidente dell’episcopato italiano: “Ricostruire i legami che sono stati interrotti, rialzare le città distrutte dalla violenza, far fiorire un giardino laddove oggi ci sono terreni riarsi, infondere speranza a chi l’ha perduta ed esortare chi è chiuso in sé stesso a non temere il fratello. E guardare questo, che è già diventato cimitero, come un luogo di futura risurrezione di tutta l’area”.

Parole sintetiche di Francesco a conclusione di un discorso di ampio respiro ai vescovi dove ha parlato senza peli sulla lingua di guerra e pace, della sordità verso l’accoglienza ai migranti, del danno che i populismi attuali portano con sé, della fraternità che occorre stabilire tra le popolazioni. Una visione quella di Francesco non condizionata da prospettive di politiche di parte, ma a una visione cristiana di pace fondata sulla giustizia e sulla messa al bando del commercio delle armi. Un commercio che caratterizza politiche definite “ipocrite” dal papa. Non si può infatti essere credibili sostenitori della pace ai tavoli del dialogo e delle trattative e poi vendere armi che assicurano lauti guadagni.

Nel discorso del papa ci sono spunti e letture del presente che resteranno celebri. Eccone alcuni. “Potremmo chiamare Bari  la capitale dell’unità della Chiesa”. “Il Mediterraneo rimane una zona strategica, il cui equilibrio riflette i suoi effetti anche sulle altre parti del mondo”. “La guerra, è contraria alla ragione, …essa è una follia…una pazzia alla quale non ci possiamo rassegnare: mai la guerra potrà essere scambiata per normalità o accettata come via ineluttabile per regolare divergenze e interessi contrapposti. Mai”. “Non c’è alcuna alternativa sensata alla pace”.

“Si fa strada un senso di paura, che porta ad alzare le proprie difese davanti a quella che viene strumentalmente dipinta come un’invasione. La retorica dello scontro di civiltà serve solo a giustificare la violenza e ad alimentare l’odio. L’inadempienza o, comunque, la debolezza della politica e il settarismo sono cause di radicalismi e terrorismo. La comunità internazionale si è fermata agli interventi militari, mentre dovrebbe costruire istituzioni che garantiscano uguali opportunità e luoghi nei quali i cittadini abbiano la possibilità di farsi carico del bene comune”.

“Non accettiamo mai che chi cerca speranza per mare muoia senza ricevere soccorso o che chi giunge da lontano diventi vittima di sfruttamento sessuale, sia sottopagato o assoldato dalle mafie”. “L’accoglienza e una dignitosa integrazione sono tappe di un processo non facile; tuttavia, è impensabile poterlo affrontare innalzando muri. A me fa paura quando ascolto qualche discorso di alcuni leader delle nuove forme di populismo, e mi fa sentire discorsi che seminavano paura e poi odio nel decennio ’30 del secolo scorso”.

“Le purezze delle razze non hanno futuro. Il messaggio del meticciato ci dice tanto”. “ Quanti insieme si sporcano le mani per costruire la pace e praticare l’accoglienza, non potranno più combattersi per motivi di fede, ma percorreranno le vie del confronto rispettoso, della solidarietà reciproca, della ricerca dell’unità”. “Lasciarsi guidare dalle attese della povera gente”.

L’ampio discorso ai vescovi è stato in qualche misura riassunto dallo stesso Francesco alla più vasta opinione pubblica al termine dell’Angelus recitato a conclusione della messa solenne celebrata con i vescovi nella cattedrale di san Nicola. Mentre nell’omelia della messa, ispirandosi al vangelo della domenica aveva chiarito che l’unico estremismo cristiano è quello dell’amore, nel dopo Angelus, con attenzione al realismo dell’oggi nell’area mediterranea, il papa ha focalizzato obiettivi concreti verso cui convergere con le energie positive possibili nella vita quotidiana della gente.

“Mentre siamo riuniti qui a pregare e a riflettere sulla pace e sulle sorti dei popoli che si affacciano sul Mediterraneo, - ha ricordato Francesco - sull’altra sponda di questo mare, in particolare nel nord-ovest della Siria, si consuma un’immane tragedia. Dai nostri cuori di pastori si eleva un forte appello agli attori coinvolti e alla comunità internazionale, perché taccia il frastuono delle armi e si ascolti il pianto dei piccoli e degli indifesi; perché si mettano da parte i calcoli e gli interessi per salvaguardare le vite dei civili e dei tanti bambini innocenti che ne pagano le conseguenze.

Preghiamo il Signore affinché muova i cuori e tutti possano superare la logica dello scontro, dell’odio e della vendetta per riscoprirsi fratelli, figli di un solo Padre, che fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi. Invochiamo lo Spirito Santo perché ognuno di noi, a partire dai gesti di amore quotidiani, contribuisca a costruire relazioni nuove, ispirate alla comprensione, all’accoglienza, alla pazienza, ponendo così le condizioni per sperimentare la gioia del Vangelo e diffonderla in ogni ambiente di vita”.