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Francesco fa chiarezza: non ha mai pensato di dimettersi. Gli appelli per l’Afghanistan e per la cura del creato

E nell’udienza generale il Santo Padre ribadisce che la fede cristiana è libera da ogni fondamentalismo. La dichiarazione a Radio Cope

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   
Papa Francesco (Foto Ansa)
Papa Francesco (Foto Ansa)

Non mi è mai passato per la testa di dimettermi”. Almeno per ora. Lapidario Francesco dopo aver appreso tale ipotesi giornalistica circolata in occasione del suo recente ricovero al Gemelli causa una stenosi diverticolare. “Ogni volta che un Papa è malato c’è sempre una brezza o un uragano di Conclave”. 

La precisazione si può ascoltare nell’ampia e interessante intervista rilasciata  pochi giorni fa dal papa a Radio Cope, emittente della Conferenza episcopale spagnola che lo ha intervistato sui maggiori temi di attualità: Cop26 sul clima in novembre a Glasgow dove spera di partecipare, Cina, immigrati, processi in Vaticano,  riforme, lotta alla pedofilia e alla pedopornografia, un problema globale “serio”; Afghanistan, chiusura ai nostalgici della messa preconciliare.

Il cardinale Becciu

Significative alcune sue risposte. “Voglio con tutto il cuore – riferendosi al cardinale Becciu imputato al processo - che sia innocente. È stato un mio collaboratore e mi ha aiutato molto. È una persona di cui ho una certa stima come persona, quindi il mio augurio è che ne esca bene. Ma è una forma affettiva della presunzione d’innocenza… Oltre alla presunzione di innocenza, voglio che ne esca bene. Ora tocca ai tribunali decidere”. Esplicito e determinato anche sulla Cina e l’accordo iniziale per la nomina dei vescovi. “C’è chi insiste perché lei non rinnovi l’accordo che il Vaticano ha firmato con quel Paese perché mette in pericolo la sua autorità morale”, rileva il giornalista. “La Cina non è facile, - risponde Francesco - ma sono convinto che non dobbiamo rinunciare al dialogo. Si può essere ingannati nel dialogo, si possono fare errori, tutto questo... ma è la via da seguire. Ciò che è stato raggiunto finora in Cina è stato almeno il dialogo... alcune cose concrete come la nomina di nuovi vescovi, lentamente... Ma questi sono anche passi che possono essere discutibili e i risultati da una parte o dall’altra”. Quanto agli immigrati, uno dei cavalli di battaglia della sua azione pastorale ricorda i quattro verbi che lo guidano e che indica ai governi del mondo: “Accogliere, proteggere, promuovere, integrare”.

L'Afghanistan

Ampio spazio nell’intervista viene dedicato alla crisi in Afghanistan definita da Francesco “una situazione difficile” per risolvere la quale la Santa Sede si sta adoperando. E in proposito elogia il lavoro della Segreteria di Stato. “Sono sicuro che sta aiutando o almeno offrendo aiuto”, dice, e definisce il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, come “il miglior diplomatico che abbia mai incontrato”: “Un diplomatico che aggiunge, non uno di quelli che sottraggono, che cerca sempre, un uomo di accordo”.

Sull’Afghanistan Francesco era intervenuto già all’Angelus dell’Assunta e domenica scorsa, lasciando intravedere non solo preoccupazione e vicinanza alla popolazione, ma una visione utile alle cancellerie, specialmente occidentali, chiamate a disegnare prospettive nuove per il futuro che si è aperto con la fine del conflitto e il ritorno dei Talebani. E’ tempo secondo Francesco di diventare esperti di tavoli di dialogo. “Mi unisco all’unanime preoccupazione per la situazione in Afghanistan. Vi chiedo di pregare con me il Dio della pace affinché cessi il frastuono delle armi e le soluzioni possano essere trovate al tavolo del dialogo”. “Chiedo a tutti – aggiungeva nell’appello di domenica scorsa - di continuare ad assistere i bisognosi e a pregare perché il dialogo e la solidarietà portino a stabilire una convivenza pacifica e fraterna e offrano speranza per il futuro del Paese. In momenti storici come questo non possiamo rimanere indifferenti, la storia della Chiesa ce lo insegna. Come cristiani questa situazione ci impegna. Per questo rivolgo un appello, a tutti, a intensificare la preghiera e a praticare il digiuno. Preghiera e digiuno, preghiera e penitenza. Questo è il momento di farlo. Sto parlando sul serio: intensificare la preghiera e praticare il digiuno, chiedendo al Signore misericordia e perdono”. Il suo costante indicare il dialogo come via pacifica ed efficace per risolvere ogni tipo di controversia, manifesta il suo rifiuto di ogni forma di fondamentalismo.

La tentazione dell'integralismo

Anche nei dialoghi religiosi e all’interno della stessa Chiesa cattolica, non ancora libera del tutto dalla tentazione dell’integralismo. Proprio su questo tema è ritornato con forza e chiarezza nella catechesi dell’udienza generale odierna. E’ non a caso la settima catechesi che dedica a una lettura aggiornata della Lettera di san Paolo ai Galati dove l’apostolo tratta della libertà cristiana e del pericolo di cedere al fascino integralista, mentre la novità di Gesù chiama a vivere la fede libera dai fondamentalismi.

“Il rischio infatti – ha spiegato il papa - è quello di cadere nel formalismo, che è una delle tentazioni che ci porta all’ipocrisia…Insomma, l’intento di Paolo è di mettere alle strette i cristiani perché si rendano conto della posta in gioco e non si lascino incantare dalla voce delle sirene che vogliono portarli a una religiosità basata unicamente sull’osservanza scrupolosa di precetti. Perché loro, questi predicatori nuovi che sono arrivati lì in Galazia, li hanno convinti che dovevano andare indietro e prendere anche i precetti che si osservavano e che portavano alla perfezione prima della venuta di Cristo, che è la gratuità della salvezza.

Come viviamo la fede?

In questo modo, “San Paolo invita anche noi a riflettere: come viviamo la fede? L’amore di Cristo crocifisso e risorto rimane al centro della nostra vita quotidiana come fonte di salvezza, oppure ci accontentiamo di qualche formalità religiosa per metterci la coscienza a posto? L’effimero bussa spesso alla porta delle nostre giornate, ma è una triste illusione.

Sempre nella storia, anche oggi, succedono cose che assomigliano a quello che è successo ai Galati. Anche oggi alcuni ci vengono a riscaldare le orecchie dicendo: “No, la santità è in questi precetti, in queste cose, dovete fare questo e questo”, e ci propongono una religiosità rigida, la rigidità che ci toglie quella libertà nello Spirito che ci dà la redenzione di Cristo. State attenti davanti alle rigidità che vi propongono: state attenti. Perché dietro ogni rigidità c’è qualche cosa brutta, non c’è lo Spirito di Dio. E per questo, questa Lettera ci aiuterà a non ascoltare queste proposte un po’ fondamentaliste che ci portano indietro nella nostra vita spirituale, e ci aiuterà ad andare avanti nella vocazione pasquale di Gesù”.

La cura del creato

Udienza conclusa con un appello per la cura del creato. “Oggi celebriamo la Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, e l’inizio del Tempo del creato, che si concluderà il 4 ottobre, festa di San Francesco di Assisi. Quest’anno il tema è: “Una casa per tutti? Rinnovare l’Oikos di Dio”. Con il Patriarca Ecumenico Bartolomeo e l’Arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, abbiamo preparato un Messaggio che uscirà nei prossimi giorni. Insieme con i fratelli e le sorelle di diverse confessioni cristiane, preghiamo e operiamo per la nostra casa comune, in questi tempi di grave crisi planetaria”.

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   

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