[il punto] Francesco e il concistoro più sobrio della storia

I 13 nuovi cardinali sulla linea innovativa del papa rafforzano nel collegio cardinalizio gli elettori nominati da Bergoglio.

[il punto] Francesco e il concistoro più sobrio della storia

Il settimo concistoro di Francesco per la creazione di 13 nuovi cardinali è stato il più sobrio e austero della storia. Caduto nel mezzo della pandemia  sanitaria e della burrasca vaticana per il caso Becciu tuttora da chiarire, il concistoro si è trasformato in un’opportunità per consolidare la via indicata da Francesco alla Chiesa, clero in particolare, più attenta all’interesse per Dio che alla propria carriera.

 Con i nuovi ingressi nel collegio dei cardinali, la maggioranza è costituita da porporati nominati da Francesco. Una condizione che potrebbe confermarne la linea di attenzione pastorale ai poveri e all’ambiente anche in un futuro conclave. La convergenza tra Francesco e i nuovi cardinali appare dalle parole di entrambi convergenti su temi di forte impatto ecclesiale e sociale. L'unica strada – ha ammonito il papa - è quella di Gesù. L'altra "è la strada di chi, magari senza nemmeno rendersene conto, “usa” il Signore per promuovere sé stesso; di chi – come dice San Paolo – cerca i propri interessi e non quelli di Cristo. Una tentazione possibile anche per papa e cardinali. E il neo cardinale Mario Grech, nuovo segretario generale del Sinodo dei vescovi, a nome dei nuovi porporati ha assicurato la disponibilità a mettersi sulla strada di Gesù, già richiamata nel concilio Vaticano II e forse un po’ smarrita nelle recenti vicende scandalistiche di McCarrick e Becciu.

“Cari Fratelli, - ha detto Francesco modulando a braccio il testo già preparato - tutti noi vogliamo bene a Gesù, tutti vogliamo seguirlo, ma dobbiamo essere sempre vigilanti per rimanere sulla sua strada. Perché con i piedi, con il corpo possiamo essere con Lui, ma il nostro cuore può essere lontano, e portarci fuori strada. Pensiamo a tanti generi di corruzione nella vita sacerdotale. Così, ad esempio, il rosso porpora dell’abito cardinalizio, che è il colore del sangue, può diventare, per lo spirito mondano, quello di una eminente distinzione. E tu non sarai più il pastore vicino al popolo, sentirai di essere soltanto “l’eminenza”. Quando tu sentirai questo, sarai fuori strada”.

La parola del Vangelo è “salutare anche per noi oggi. Anche noi, Papa e Cardinali, dobbiamo sempre rispecchiarci in questa Parola di verità. È una spada affilata, ci taglia, è dolorosa, ma nello stesso tempo ci guarisce, ci libera, ci converte. Conversione è proprio questo: da fuori strada, andare sulla strada di Dio”. Il cardinale maltese Mario Grech nell’indirizzo di ringraziamento al papa, ha mostrato chiara coscienza del momento storico della Chiesa in un mondo stravolto dalla pandemia.

“Convocati in Concistoro in tempi così gravi per l’umanità intera a causa della pandemia, - ha detto -  vogliamo rivolgere il nostro pensiero ai «fratelli tutti» che sono nella prova. Le drammatiche circostanze che la Chiesa e il mondo stanno attraversando ci sfidano ad offrire una lettura della pandemia che aiuti tutti e ciascuno a cogliere in questa tragedia anche l’opportunità di «ripensare i nostri stili di vita, le nostre relazioni, l’organizzazione delle nostre società e soprattutto il senso della nostra esistenza». Grech ha poi sottolineato il valore dell’indicazione di Francesco per un Sinodo dei vescovi “non più come evento, ma come processo, nel quale sono coinvolti in sinergia il Popolo di Dio, il Collegio dei vescovi e il Vescovo di Roma, ciascuno secondo la sua funzione. Mi piace sottolineare il ruolo irrinunciabile che in questo processo ricopre il Popolo di Dio”, per una Chiesa “veramente sinodale”.

Nell’omelia della messa di inizio Avvento celebrata con i neo cardinali nella Basilica vaticana Francesco  ha indicato per la Chiesa due atteggiamenti necessari: vicinanza e vigilanza perché “attratti dai nostri interessi – tutti i giorni noi questo lo sentiamo – e distratti da tante vanità, rischiamo di smarrire l’essenziale. Perciò oggi il Signore ripete «a tutti: vegliate!» . Vegliate, state attenti”. Ma, - osserva il papa – “se dobbiamo vegliare, vuol dire che siamo nella notte. Sì, ora non viviamo nel giorno, ma nell’attesa del giorno, tra oscurità e fatiche. Come prima di nascere siamo stati attesi da chi ci amava, ora siamo attesi dall’Amore in persona. E se siamo attesi in Cielo, perché vivere di pretese terrene? Perché affannarci per un po’ di soldi, di fama, di successo, tutte cose che passano? Perché perdere tempo a lamentarci della notte, mentre ci aspetta la luce del giorno? Perché cercare dei “padrini” per avere una promozione e andare su, promuoverci nella carriera? Tutto passa. Vegliate, dice il Signore”. Lotta quindi alla mediocrità, alla tiepidezza e alla mondanità. E specialmente all’indifferenza.”Chi è indifferente vede tutto uguale, come di notte, e non s’interessa di chi gli sta vicino. Quando orbitiamo solo attorno a noi stessi e ai nostri bisogni, indifferenti a quelli degli altri, la notte scende nel cuore. Il cuore diventa oscuro. Presto si comincia a lamentarsi di tutto, poi ci si sente vittime di tutti e infine si fanno complotti su tutto. Lamentele, senso di vittima e complotti. È una catena. Oggi questa notte sembra calata su tanti, che reclamano per sé e si disinteressano degli altri”.

Al termine del concistoro il papa e i neocardinali sono andati a visitare l’emerito Benedetto XVI che aveva partecipato ai primi due concistori di Francesco ma non ai successivi per motivi di salute. I vari momenti caratteristici del concistoro hanno dato la netta sensazione che Francesco – nonostante le difficoltà - abbia saldamente in mano l’attuale situazione della Chiesa.