Punta a ridare speranza il messaggio per la III Giornata Mondiale, Francesco ammonisce sulla polveriera dei poveri

Ribadita la centralità dei poveri per chi vuole essere seguaci del Vangelo. Non si tratta di fare qualcosa quanto piuttosto di cambiare prospettiva sociale superando la politica delle barriere e dei muri che impediscono la soluzione di un problema millenario.

Punta a ridare speranza  il messaggio per la III Giornata Mondiale, Francesco ammonisce sulla polveriera dei poveri

La Giornata mondiale dei poveri, si potrebbe anche chiamare con verità la Giornata che disturba il nostro benessere. Francesco l’ha lanciata ormai da due anni e il prossimo novembre si svolgerà la terza edizione di una iniziativa inventata dal papa in coerenza con il suo nome per ricordarci che per i poveri non si fa abbastanza. Non a caso i poveri restano ancora una vera polveriera pronta ad esplodere. Se di fronte a questa sfida millenaria le società non hanno una soluzione, i cristiani non si possono contentare di fare saltuarie opere di bene senza cambiare prospettive di vita. Proprio i cristiani, in particolare sono invitati dal papa a guardare i poveri con l’agire di Dio nei loro confronti. Da quando sono stati scritti i testi della Bibbia, ossia dal primo millennio prima di Cristo, si è scoperto come Dio agisce in favore dei poveri. Egli è colui che ascolta, interviene, protegge, difende, riscatta, salva il povero. Non è indifferente, gli rende giustizia e non lo dimentica.

Ispirandosi a questa visione secondo cui La speranza dei poveri non sarà mai delusa da parte di Dio, Francesco spolvera la memoria dei credenti e dei non credenti alle prese di una lotta continua  che accompagna il rapporto dell’uomo con Dio e dei ricchi con i poveri. Non si è mai placata la ricerca dell’uomo di una risposta convincente davanti alle ingiustizie, alle sofferenze e alla precarietà della vita, dove poveri e innocenti soffrono a causa dell’arroganza di chi li opprime. Perché Dio non interviene? In realtà Francesco ricorda che Dio è già intervenuto con chiarezza. Con Gesù si è perfino identificato con i poveri. “Sfuggire da questa identificazione equivale a mistificare il Vangelo e annacquare la rivelazione”.

Eppure quanti poveri si incontrano ogni giorno sotto il cielo dell’intero Pianeta. I poveri “sono sempre più poveri e oggi lo sono ancora di più. Eppure Gesù, che ha inaugurato il suo Regno ponendo i poveri al centro vuole dirci proprio questo: Lui ha inaugurato, ma ha affidato a noi, suoi discepoli, il compito di portarlo avanti, con la responsabilità di dare speranza ai poveri. E’ necessario soprattutto in un periodo come il nostro, rianimare la speranza e restituire la fiducia. E’ un programma che la comunità cristiana non può sottovalutare. Ne va della credibilità del nostro annuncio e della testimonianza dei cristiani”.

Non è un caso dunque ma una scelta precisa che Francesco denuncia senza stancarsi l’ingiustizia verso i poveri: “Si possono costruire  tanti muri e sbarrare gli ingressi per illudersi di sentirsi sicuri con le proprie ricchezze a danno di quanti si lasciano fuori. Non sarà così per sempre”. Francesco non dispone della forza delle armi o dell’economia ma solo della forza della profezia: “Il giorno del Signore distruggerà le barriere create tra Paesi e sostituirà l’arroganza di pochi con la solidarietà di tanti. La condizione di emarginazione in cui sono vessati milioni di persone non potrà durare ancora a lungo. Il loro grido aumenta e abbraccia la terra intera”. Come scriveva don Primo Mazzolari, la cui tomba il papa ha visitato con quella di don Milani, “Il povero è una protesta continua  contro le nostre ingiustizie; il povero è una polveriera. Se le dai fuoco, il mondo salta”.

Presentando il Messaggio il vescovo Rino Fisichella ha informato di una concreta iniziativa per la Giornata Mondiale sulla falsa riga dello scorso anno quando venne realizzato un Presidio Sanitario in Piazza San Pietro. “Di fatto, un vero ospedale mobile con diverse specializzazioni, dove chi ha bisogno potrà ricevere cure mediche gratuite. Con l’esperienza  dello scorso anno, si potrà accrescere sia il numero di nuove specializzazioni mediche, sia la presenza di tanti medici volontari. Lo scorso anno, solo a titolo esemplificativo, sono state fornite più di 3000 prestazioni, e con un senso di gioia e di responsabilità possiamo dire che sono state salvate realmente delle vite.

Per quanto riguarda le malattie infettive (cirrosi epatiche, HIV, tubercolosi) possiamo dire che sono stati effettuati 203 interventi su persone nella media di 40 anni; il 75,4% non aveva mai realizzato un test; 6/10 persone sono risultate positive alla cirrosi, 1 all’HIV, 41/132 al Mantoux (tubercolosi). Il 77,8% erano disoccupati e il 19,7% sottoccupati; 3 persone sono state trovate in corso di infarto… insomma, un servizio che è stato un concreto segno di speranza per tanti che incontriamo per la strada e spesso sono fantasmi”. Forse si tratta di una risposta indiretta a quanti mal sopportando poveri e immigrati se ne lavano le mani pensando che sia possibile accoglierli tutti in Vaticano.

Sono comunque lodevoli iniziative che rischiano forse di riproporre, aggiornate, le opere di carità di un tempo, certamente benemerite, ma non sufficienti a incarnare la visione politica di Francesco che intende denunciare un dato di fatto: “Passano i secoli ma la condizione di ricchi e poveri permane immutata, come se l’esperienza della storia non insegnasse nulla. Le parole del Salmo, dunque, non riguardano il passato, ma il nostro presente posto dinanzi al giudizio di Dio. Anche oggi dobbiamo elencare molte forme di nuove schiavitù a cui sono sottoposti milioni di uomini, donne, giovani e bambini.

Incontriamo ogni giorno famiglie costrette a lasciare la loro terra per cercare forme di sussistenza altrove; orfani che hanno perso i genitori o che sono stati violentemente separati da loro per un brutale sfruttamento; giovani alla ricerca di una realizzazione professionale a cui viene impedito l’accesso al lavoro per politiche economiche miopi; vittime di tante forme di violenza, dalla prostituzione alla droga, e umiliate nel loro intimo. Come dimenticare, inoltre, i milioni di immigrati vittime di tanti interessi nascosti, spesso strumentalizzati per uso politico, a cui sono negate la solidarietà e l’uguaglianza? E tante persone senzatetto ed emarginate che si aggirano per le strade delle nostre città?” poveri nelle discariche “diventati loro stessi parte di una discarica umana, “trattati da rifiuti, senza che alcun senso di colpa investa quanti sono complici di questo scandalo”. Gli interrogativi lanciati da Francesco restano a inquietare le coscienze risvegliate dall’illusione comoda  e soporifera di potersi difendere dai poveri lasciandoli fuori dell’uscio.