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Il fuoco sfregia il nostro Paese, ma il Corpo Forestale non esiste più

I danni creati dalla riforma voluta dalla ministro Madia sono sotto gli occhi di tutti.

Paolo Salvatore Orrùdi Paolo Salvatore Orrù   
Il Piemonte brucia
Il Piemonte brucia

Quando il fuoco sfregiava i boschi del Vesuvio era stato chiesto l’apporto dei Canadair francesi. Per tentare di salvare il salvabile sul monte Morrone era stato invocato l’intervento di aerei e piloti provenienti dal Marocco. Ora che la Val di Susa è già un deserto, lo Stato ha chiesto l’intervento dei Canadair croati. Le cose cambiano: un tempo erano gli altri a chiedere il nostro contributo, perché per quasi due secoli il Corpo dei Forestali (Cfs) aveva svolto con onore uno dei suoi compiti istituzionali più importanti: prevenire e combattere gli incendi.

Competenze che non esistono più, mortificate in altri compiti: il Cfs è solo una casella in più dell’organico dell’Arma. I danni creati dalla riforma Madia sono sotto gli occhi di tutti: i mezzi che prima intervenivano efficientemente ora sono fermi nei garage e negli hangar, mentre le nostre foreste continuano a bruciare di fronte ai volontari che inermi affrontano il disastro. La Forestale era una delle istituzioni più apprezzate nel Paese, per la concretezza del suo operato nella difesa, nella salvaguardia del territorio e del patrimonio ambientale. Un compito che il Cfs aveva svolto con onore, come dimostrano i numerosi riconoscimenti ricevuti nei quasi 200 anni della sua esistenza. Era un organismo pluridisciplinare e flessibile che sapeva adattare la sua operatività alle svariate esigenze del momento, anche perché i quadri venivano formati prevalentemente nelle nostre Università di Scienze Forestali.

Ancora, come nei racconti più belli, la favola del Corpo comincia con il classico “c’era una volta”, cui però ora va aggiunto un malinconico, “ma ora non c’è più”. Perché con quelle norme, dettate più dai famigerati “patti di stabilità” che dalle effettive necessità del territorio, si è giunti a una perversa gestione degli uomini del corpo forestale, allo svilimento della parte tecnico-scientifica, per valorizzare la componente giustizialista con l’accorpamento ad un corpo di polizia, quello dei Carabinieri, ben più autorevole e strutturato nel settore.  Qui non si vuole mettere in discussione le capacità, indubbie e sperimentate, dell’Arma, ma di sicuro la sensibilità istituzionale alla conoscenza e alla salvaguardia dell’ambiente non si acquisisce per legge, ma è un processo che si sviluppa in decenni di studi e di applicazione.

Lo smantellamento delle sue varie branche del Corpo Forestale rappresenta, lo dimostrano i fatti, un vulnus micidiale per la difesa del territorio. Dal Nord al Sud, l'Italia brucia: In queste ore, ad essere sotto attacco è il Piemonte, alle prese con un nemico che per quel territorio era quasi sconosciuto, senza poter utilizzare l’apporto di un ente che di queste cose si era occupato sin dal 1800. Le leggi possono essere emanate in poco tempo, ma l’esperienza non si trasmette per legge. Il miracolo non si può fare neanche a suon di ordinanze, lo sa anche il generale Antonio Ricciardi, comandante dell’Unità per la Tutela Forestale, Ambientale e Agroalimentare, che agli oltre settemila neo-carabinieri-forestali aveva impartito regole precise in caso di incendio: chiamare i Vigili del Fuoco e andarsene.

L’intervento diretto è consentito solo in caso di “piccoli fuochi”. Incredibile, ma vero.  Purtroppo alla ministro Madia queste cose non le importano affatto. Il Cfs è ormai solo un ricordo. I cittadini e lo Stato hanno perso un organismo collaudato di conoscenza e di controllo eco sistemico del territorio soprattutto capace di valutarne la resilienza che ci indica gli eventuali interventi da attuare per prevenire i disastri naturali. A combattere gli incendi restano solo i vigili del fuoco, che con lo stesso numero di uomini e di mezzi ora devono fare anche quello che faceva il Corpo Forestale senza averne la competenza (si sono sempre preoccupati degli incendi nelle città).

Con le foreste ora divampa la polemica contro la norma ammazza forestali. Non bastava la decisione del Tar dell’Abruzzo, sezione di Pescara, del 17 agosto, ora a contestare la legittimità della soppressione del Cfs e l’assorbimento del suo personale nell’Arma, riforma voluta nel 2016 dal Governo Renzi in base alla legge delega Madia, finisce anche in Europa. Dopo la Corte costituzionale, anche il Comitato europeo dei diritti sociali – l’organo del Consiglio d’Europa che sovraintende al rispetto dei diritti sociali e dei diritti dei lavoratori da parte degli Stati europei – vuole vagliare la riforma.

Paolo Salvatore Orrùdi Paolo Salvatore Orrù   

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