[L’inchiesta] Dai soldi per i conigli selvatici al “reddito di libertà” per le donne, i fondi facili della Regione più spendacciona d’Italia

Dai borghi belli fino ai teatri, alla musica e ai posti di lavoro. Esplode la spesa pubblica alla Regione Sicilia: 120 articoli per la Finanziaria, che rischia il naufragio. Ecco la lista travolta dalle polemiche

[L’inchiesta] Dai soldi per i conigli selvatici al “reddito di libertà” per le donne, i fondi facili della Regione più spendacciona d’Italia

Era entrata in Commissione Bilancio con trentacinque articoli, ne è uscita con centoventi. Dentro, una marea di spese spicciole: soldi ai comuni, finanziamenti a spettacoli, fiere, sagre, iniziative varie sui territori, e un malloppo di assunzioni, che non mancano mai. E' la Legge Finanziaria della Regione Sicilia. Deve essere approvata entro il 30 aprile, data nella quale scade l'esercizio provvisorio. Una corsa contro il tempo. Per arrivare al traguardo si è dovuto dire sì all'onda lunga di emendamenti “politici”: una bella moltiplicazione degli articoli,  delle spese e dei beneficiari.

Legge pachidermica

Il problema, ora, però è che l'approvazione di una legge pachidermica rischia di impantanarsi proprio per la sua voluminosità. Il testo sarebbe dovuto già arrivare nell'Aula regionale. Ma gli uffici non sono riusciti a completare l'intera istruttoria sul testo. E oggi tutto l'esame diventa complicato. Considerate le feste bisognerebbe andare al ritmo di trenta articoli al giorno: un passo impossibile visto che Movimento Cinque Stelle e Pd, dall'opposizione, hanno affilato le armi e promettono battaglia.

La mancette

Al Parlamento nazionale si chiamano mancette. Fu addirittura coniato il termine di legge mancia, per indicare quella tendenza dei parlamentari a infilare in un provvedimento di spesa specifico, tutta una serie di finanziamenti locali per le attività più svariate. Coriandoli, li hanno chiamati, a volte. Clientele, dicono i più cattivi. Rapporto col territorio, sostengono invece i protagonisti. C'era una volta la Tabella H, proprio in Sicilia: una sorta di contenitore di mille spese particolari, capaci di rispondere a esigenze minute ma pesantissime sul piano dei rapporti. Ora tutto finisce in Finanziaria: un provvedimento che dovrebbe fissare criteri di carattere complessivo, orientare un progetto di spesa e una idea di sviluppo. E che invece si ritrova, nei suoi 120 articoli, a raccogliere tanta polvere, tante briciole, tanti frammenti.

Soldi a pioggia

Una misura per il ripopolamento dei conigli selvatici: ben duecentomila euro. Contributi per la Targa Florio: trecentomila euro. Sostegni economici alla prima regata di Gela: cinquantamila euro. Soldi a chi è stato insignito del titolo di Borgo più bello d’Italia e a chi ha avuto la Bandiera Blu per spiagge e mare. Denaro per il Luglio musicale trapanese, sostegno in soldi per il Teatro comunale di Adrano. E l'infinita storia del Teatro popolare Samonà di Sciacca, una opera pubblica interminabile, progettata 45 anni fa, finanziata già per diversi milioni di euro. E poi ancora:  esenzione del bollo auto per disagiati, estensione del Reddito di inclusione, soldi alle giovani coppie che vogliono acquistare la prima casa, e il “Reddito di libertà” per le donne vittime di violenza. Chi più ne ha, più ne metta.

Lavori e lavoratori 

E poi, immancabile, il tema lavoro. Qualcuno ha detto che il reddito di cittadinanza in Sicilia c'è già: ed è il lavoro pubblico, una vera sacca di ammortizzazione del disagio economico. Anche con questa legge Finanziaria, la Sicilia tenta un nuovo inserimento di personale. Ad essere assunti in pianta stabile alcuni lavoratori di sacche storiche di precariato. Stabilizzazioni in vista per i Lavoratori socialmente utili dei Comuni, per il personale di Pip (2500 persone) e consorzi Asi. Nuovi ingressi anche negli ormai famosi forestali, incuranti di vari pronunciamenti della Corte dei Conti, che più volte ha segnalato come il settore pubblico abbia usato in modo distorto le assunzioni, peraltro compiute con procedure non concorsuali ma mediante ingresso nel precariato, spesso attraverso la via breve delle partecipate, e poi stabilizzazione.

Rischio naufragio

Una legge che oggi, oliata a destra e a manca, vogliono ormai un poco tutti, almeno nella maggioranza, ma che proprio per le sue dimensioni rischia il naufragio. Prima la mannaia degli uffici stessi dell'Ars, che stanno elaborando pareri severissimi sugli articoli di spesa. Poi il fuoco di fila delle opposizioni. Infine, il rischio di nuove censure della magistratura contabile e perfino di una impugnativa dello Stato. La tensione è alta, a questo punto, e il governo di Musumesi rischia grosso. Il tempo è stretto, gli articoli sono troppi. La discussione inizierà il 26, in Aula potrebbero arrivare nuovi emendamenti. “Non ci saranno sedute notturne. Potete metterci la mano sul fuoco”, ha assicurato il presidente dell’Ars, Gianfranco Micciché, secondo quanto riportato dal Fatto quotidiano. Ma lo stesso presidente ha segnalato subito una “esigenza”: “Gli uffici dell’Ars – dice – non esistono più: manca il personale e bisogna fare al più presto i concorsi”. Magari c'è ancora spazio per un nuovo articolo.