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Il caso Fluorsid e le pecore ammalate, il Consorzio industriale caccia i pastori che hanno denunciato i veleni

L'industria del fluoro citata per danni nel 2015, a marzo scorso la lettera del Cacip. I Carboni: "Non sarà facile trovare un altro luogo per le bestie"

Antonella A. G. Loidi Antonella Loi   
Una foto di Google Map dove si nota l'area della Fluorsid
In bianco l'area della Fluorsid presa da Google Map

"Gran parte delle pecore del gregge si presentano magre e in cattivo stato di nutrizione, il vello ispido e opaco". "Un gran numero di soggetti presenta anomalie alla dentatura, in molti soggetti i denti appaiono anneriti, consumati precocemente e in modo irregolare". Le pecore di Francesco e Alessandro Carboni si mostrano così, in tutta la bruttura di una vita avvelenata. Ad accertare "la fluorosi" di cui sono affette è una relazione sullo stato sanitario del gregge dell'azienda zootecnica in località Pranu e Mesu di Assemini, nella zona industriale di Cagliari, a pochi passi dalla Fluorsid Spa. A scriverla è il veterinario Vittorio Sechi, dipendente della Asl 8, che nel 2014 elenca i sintomi accertati nei 285 capi ovini da lui visitati. La patologia che ha colpito le pecore è grave, sostiene il medico, e comporta la "perdita di uno o più denti" che spesso "ballano nelle gengive o protrudono in modo abnorme". Una patologia che provoca grande sofferenza e che causa "il dimagrimento" e i conseguenti "scadenti risultati produttivi dell'allevamento". 

Il Cacip: via dai nostri terreni

E’ su questa base che i due allevatori, padre e figlio, nel 2015 intentano una causa risarcitoria contro la Fluorsid - nel frattempo caduta nel ciclone giudiziario culminato nel recente arresto di sette persone - che considerano responsabile della contaminazione dei terreni che fa ammalare le loro pecore. La società che produce derivati del fluoro, a sua volta chiama in causa il Cacip, proprietario dei terreni adibiti a pascolo. La strada giudiziaria è ancora lunga. Non così però la reazione del Consorzio che decide di non rinnovare più il contratto con i Carboni: a partire dal prossimo 9 giugno, i due fondi infatti dovranno essere liberati. E poco male se le pecore pascolano in quell'area da più di quarant'anni, le condizioni sono cambiate.

La lettera con cui si invitano i due allevatori a lasciare i luoghi è datata 9 marzo: due mesi e mezzo prima che la Gip del Tribunale di Cagliari, Maria Cristina Ornano, emanasse l'ordinanza di custodia cautelare con cui si ricostruiscono le presunte attività illecite della Fluorsid, sospettatta di aver contaminato con le sue polveri di fluoro incontrollate e con gli sversamenti, l'aria, i terreni e le falde acquifere circostanti. Anche le pecore di Francesco e Alessandro sembrano averne fatto le spese.

Il precedente e il risarcimento del '96

Il braccio di ferro tra i due allevatori, assistiti dallo studio legale Farneti-Ciboddo, e l'industria dei derivati del fluoro ha però un precedente importante. La storia ha inizio nel 1983, quando Salvatore e Ignazio, padre e fratello di Francesco Carboni, trascinano in tribunale la società fondata dal conte Giulini e oggi di proprietà del figlio Tommaso (patron del Cagliari Calcio) "per ottenere il risarcimento dei danni conseguenti alla contaminazione da fluoro dei terreni nella loro disponibilità nell'area vicina alla Fluorsid". Come ricordato nell'ordinanza dalla Gip Ornano, i due chiesero e ottennero un "elevato risarcimento" perché la corte d'Appello di Cagliari riconobbe che "la fluorosi cronica contratta dagli ovini dei Carboni era da attribuirsi all'attività svolta dalla Fluorsid". Nella sentenza del 1996 il giudice di secondo grado affermò infatti che la Fluorsid non aveva adottato "gli accorgimenti occorrenti per evitare che il fluoro impiegato nello stabilimento di Grogastu si spandesse nei terreni circostanti inquinandoli". 

Il tempo da allora sembra essersi fermato. Come sostiene la Gip, dopo la sentenza "nulla era mutato". E i referti veterinari - oltre quello del dottor Sechi, agli atti ci sono anche le testimonianze dei veterinari Carla Alongi, Giuseppe Matta e Mua Alberto, tutti della Asl 8 - confermano la grave patologia delle pecore. Il dottor Mua in particolare constatava nel 2015 "deformazioni sugli animali della azienda Carboni, riconducibili alla patologia in parola". Gli effetti devastanti della fluorosi insomma sono ancora presenti, mentre anche Arpas e Ispra, scrive la giudice, acquisivano documentazione che rilevava "gravi criticità". 

I pastori: cerchiamo un altro luogo dove stare

"Stiamo cercando un altro posto dove portare le nostre bestie, ma non è facile", dice Francesco, 65 anni, in tono sbrigativo. Lo abbiamo incontrato nella sua casa rurale in località Planu e Mesu, comune di Assemini e cuore della zona industriale del capoluogo sardo. "In questo posto è ormai difficile lavorare", afferma. Poco lontano si scorgono le ciminiere della Fluorsid e l'erba secca nei campi intorno alla casa-azienda - nella quale vivono anche la moglie e Alessandro con i tre figli piccoli - racconta di condizioni ambientali difficili. "Qui accanto stanno costruendo una centrale a biomasse", spiega Salvatore, l'altro figlio di Francesco. "Fino a poco tempo fa pascolavamo il gregge anche lì - aggiunge mentre indica la grande area recintata accanto all'azienda del padre e del fratello - poi il Cacip lo ha venduto. Ma forse è meglio così: le polveri di fluoro arrivano sempre e le pecore si ammalano".   

Antonella A. G. Loidi Antonella Loi   
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