Dhl nella bufera: fatture false, sfruttamento e mancati contributi. Sequestrati 20 milioni, indagati i vertici

Dall'inchiesta è emerso che attraverso finte cooperative sarebbero stati creati "meri serbatoi di manodopera" che attraverso un giro di fatture false l'azienda avrebbe abbattuto i propri costi

Dhl nella bufera: fatture false, sfruttamento e mancati contributi. Sequestrati 20 milioni, indagati i vertici
TiscaliNews

Dhl nella bufera. La Guardia di Finanza ha disposto il sequestro di 20 milioni di euro nei confronti della Dhl Supply Chain Italy spa, società del 'colosso' della logistica, per una presunta maxi frode sull'Iva. Dall'inchiesta denominata "Mantide" è emerso che, attraverso società di intermediazione e 'finte' cooperative, sarebbero stati creati "meri serbatoi di manodopera", ossia lavoratori della logistica a cui le società intermediarie, tra l'altro, non versavano in gran parte i contributi. Attraverso un presunto giro di false fatture, emesse dalle società a vantaggio di Dhl, quest'ultima avrebbe abbattuto i propri costi e allo stesso tempo le altre società non versavano l'Iva dovuta e nemmeno i contributi per i facchini impiegati nelle consegne per conto di Dhl. Il sequestro d'urgenza disposto dalla Procura dovrà passare per un gip per la convalida.

Le cooperative coinvolte 

Ricostruendo la "filiera della manodopera" sarebbe stato accertato che i rapporti di lavoro "con la società committente", spiegano gli investigatori della Gdf, ossia Dhl, venivano "schermati" da un consorzio, una "società filtro", che si avvaleva a "sua volta di 23 società cooperative", le società "serbatoio", che si avvicendavano nel tempo "trasferendo la manodopera dall'una all'altra, omettendo sistematicamente il versamento dell'Iva e, nella maggior parte dei casi, degli oneri di natura previdenziale". Alla stessa Dhl Supply Chain Italy è stata notificata "una informazione di garanzia in tema di responsabilità amministrativa degli enti in relazione agli illeciti penali commessi dai dirigenti".

 

Indagati

Sono indagati Fedele De Vita, presidente della società fino al 2018, e Antonio Lombardo, presidente dal maggio 2018. Entrambi sono accusati di reati fiscali perché "al fine di evadere l'Iva, avvalendosi di fatture per operazioni giuridicamente inesistenti emesse dal Consorzio Industria dei Servizi, simulando contratti di appalto in vece di contratti di somministrazione di mano d'opera, nelle dichiarazioni Iva della DHL Supply Chain (Italy) Spa relativi alle annualità 2017, 2018, 2019, 2020, indicavano elementi passivi fittizi (IVA indetraibile) per un ammontare complessivo" di oltre 20,7 milioni di euro.

Come funzionava il sistema

Dall'inchiesta è emerso che, tra il 2016 e il 2019, sarebbero stati oltre 1500 i lavoratori assunti dalle 'finte' cooperative che facevano parte del "sistema". Tra l'altro, scrivono i pm, "le acquisizioni informatiche effettuate durante l'attività di perquisizione, le intercettazioni telefoniche nonché le acquisizioni attraverso banche dati confermano una realtà non certo isolata nel territorio lombardo". Una realtà fatta di "contratti di somministrazione illecita di manodopera fatti passare come contratti di appalto", tariffe "imposte dal committente, che non sono in grado di remunerare la manodopera" e l'omesso versamento "di IVA e contributi da parte dei serbatoi di dipendenti, come condizione necessaria per remunerare il lavoro, condizione sostanzialmente 'imposta' dal committente", ossia Dhl.

Il tavolo di accordo

La Procura fa notare anche che "per contrastare questo fenomeno, il 14 Ottobre 2019, si è aperto in Prefettura a Milano un tavolo con le principali istituzioni, associazioni e player di settore con il fine di stipulare un 'Patto' finalizzato al rispetto pieno dei diritti dei lavoratori e della concorrenza leale" nel settore della logistica. Dhl, tra l'altro, è stato "attore principale di questo tavolo". Nel maggio del 2019, infatti, il Tribunale di Milano, su richiesta del pm Storari, aveva posto "in amministrazione giudiziaria Ceva Logistics per il reato di caporalato in seguito all'inchiesta sul consorzio Premium Net, che gestiva la movimentazione della Città dei Libri di Stradella". E in seguito era stato creato il "tavolo" per contrastare il fenomeno del caporalato nella logistica. (ANSA).