[La polemica] Ma quale finale a Boston. Il vero e il falso della scuola del Sud che non può finanziare il viaggio dei suoi geni

Un caso da manuale di come un lavoro di ritocco sulle esagerazioni, annullando le sfumature, e rincorrendo il clamore, con una catena di rilanci senza verifica, possa trasformare una notizia in una bufala, attivando una sequenza di reazioni perfino ridicole. Il Tg3 finanzia la trasferta a Boston dei giovani napoletani che hanno vinto e non hanno i soldi. Colletta dei parlamentari. I soldi ce li mette la presidente del Senato, Casellati, che ha telefonato al prefetto di Napoli

Maria Elisabetta Alberti Casellati, presidente del Senato, e Carlo Rubbia (D), premio Nobel per la fisica e senatore a vita, con i tre studenti dell'istituto tecnico industriale 'Augusto Righi' di Napoli
Maria Elisabetta Alberti Casellati, presidente del Senato, e Carlo Rubbia (D), premio Nobel per la fisica e senatore a vita, con i tre studenti dell'istituto tecnico industriale 'Augusto Righi' di Napoli

Non era vero che i ragazzi dell’Istituto Augusto Righi di Napoli avevano vinto un concorso internazionale e non avevano i soldi per volare a Boston, a ritirare il premio. Lo dice a chiare lettere il Politecnico di Torino, che organizza in Italia quel concorso, con una nota pubblicata sul suo sito, aprendo così uno squarcio su come notizie inesatte possano diffondersi così rapidamente da produrre effetti prima ancora che vengano rettificate.

Due precisazioni

“In riferimento agli articoli di stampa pubblicati in questi giorni e alla conseguente gara di solidarietà per gli studenti dell’Istituto Tecnico Industriale Righi di Napoli - si legge nel comunicato - finalizzata alla partecipazione alla finale del campionato Zero Robotics, il Politecnico di Torino, coordinatore del torneo europeo della Zero Robotics Competition, nella persona del prof. Leonardo Reyneri, specifica che i vincitori del torneo 2018 non sono ancora stati decretati e che la finale per le squadre europee si svolgerà ad Alicante (Spagna), non al MIT di Boston”.

Una catena di equivoci

La notizia era stata data dal quotidiano La Stampa, poi ripresa dall’Huffington post, e poi a catena da tutti gli organi di informazione italiana. Difficile capire dove si siano mescolate le carte. Nulla di quello raccontato è del tutto falso ma niente è completamente vero. Si sono uniti fatti e auspici, progetti e paure. Ne sono venuti fuori titoli un po’ esagerati, letture frettolose, conclusioni grossolane e da lì una catena inarrestabile di equivoci.

Ciò che è vero

Partiamo da ciò che è vero. L’istituto tecnico industriale Augusto Righi, con alcuni suoi studenti partecipa al concorso Zero Robotics. I tre ragazzi sono al secondo posto della classifica. Potrebbero andare in finale. Se accadesse, la scuola avrebbe difficoltà a finanziare il viaggio. Da qui in poi, finisce il vero e comincia la fantasia.

Ciò che è falso

“Zero Robotics – chiarisce la nota del Politecnico - è un torneo tra studenti delle scuole superiori di tutto il mondo che si sfidano, suddivisi in tre aree geografiche (Europa + Federazione Russa, Americhe, Australia), nella programmazione degli SPHERES, piccoli satelliti sferici ospitati all'interno della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Il torneo di quest’anno è ancora alle fasi iniziali e la classifica viene aggiornata in tempo reale seguendo i risultati dei successivi step della gara, fino alle fasi finali; i vincitori saranno decretati a metà gennaio 2019”. La prima notizia falsa, quindi, è che i ragazzi di Napoli siano vincitori. Non hanno vinto nulla. Sono secondi, con un ottimo punteggio. Ma “tutte le 84 squadre attualmente in classifica – chiarisce il Politecnico - sono ancora in gara e non è possibile sapere ora chi parteciperà alla finale e ancor meno chi vincerà”. Si saprà tra due mesi e solo allora, eventualmente, ci si potrà porre il problema di partire. Ma che c’entra Boston? Qui arriva la seconda notizia falsa, o “non del tutto vera”, come ha voluto puntualizzare qualcuno.

La finale in Spagna

“La finale vera e propria della competizione internazionale – puntualizza la nota del Politecnico di Torino - si svolge per tutti i partecipanti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, in orbita terrestre; le finali vengono però trasmesse in diretta e tutti i concorrenti possono assistere da terra alle prove della gara in tre location definite: per le squadre europee e russe la finale di quest’anno è prevista ad Alicante (Spagna), per gli americani al MIT di Boston e a Sidney per l’Australia”. I ragazzi di Napoli partecipano al torneo europeo e quindi, eventualmente, dovessero andare in finale, avrebbero il problema di raggiungere Alicante e non Boston.

Il sogno di Boston

Com’è nata la notizia di Boston? Anche qui c’è una spiegazione. “Anche per l’anno precedente le finali per le squadre europee e russe si sono svolte in Europa, e in particolare a Torino – dice il comunicato del Politecnico -. C’è la possibilità di assistere alle finali anche dalla sede del MIT, dove si svolge la finale a terra per le squadre americane, cosa che in passato alcune scuole anche italiane hanno fatto su base puramente volontaristica e reperendo autonomamente i fondi, in modo indipendente rispetto al concorso Zero Robotics”. Quindi, andare a Boston è un sogno, non una necessità. Ci si andrebbe per il piacere di farlo non per ritirare premi.

Sequenza di condizionali

Ricapitolando: i ragazzi napoletani sono bravissimi. Concorrono. Sono al secondo posto. Potrebbero andare alle finali europee, ad Alicante. Ma vorrebbero tanto andare a Boston. Se capitasse di finire in finale (si saprà a gennaio) potrebbero essere problemi a finanziare la trasferta. Questa sfilza di condizionali è diventata notizia. Di articolo in articolo, ha assunto toni perentori. “Trecento scuole da tutto il mondo – scrivono in tanti -, una competizione organizzata dal Mit e dalla Nasa, tre ragazzi napoletani determinati, e nemmeno maggiorenni, vincenti”. Vincenti in che senso? Non hanno vinto.

Senza fondi

“Ma la scuola, l'istituto tecnico industriale "Augusto Righi" – ribadiscono a catena un po’ tutti i quotidiani -, non ha fondi sufficienti per partire in America dove giocarsi le fasi finali". Non avrebbe i fondi se i ragazzi volessero andarci, si sarebbe dovuto scrivere. Ma la notizia avrebbe avuto un altro sapore. “I tre ragazzi sono arrivati al secondo posto della competizione scolastica”, scrivono ancora molte testate. Anche qui non proprio vero: sono attualmente al secondo posto ma il concorso si chiude a gennaio.

La solidarietà

Insomma, un caso da manuale di come un lavoro di ritocco sulle esagerazioni, annullando le sfumature, e rincorrendo il clamore, con una catena di rilanci senza verifica, possa trasformare una notizia in una bufala, attivando una sequenza di reazioni perfino ridicole. Il Tg3 finanzia la trasferta a Boston dei giovani napoletani che hanno vinto e non hanno i soldi. Questo uno dei titoli rimbalzati ieri sulle testate on line. Colletta dei parlamentari. I soldi ce li mette la presidente del Senato, Casellati, che ha telefonato al prefetto di Napoli.

Una commedia buffa

Una commedia buffa, alla fine, che ci fa capire quanto sottile sia il confine tra il vero, il falso e il verosimile, e di come siamo alla fine disposti a credere come vere tutte le cose che confermano le nostre convinzioni. Che tre ragazzi di Napoli siano geniali ci piace molto pensarlo. Che vincano un concorso internazionale, ci fa sognare. Che non abbiano i soldi per andarci, ci conferma lo stereotipo della povera scuola perduta al Sud senza denari. Che si attivi la catena solidale, è il grande cuore degli italiani. Peccato che ci siamo fabbricati tutto a tavolino. Se il mondo non conferma i nostri pregiudizi, pieghiamo il mondo e lo facciamo come piace a noi. Intanto, però, speriamo di non aver portato sfortuna ai ragazzi di Napoli. Sono secondi, la gara si chiude a gennaio, cercate di vincere. Tanto i soldi si trovano, lo sapete.