Faccia d’angelo a Saviano: “Le mafie possono essere sconfitte solo liberalizzando la droga”

Nell’intervista esclusiva, il giornalista di Repubblica sa cogliere anche in un ex criminale come Felice Maniero un aspetto importante, quello dell’intelligenza per poi piegarla in una considerazione che vorrebbe (dovrebbe) far riflettere tutte le forze politiche (e non solo) del nostro Paese

Nel combo, Felice Maniero e Roberto Saviano
Nel combo, Felice Maniero e Roberto Saviano

Gli articoli di Roberto Saviano si possono anche non condividere, ma una cosa è certa: lasciano sempre il segno. La sua intervista a Felice Maniero, un nome probabilmente poco noto alle nuove generazioni, avvince, stringe un nodo in gola, costringe a pensare. Il grande giornalista sa cogliere anche in un ex criminale un aspetto importante, quello dell’intelligenza (lo aveva colto anche il giudice Pavone che di Maniero aveva detto: “ha gettato il patrimonio della sua intelligenza in imprese criminali”) per poi piegarla in una considerazione che vorrebbe (dovrebbe) far riflettere tutte le forze politiche (e non solo) del nostro Paese.  

E in effetti l’ex boss ha detto una cosa che in Italia solo i radicali di Marco Pannella (e qualche socialista della vecchia scuola) hanno professato invano per decenni: per far fallire gli affari delle mafie sarebbe più che opportuno liberalizzare la droga. Perché, ha spiegato l’ex primula veneta rispondendo a una domanda di Saviano (“per cui, per un narcotrafficante, il nemico principale è legalizzazione?”) “io ne sono certo. Mi metto nei miei panni di una volta eh” … “no, io sto ragionando come distruggere le mafie. A un prezzo che si pagherà ovviamente”. Perché ha sostenuto Maniero “il traffico di droga è oggi l’unica fonte di reddito delle mafie, la legalizzazione per le organizzazioni sarebbe la ghigliottina”. Da queste parole si può trarre anche un’altra conseguenza: la prostituzione e gli altri traffici collaterali, quasi sempre anche le rapine, servono per trovare le risorse che poi verranno rinvestite in acquisto di stupefacenti.L’ex bandito, che di sicuro non ha frequentato i banchi delle grandi università, dice una cosa che tutti sanno sin dai tempi del famigerato proibizionismo made in Usa.

"I quartieri umili presto apparterranno al passato. Le prigioni e i riformatori resteranno vuoti. Tutti gli uomini cammineranno di nuovo eretti, tutte le donne sorrideranno e tutti i bambini rideranno. Le porte dell'inferno si sono chiuse per sempre" aveva detto il senatore che promosse la legge, Andrew Volstead, all'indomani dell'entrata in vigore della normativa. Dal giorno successivo il prezzo dell'alcol schizzò alle stelle, facendo nascere il conseguente mercato nero. Qualche anno dopo, illuminato in una nuova via per Damasco, il governo Stelle e Strisce abolì il protezionismo, lasciando disoccupati molti gangster, che furono costretti a licenziare la manovalanza e cercare di investire i quattrini guadagnati in altre attività, magari legali. La stessa cosa, sostiene in sostanza Maniero, potrebbe essere fatta nel nostro Paese.

Anche questa volta, il giornalista di Repubblica ha messo tanta carne sul fuoco, lo ha fatto tratteggiando da par suo un personaggio della mala che per più di venti anni è stato una dolorosa spina nel fianco delle nostre forze dell’ordine. Tra la metà degli anni ’70 e la metà degli anni ’90 nessun criminale poteva entrare in Veneto senza che pagare pegno a Faccia d’angelo, questo il nome d’arte del gangster, un uomo che era stato capace di trattare da pari a pari con i mammasantissima di mafia, camorra e ‘ndrangheta.  Quasi un personaggio di Rocambole, Maniero riuscì a evadere due volte da due carceri di massima sicurezza (era stato condannato, si legge nella sua biografia, per associazione mafiosa e sette omicidi).

Negli anni in cui era 'molto' operativo l’uomo si era dato da fare anche fuori dal lavoro, passava infatti molto del suo tempo tra yacht e ville con piscina. E quando il cielo volse al nero, nel 1995, diventa collaboratore di giustizia, accumulando nemici in quantità industriale. Tant’è che a distanza d’anni, oggi è un uomo libero, è costretto a vivere sotto copertura e con un nome e un cognome diversi.  “Da un ex trafficante – ha concluso Saviano – non si accettano, certo, lezioni, né indicazioni politiche, ma la testimonianza in questo caso è particolarmente significativa, perché Maniero ammette che per gli affigliati alle mafie – soprattutto per quelli delle mafie del Sud – la legalizzazione sarebbe stata la fine”.