Famiglia nel bosco, cosa è l'istruzione parentale e perché molti genitori la scelgono. Le differeze con l'"homeschooling"
Il caso dei bambini sottratti ai genitori ha scatenato il dibattito. Entro quali confini le leggi italiane permettono la suola a casa. In cosa differisce dall'"homeschooling" (che invece non è permessa)
Da giorni si parla con insistenza del caso della famiglia che vive isolata in un bosco in provincia di Chieti e a cui il Tribunale dell'Aquila ha tolto i tre figli minori. La questione sta dividendo l'opinione pubblica italiana con da una parte chi propende verso la necessità di tutelare i minori in applicazione delle leggi e chi invece pensa che dietro ci sia la volontà di abbattere ogni stile di vita alternativo a quello convenzionale. Anche la politica è entrata nel merito, non senza attacchi nei confronti del Tribunale dei minori - che ha emesso il provvedimento focalizzandosi sulla casa isolata, senza corrente elettrica e senza un bagno cui si aggiunge il fatto che i bambini non andavano a scuola -, tanto da spingere l'Associazione nazionale magistrati a sottolineare che la decisione dei giudici "si fonda su valutazioni tecniche: sicurezza, condizioni sanitarie, obbligo scolastico".
Uno degli elementi su cui concentra il dibattito è quello della scuola parentale (home schooling in inglese), ovvero l'istruzione tra le mura domestiche a cura dei genitori, a cui i tre bambini di origine anglo-austaliana, una bimba di otto e due gemelli di sei anni, sono sottoposti. I piccoli, a seguito della relazione degli assistenti sociali sono stati allontanati dalla casa di famiglia e portati insieme alla mamma in una struttura protetta. Ora la domanda a cui bisogna rispondere è se i diritti dei tre bambini siano stati violati e se le decisioni dei genitori possano condizionare questi diritti. La domanda che tutti si pongono gira intorno all'educazione e alla responsabilità dei genitori.
Cosa è la potestà genitoriale
A partire dal 2012 in Italia è entrata in vigore la legge che che ha sostituito la vecchia partia potestà con quella parentale, stabilendo che il minore non è proprietà del genitore e che i suoi diritti vanno rispettati. Ma cosa accade se le scelte degli adulti influiscono negativamente sul suo corretto sviluppo psicofisico, o mettono a rischio la sua salute come nel caso di rifiuto di vaccini o di una trasfusione? La risposta sta proprio nel dettato della legge che sostiene che il giudice minorile, chiamato ad applicarla, deve far prevalere quei diritti, prioritari proprio nell'interesse del minore.
La scuola a casa
Molto diffusa nei paesi anglosassoni e in particolare negli Usa, la scuola parentale interessa in Italia circa 16mila tra bambini e studenti. Quindi in Italia è permessa dalle leggi, ma a certe condizioni e sempre fino ai 16 anni. Si tratta di un sistema educativo per cui i genitori scelgono di istruire i figli tra le mura domestiche invece di iscriverli in una scuola tradizionale. In Italia la legge richiede che l'istruzione impartita rispetti gli obiettivi generali del sistema scolastico nazionale, anche attraverso l'uso di materiali didattici, tutor o corsi online. Ma non solo, se i genitori scelgono l’istruzione parentale devono rilasciare al dirigente scolastico della scuola più vicina una dichiarazione, da rinnovare anno per anno, sulla capacità tecnica o economica di provvedere all’insegnamento parentale. Il dirigente scolastico ha il dovere di verificare la fondatezza di quanto dichiarato dai genitori.
Il minore dovrà quindi ogni anno sostenere un esame di idoneità all’anno scolastico successivo in qualità di candidato esterno presso una scuola statale o paritaria, fino all’assolvimento dell’obbligo di istruzione. La scuola che riceve la domanda di istruzione parentale è tenuta a vigilare sull’adempimento dell’obbligo scolastico dell’alunno. A controllare non è competente soltanto il dirigente della scuola, ma anche il sindaco.
L'homeschooling è un'altra cosa
In Italia si tende a confondere l'homeschooling, secondo il modello anglosassone, con la scuola parentale permessa nel nostro Paese. La differenza sta nel fatto che secondo il modello italiano la famiglia non gestisce interamente il percorso di istruzione dei figli, scegliendo metodi programmi e anche i tempi come accade all'estero, ma segue le direttive ministeriali sui programmi scolastici e sugli obiettivi di ciascun anno. La scuola parentale, invece, è un progetto collettivo organizzato da più famiglie che condividono la responsabilità educativa, spesso con il supporto di docenti qualificati o educatori. In molte città italiane esistono gruppi di scuola parentale (sia off-line che online su Facebook) e realtà che organizzano incontri, laboratori e attività collettive, rendendo l’esperienza più condivisa e meno isolata.


















