“Il fallimento del Sole 24 Ore pagato a peso d’oro”, l’accusa ai vertici aziendali. Ecco gli stipendi milionari

Ecco il testo dell’intervento del giornalsita-azionista Angelo Mincuzzi all'assemblea degli azionisti del Sole 24 Ore di lunedì 14 novembre

“Il fallimento del Sole 24 Ore pagato a peso d’oro”, l’accusa ai vertici aziendali. Ecco gli stipendi milionari
di Angelo Mincuzzi

Il 2 maggio scorso il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, presenzia alle celebrazioni dei 150 anni del Sole 24 Ore alla Scala di Milano. Cosa sa il Capo dello Stato della situazione del giornale? Poche settimane prima, il presidente del Cda Benito Benedini aveva affermato che il gruppo era risanato e che restava da compiere solo l’”ultimo miglio”. I dati Ads registravano un boom di copie digitali e avevano spinto il giornale a un passo dal Corriere della Sera. Questo è ciò che a tutti era stato raccontato, Capo dello Stato compreso.

Quattro mesi dopo il quadro cambia. Nessun risanamento ma 49,8 milioni di perdite nel primo semestre, un patrimonio quasi azzerato, oltre 300 milioni di perdite in otto anni, un’indagine per falso in bilancio avviata dalla procura di Milano.

L’ad Donatella Treu e Benedini oggi non sono più ai loro posti. Dei tre manager che guidavano il gruppo resta solo il direttore editoriale e direttore di tutte le testate, peraltro sfiduciato il 5 ottobre dal 75% dei giornalisti del Sole 24 Ore.
Cosa ha fatto pensare ai tre manager - che hanno legato tra loro indissolubilmente i destini professionali e personali prendendo le decisioni strategiche del Sole 24 Ore - di poter raccontare un quadro così roseo al mercato, ai lettori, agli azionisti, ai dipendenti del gruppo e persino alla più alta carica istituzionale dello Stato, ridotta al ruolo imbarazzante di ignara comparsa nella rappresentazione di un grande bluff?

La perdita di credibilità provocata da questi comportamenti e dalla gestione fallimentare del gruppo, ormai sotto gli occhi di tutti, è un danno gravissimo per il giornale, per gli azionisti e per chi vi lavora. Le responsabilità personali andranno accertate e i giornalisti del Sole 24 Ore contribuiranno a renderlo possibile, a qualunque prezzo e a qualsiasi costo, anche sostenendo - se sarà richiesto - l’indagine dei magistrati di Milano.

Abbiamo il vizio di cercare la verità e abbiamo il difetto di essere testardi. Abbiamo le conoscenze, la capacità e il coraggio per raggiungere questo obiettivo. E’ una promessa.

Le cifre di questi ultimi anni sono la rappresentazione di un grande fallimento editoriale. Cento milioni di euro di perdita del solo quotidiano dal 2012 a oggi e un’emorragia di copie diffuse, calate dalle 261mila di marzo 2011 alle 203mila di settembre 2016: quasi 60mila copie perse. Una gestione fallimentare che, però, è stata lautamente retribuita nonostante i risultati pessimi, proprio come accadeva nelle società a partecipazione statale negli anni 70.

Nell’estate 2014 il CdA del Sole 24 Ore trasforma in fissa la parte variabile della remunerazione (Mbo e Lti) dell’ad, del direttore del quotidiano e dei dirigenti con responsabilità strategica. La decisione ha comportato un aggravio di 600mila euro all’anno sui conti del gruppo già minati da anni di perdite.

In quella occasione due consiglieri di amministrazione segnalano i rischi di "ritorni negativi di immagine" a causa di quella decisione. Temono "ritorni negativi" perché Confindustria propugna uno stretto legame tra salario e produttività, e certamente quella decisione di trasformare la retribuzione variabile in fissa indipendentemente dai risultati non può che provocare imbarazzo all’azionista del Sole 24 Ore. Viene da chiedersi in che modo questa strategia aziendale dello stipendio dei manager come variabile indipendente si possa definire coerente con quanto Confindustria dice a Cgil, Cisl e Uil nelle trattative per la riforma contrattuale.

Qualche mese dopo, a febbraio 2015, al direttore del quotidiano viene riconosciuta una buonuscita di 2,250 milioni di euro aggiuntiva a quella prevista dal contratto, nonostante sia politica del gruppo non stipulare con direttori e dirigenti accordi che regolino ex ante la risoluzione anticipata del rapporto di lavoro. Dopo un esposto alla Consob del collegio dei sindaci, il direttore sfiduciato ha rinunciato al “paracadute”.

La trasformazione della retribuzione variabile in fissa e la concessione della buonuscita aggiuntiva sono avvenuti mentre lo stesso direttore convinceva i giornalisti ad accettare la decurtazione dei loro stipendi, prima con contratti di solidarietà e poi con la cassa integrazione. Il direttore motivava i suoi interventi affermando che i giornalisti guadagnavano troppo.

La retribuzione del direttore sfiduciato ammonterebbe invece a circa 1,125 milioni all’anno, se sono vere le informazioni fornite dall’ex ad Gabriele Del Torchio e dal presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, e cioé in media circa 90mila euro al mese, più di 3mila al giorno. Una retribuzione totalmente fuori mercato, e per giunta a fronte di risultati negativi. Sono anche questi i motivi per cui la redazione ha sfiduciato e ha interrotto le relazioni sindacali con il direttore, giudicandolo indegno di dirigere Il Sole 24 Ore. E per questo sarà ricordato.

Per il bene del giornale e del gruppo occorre però trovare una strada comune per ripartire abbandonando le zavorre del passato. Una strada che non può non passare da una discontinuità totale. Dunque:

1) Il CdA presenti un’azione di responsabilità contro i precedenti amministratori, altrimenti dimostrerà di non voler realizzare un vero risanamento.

2) Il CdA nomini un nuovo direttore del quotidiano che abbia la capacità di guardare al bene del giornale e non agli interessi personali, che sia in grado di elaborare immediatamente una concreta strategia di passaggio al digitale con veri contenuti giornalistici e che non menta alla sua redazione.