Politica distratta, parla la Consulta: sul tavolo il referendum sull'eutanasia. Gli ostacoli e chi firma l'appello

Il 15 febbraio il quesito sarà al vaglio della Corte Costituzionale insieme ad altri 7 temi. L'attivismo cattolico si organizza, mentre in Parlamento piovono 200 emendamenti sulla proposta di legge. Cappato: "Fondamentale che la spinta del referendum sia arrivata da chi vive in prima persona la realtà della malattia e della disabilità"

La consegna delle firme dell'eutanasia legale (Ansa)
La consegna delle firme dell'eutanasia legale (Ansa)

Lo spartiacque è il 15 febbraio, giorno in cui la Corte Costituzionale presideduta da Giuliano Amato si riunirà per decidere l'ammissibilità del referendum sull'eutanasia legale. Oggetto del quesito referendario è l'abrogazione di parte dell'articolo 579 del codice penale nella parte in cui prevede il reato di "omicidio del consenziente" stabilendo una sanzione da 6 a 15 anni di reclusione, senza le aggravanti proprie dell'omicidio che invece tornano in casi precisi stabiliti dall'articolo. Lo scoglio da superare per avere una legge sull'eutanasia legale è questo.

All'inerzia del Parlamento, dove una legge a firma del 5 Stelle Nicola Provenza e del Dem Alfredo Bazoli ha ripreso faticosamente il suo iter - appesantita da oltre 200 emendamenti presentati per la quasi totalità da Fdi, Lega, Forza Italia e centristi tra Coraggio Italia e Noi con l'Italia, oltre ad alcuni presentati da Italia Viva e da Riccardo Magi - solo il referendum può rispondere portando al centro della scena un tema così importante. Sul quale anche il papa in un recente intervento si è scagliato contro l'ipotesi, chiarendo che "non esiste un diritto alla morte". I cattolici gli fanno eco e alzano le barricate contro la norma, affilando le armi in vista del referendum. 

L'appello per il sì al referendum

Sono 101 le firme di altrettanti intellettuali, esponenti della società civile, attivisti per i diritti civili e cittadini che sono entrati strettamente a contatto con le malattie degenerative che rendono la vita non più vita. Il premio Nobel Arturo Parisi, ma anche la scrittrice Dacia Maraini, il teologo Vito Mancuso e don Ettore Cannavera, fondatore della comunità di recupero La Collina situata nelle campagne del Cagliaritano. I nomi non finiscono qui perché tra i primi firmatari c'è anche la scrittrice Chiara Rapaccini, compagna di Mario Monicelli. Figurano anche magistrati come Gherardo Colombo e scienziati come Michele De Luca. Poi i nomi di coloro che con la cura e il sostegno a favore della lotta dei loro cari irrimediabilmente malati hanno fatto una battaglia di civiltà, come Carmen Carollo e Valeria Imbrogno, mamma e compagna di Fabiano Antoniani (dj Fabo), e Mina Welby, moglie di Piergiorgio. Compare anche Beppino, papà di Eluana Englaro.

"Ricercatori, medici, magistrati, accademici, ma soprattutto persone, familiari, caregiver che hanno vissuto o vivono ancora oggi sulla propria pelle la sofferenza che comporta la mancanza di norme che regolino il fine vita nel nostro Paese", è scritto in una nota diramata dalla segretaria nazionale dell'associazione Luca Coscioni, filomena Gallo, e il tesoriere Marco Cappato. "Nella distrazione assoluta delle forze politiche, è fondamentale che la spinta per il referendum sia arrivata proprio da parte di chi vive in prima persona la realtà della malattia e della disabilità, insieme a grandi personalità del mondo della scienza e della cultura", si legge.

"È una nuova tappa di un percorso iniziato 15 anni fa grazie al coraggio di Piergiorgio Welby e che oggi, con l’Associazione Luca Coscioni – continuano Gallo e Cappato – portiamo avanti anche nei Tribunali per difendere i diritti di persone, come i marchigiani Antonio e Mario, costretti a sostenere persino un calvario giudiziario, in aggiunta a quello fisico e psicologico dovuto dalla propria condizione, per poter vedere rispettato il diritto a porre fine alle proprie sofferenze in Italia".

Gli otto quesiti all'esame della Consulta

Il prossimo 15 febbraio sarà quindi la Corte Costituzionale a dare una sterzata al tema, tanto dibattuto e osteggiato ma "pronto" per il confronto con l'opinione pubblica. Nelle riflessioni dei promotori - che sul quesito specifico sono riusciti a raccogliere prima del tempo massimo 1.240.000 firme - portando i cittadini a scegliere direttamente in tema di diritti, laddove il Parlamento resta incapace di dare risposte adeguate nonostante le tante sollecitazioni proprio della Consulta. Il quesito sull'omicidio del consenziente è affidato al costituzionalista della Sapienza, Franco Modugno. Sul tavolo del giudice di legittimità anche altri temi sensibili che invano da anni attendono una legislazione organica.

Accanto al fine vita, spuntano i sei quesiti sulla giustizia, voluti da Giulia Bongiorno e Matteo Salvini e approvati dai Radicali. Intanto tra questi si annovera la separazione delle carriere tra giudice e pubblico ministero (un quesito lungo che abbraccia ben 5 differenti leggi), che attualmente prevede il passaggio delle funzioni per 4 volte, mentre la riforma su cui sta lavorando la Guardasigilli Cartabia ne prevede una, contro le 2 del precedente disegno di legge firmato da Bonafede. Ancora la responsbailità civile "diretta" per i giudici, una trance della legge Severino, quello sulla custodia cautelare e infine il quesito sul diritto di voto nei Consigli giudiziari per gli avvocati. Infine l'obbligo di raccogliere firme per la norma della legge elettorale del Csm del 1958. 

"Se ci sarà l'ok della Corte costituzionale sui quesiti referendari si andrà a votare, credo in primavera - ha detto ieri Salvini riferendosi ai quesiti sulla Giustizia -. E sarà un banco di prova per una riforma della giustizia che ci porta sul modello occidentale con la responsabilità civile diretta dei magistrati e con la separazione delle carriere". La stessa Bongiorno, con Repubblica, ha parlato di referendum che possono garantire "il recupero di credibilità del sistema passando attraverso svolte coraggiose".