[L'intervista] "Così il furto dei beni comuni toglie diritti e impoverisce i popoli e l'ambiente. Ma la soluzione c'è"

Il teorico politico e giornalista Raùl Zibechi parla dell'estrattivismo che,a ttraverso la spoliazione delle risorse, favorisce l'accumulo della ricchezza nelle mani di pochi. Dall’America Latina l’esperienza dei popoli in movimento: come la comunità può salvare il pianeta

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L'estrattivismo è un termine che ai più risulta nuovo. Eppure esso rappresnta l'azione che più di ogni altra è responsabile dell'impoverimento dei popoli e dell'ambiente. Inevitabilmente nel pronunciarlo ci richiama alla mente l'alacre lavoro nelle miniere dove sangue e sudore sono versati per estrarre il minerale. Il neoliberismo e l'accumulazione sfrenata di capitale agiscono esattamente così: estraendo sistematicamente risorse dai territori e dalla terra e erodendo i diritti e dei popoli. "E' un meccanismo di accumulazione del capitale, appropriazione dei beni comuni che vengono trasformati in merce, commodities. Il popolo in questo senso è un ostacolo per l’estrattivismo", spiega nella nostra video-intervista Raùl Zibechi, giornalista, scrittore e teorico politico di origine uruguayana protagonista di un tour in diverse località italiane. Lo abbiamo incontrato durante una delle quattro tappe in Sardegna, a Villacidro, ospite del Coordinamento dei comitati sardi. "In questo processo drammatico, il popolo deve essere messo da parte perché per appropriarsi dei beni comuni, delle stesse miniere, dell’acqua, delle risorse del territorio deve essere fatto fuori". 

Un processo spietato che espelle le masse popolari e crea sacche di povertà assoluta, scrive l'autore nel suo ultimo libro  Il "mondo altro" in movimento. E stiamo attenti perché non è un fenomeno che riguarda solo i cosiddetti Paesi in via di sviluppo: già si leggono i sintomi nelle nostre vite di fortunati cittadini dei paesi occidentali. Partendo dall'America Latina, dove si contano importanti esperienze di popoli resistenti - "in movimento" - le contromisure si assestano in un sistema che riparte da un concetto importante, quello della comunità che si organizza, recuperando i rapporti sociali e, soprattutto, ricreando il legame con la terra. 

"Dopo la crisi del 2008 i movimenti sociali del Mediterraneo - Grecia, Spagna, Italia - hanno avviato uno sviluppo dei rapporti con la terra. Il concetto di territorio comincia a diventare di nuovo importante - spiega lo studioso -. I movimenti per resistere al modello estrattivista deve radicare nella terra, nello spazio urbano, si basa sulla riappropriazione dello spazio nell'autonomia e della ricostruzione dei rapporti tra le persone, distrutti dalla società neoliberista finanziaria. Spazi come laboratori per sperimentare la ricostruzione dei legami di una socialità diversa rispetto a quella dominante". 

Spiega Zibechi che si tratta di "un processo che ha preso piede negli ultimi 20 anni in America Latina. Si pensi ai movimenti dei Sem Terra in Brasile: ci sono 5 mila insediamenti dove i contadini creano una nuova società con proprietà familiare e collettiva e scuola propria. O se parliamo dei movimenti degli indigeni parliamo di una riappropriazione dello spazio che il colonialismo ha rubato loro". Il sistema dell’estrattivismo, dice, "è un sistema di morte dove il popolo muore e la sopravvivenza è possibile con la riappropriazione della terra e anche della vita".

E' chiaro che con lo spostamento della popolazione dalle campagne alle grandi aree urbanizzate le cose si complicano, perché "la città è uno spazio molto difficile per la popolazione povera - spiega -: la città è il centro del potere dello Stato e del capitale. Ma nelle città dell'America Latina diversi movimenti hanno creato e creano comunità nelle periferie urbane. che all'inizio sono molto povere, ma piano piano si rafforzano e la comunità diventa la forma per resistere e sopravvivere".

E spiega: "Nel sistema attuale i poveri non possono vivere senza lavorare insieme ad altri poveri. Come nelle due importanti esperienze differenti. Una è quella della comunità rurale come forma per resistere e per sopravvivere, mentre l'altra è l'influenza della Teologia della liberazione, molto importante perché ha creato un senso comune tra i poveri che favorisce le comunità di base ecclesiastiche nate con il Concilio Vaticano II. E' un veicolo per la spravvivenza". 

Colonialismo e monocoltura sono due elementi del neoliberismo che hanno grande responsabilità nel processo di spoliazione della terra e accumulo delle ricchezze. "Abbiamo colonialità senza colonia - dice Zibechi -. L'indipendenza del nostro paese ha eliminato la colonia ma non la colonialità che come 'diseguaglianza' continua. Lo vediamo in tanti popoli. La monocoltura è la miniera, è un'attualizzazione del fatto coloniale. Perché è un intervento verticale nella terra, nel territorio dove la popolazione è un problema. Per questo deve essere condotta nei ghetti urbani. Le periferie delle città che diventano ghetti. E qui la differenza la fa la comunità, come abbiamo detto". Quella che salva la vita.