[La polemica] Se l'estorsione è la regola nemmeno i cittadini perbene se ne accorgono più. Il caso dei parcheggiatori abusivi

Il questore De Jesu ha rivolto un appello ai napoletani: “denunciate chi vi estorce denaro quando parcheggiate”, ma il guaio è che per la maggior parte dei cittadini quella non è un’estorsione

[La polemica] Se l'estorsione è la regola nemmeno i cittadini perbene se ne accorgono più. Il caso dei parcheggiatori abusivi

Perché un noto professionista napoletano, colto e magari impegnato, quando esce la sera per andare a mangiare una pizza consegna le chiavi della propria auto con conseguente compenso al parcheggiatore abusivo che staziona lì nei pressi? La risposta a questa domanda è decisiva anche per comprendere le ragioni del perché, nonostante ripetuti proclami, la mano dura della repressione, i vari provvedimenti, non si riesce a eliminare il fenomeno ma neanche a ridimensionarlo.

Arrestato e tornato libero, di nuovo al suo posto

La questione, fenomeno quotidiano e ramificatissimo in ogni luogo della città, ritorna ciclicamente all’attenzione dell’opinione pubblica sempre in coincidenza di fatti di cronaca. L’altra settimana, quattro studenti stanieri poco più che ventenni, a Roma per studio con l’Erasmus, decidono di compiere una visita turistica a Napoli, prenotano un B&B nel centro storico; giunti la sera a posteggiare l’auto noleggiata, in via Duomo incontrano un signore che chiede il pagamento: la loro risposta è che sarebbero stati via pochi minuti. L’indomani trovano l’auto danneggiata e l’uomo che non era stato pagato con un mazzo di chiavi in mano ad ammonire: “Eh, dovevate stare dieci minuti?”. La cosa che colpisce i ragazzi è l’arroganza con cui “roteava le chiavi che aveva in mano”: doveva essere chiaro subito che il danno all’auto era conseguenza del loro rifiuto di pagare. I quattro studenti passano l’intera mattinata nella caserma dei carabinieri di Stella e, grazie ad una foto fatta col telefonino, consentono l’arresto per tentata estorsione e danneggiamento del parcheggiatore abusivo, tornato libero dopo due giorni e, come è stato documentato daifilmati, di nuovo al suo “posto di lavoro”.

Lavoro illegale ed economia di sopravvivenza

Subito bisogna smontare alcuni luoghi comuni: che si tratti di “poveri cristi” e che il loro lavoro illegale appartiene a quella economia di sopravvivenza propria dei ceti emarginati al pari del commercio delle merci contraffatte; poi, la rappresentazione folklorica  della macchietta tipicamente napoletana secondo clichècollaudati: si ricordi l’accattivante personaggio legato al contrabbando di sigarette interpretato da Sofia Loren nel film di De Sica “Ieri, oggi, domani”. Facciamo un’ipotesi: un “povero cristo”, disoccupato e senza reddito con una famiglia da mantenere, decide di occuparsi della gestione del parcheggio in una qualunque via di Napoli non occupata da altri (cosa assai improbabile). Pensate che sia possibile? Sicuramente si troverebbe di fronte a due alternative: o verrebbe immediatamente allontanato o dovrebbe sottomettersi a chi in quel quartiere esercita la signoria territoriale. 

I goodfellas

Martin Scorsese in un indimenticabile film del 1990, “Goodfellas” (traduzione italiana: Quei bravi ragazzi), offre uno spaccato realistico della mafia americana. I goodfellas sono sinonimo dei picciotti e degli scugnizzi. Uno di loro, Henry (Ray Liotta), con poche parole offre una efficace definizione della mafia: “Loro proteggevano la gente che non poteva chiamare la polizia per essere protetta [perché agivano nell’illegalità]…  e loro erano semplicemente la polizia dei ‘bravi ragazzi’”. Ecco la mafia come funzione d’ordine e soggetto di mediazione negli affari criminali e garanzia delle parti e del rispetto degli accordi.

Mercato illegale controllato dalla camorra

E’ questa la ragione per cui non si può prendere sottogamba il fenomeno dei parcheggiatori abusivi, perché a prescindere da chi è il singolo (un incensurato o un pregiudicato, un affiliato o meno), è un mercato illegale e come tale è regolato dalla camorra. Come spiega Scorsese, non può che essere così. Se, ad esempio, c’è un conflitto tra parcheggiatori sui confini, su dove inizia e dove finisce lo spazio di pertinenza di una strada o di una piazza, ovviamente non ci si può rivolgere ai carabinieri; allo stesso modo di chi viene cacciato. C’è la “polizia dei bravi ragazzi a sistemare ogni cosa, la camorra che stabilisce regole e limiti, con una certezza maggiore di qualunque giustizia. E, potrebbe essere superfluo sottolinearlo, tutto ciò ha un costo, una tangente dovuta, un costo d’esercizio per il parcheggiatore abusivo quando non deve condividere con i camorristi l’intero guadagno. Quindi, alla fine, un altro canale di arricchimento dei clan.

L'abusivo è una sentinella della camorra

Da ciò discende subito come conseguenza che l’abusivo finisce per essere una sentinella della camorra, un suo presidio su quel territorio. Se quel pezzo di strada è stata assegnata a quel parcheggiatore e non ad un altro, se questa attività illecita si può esercitare solo con il nulla-osta della camorra, è del tutto evidente che, anche quando è un “povero cristo” non appartenente al clan, costui stabilisce con i camorristi una relazione di sottomissione: lariconoscenza si manifesta nel segnalare episodi contrari agli interessi della camorra, indicare persone e attività commerciali, notiziare su movimenti “strani” delle forze di polizia.

Adesso possiamo tornare a quell’affermato  professionista: a lui come ad ognuno che vive in una città come Napoli è assolutamente chiaro il ruolo dell’uomo a cui si consegnano le chiavi dell’auto. Tutti sanno chi è e qual è il ruolo della camorra. Eppure lo fanno. Paolo Siani, il fratello del giornalista del Mattino assassinato 32 anni fa, non usa mezze parole, riferendosi alle “persone della Napoli bene”: “chi fa questo diventa corresponsabile del fenomeno illegale, egli stesso sta pagando alla criminalità”.

Ma vince la convenienza

Perché, allora? Proviamo ad offrire una risposta. La parola decisiva in questa come in altre attività illegali è “convenienza”. Si pensi alla praticità, si arriva e senza perdere tempo a cercare il posto, subito, si lascia l’auto; la disponibilità del posto, a prescindere dalle strisce e dai vincoli; l’efficienza al punto di lasciare le chiavi. Quest’ultimo è un aspetto che mi inquieta particolarmente: le chiavi della propria vettura, in un certo senso una parte della nostra vita privata, si lasciano solo a chi gode di grande fiducia. C’era convenienza ai tempi del contrabbando quando si compravano le sigarette a un prezzo inferiore, c’è con la merce contraffatta che consente di esibire griffe prestigiose a basso costo. C’era anche con il pizzo quando, sino a trenta anni fa, si considerava un normale costo d’impresa da pagare alle mafie. In tutti questi casi c’è stata o c’è un’alta soglia di tolleranza e la stessa percezione dell’aspetto illegale è assai problematica. La convenienza fa sì che il fenomeno criminale sia alimentato da un’ampia domanda di tanti cittadini; ed è questa domanda a mantenere e a consolidare l’offerta. Il questore De Jesu ha rivolto un appello ai napoletani: “denunciate chi vi estorce denaro quando parcheggiate”, ma il guaio è che per la maggior parte dei cittadini quella non è un’estorsione.

Una storia emblematica

Qualche anno fa mi è capitato di seguire la storia di una coraggiosa ragazza sostenuta da un’altrettanta coraggiosa famiglia che decise di investire nella realizzazione di un parcheggio privato, nell’offerta di un servizio qualificato in una delle aree più trafficate di Napoli. La sua attività dovette duramente confrontarsi con i parcheggiatori abusivi che “offrivano”, proprio nelle vie di accesso al parcheggio, lo stesso servizio ad un prezzo inferiore. Così quell’attività criminale diventa concorrenza sleale e minaccia la possibilità di lavoro onesto, di posti di lavoro per giovani, di ricchezza per la comunità.

Cosa si può fare? Consentitemi la provocazione, ma voglio lasciare in sospeso la risposta.