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Eni ammette: "400 tonnellate di greggio sversate nel sottosuolo del Cova"

Dopo la chiusura precauzionale il 18 aprile, ora il Centro Oli di Viggiano diventa una faccenda "di rilevante interesse nazionale". Partirà a breve un'ispezione ministeriale

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Eni ammette: '400 tonnellate di greggio sversate nel sottosuolo del Cova'

Quattrocento tonnellate di petrolio disperse nel sottosuolo della Val d'Agri dal mese di agosto dello scorso anno fino a novembre 2016. Eni finalmente ammette e per la prima volta quantifica le cifre di quello che potrebbe essere un vero e proprio disastro ambientale in Basilicata, che ha portato alla chiusura precauzionale del Centro Oli di Viggiano il  18 aprile scorso. Il copioso sversamento di greggio sarebbe partito però non dal serbatoio A dello stabilimento, come si era ritenuto fino ad oggi, ma dal serbatoio D. 

E' quanto è emerso dall'informativa resa dall'azienda petrolifera davanti a Giuseppe Lo Presti della Direzione Generale per le Valutazioni e le autorizzazioni ambientali del ministero dell'Ambiente, giovedì scorso a Roma, alla presenza dei delegati della Regione Basilicata, dell'Ispra e dell'Arpa regionale. 

L’Eni ha spiegato chge la contaminazione riguarderebbe "6000 metri quadri circostanti il Cova", aggiungendo di aver già recuperato circa la metà del greggio fuoriuscito. Entro il mese di maggio, ha fatto sapere infine l'azienda, la messa in sicurezza dell'area sarà completata . 

Ma le rassicurazioni non sono sufficienti a chiudere la faccenda. Il Ministero dell'Ambiente ha annunciato che la vicenda Cova ed il suo impianto sono divenuti casi "di rilevante interesse nazionale", ed entro la prossima settimana partirà un’ispezione ministeriale coadiuvata dall'Arpa Basilicata. Una sorta di maxi controllo non solo sul Centro Oli ma sull’intero processo produttivo: dai pozzi di estrazione della Val d’Agri alle condotte che portano a Taranto. Ad essere controllato, verificato ed analizzato, avendo come riferimento i parametri nazionali, sarà ogni centimetro dell’impianto di estrazione. Un pool di tecnici del Ministero, dell’Ispra e dell’Arpab, esaminerà le reali condizioni dell’area inquinata, controllerà le eventuali perdite ed eseguirà accertamenti su tutti i passaggi del processo produttivo.

Un risultato giudicato estremamente importante dalla Regione Basilicata e dal suo assessore regionale all’Ambiente, Francesco Pietrantuono, secondo cui "ora si affronta la questione nella sua interezza, non si ragiona più sul pezzettino ma sull’intero processo cercando di elevare gli standard di qualità".

La paura non passa: salvaguardare le falde acquifere

A preoccupare cittadini ed ambientalisti però è il timore che lo sversamento possa aver contaminato irrimediabilmente le acque di falda, in una zona di grande complessità idrografica e vocata da sempre all'agrozootecnia, e dove il vicino invaso del Pertusillo fornisce acqua potabile a quattro milioni di abitanti fra Puglia e Basilicata. "Ricordiamo che il primo allarme sulle perdite era stato registrato il 23 gennaio, da parte dei dipendenti del Consorzio Asi che gestiscono il depuratore dove arrivano le acque di lavorazione del Centro Oli. Da quella data a oggi possiamo farci un'idea di quale sia il volume di greggio disperso nella falda acquifera", ci ha detto Giuseppe Lo Bello, attivista ambientale e fondatore del Movimento "Liberiamo la Basilicata", che già due mesi fa aveva fatto effettuare dei campionamenti sulle acque dell'invaso da cui erano emersi una scarsa ossigenazione e la presenza -seppur entro i limiti di soglia- di metalli pesanti, clorometano e benzene. "Si tratta di una perdita copiosa che si è tentato di recuperare addirittura mettendo in funzione gli autospurgo h24. E' evidente però- prosegue Lo Bello- che quello che si riesce a recuperare in questo modo è solo una parte del petrolio. Il resto arriva ai torrrenti, alle sorgenti e al fiume Agri e di conseguenza il rischio è grande anche per l'invaso del Pertusillo".

La compagnia petrolifera tuttavia ha assicurato la massima collaborazione ed ha confermato di aver implementato tutte le attività per la messa in sicurezza totale dell’impianto; nel nuovo piano di caratterizzazione sono state recepite tutte le prescrizioni richieste dal Ministero e potrebbe essere imminente l'annuncio di un imponente piano di manutenzione straordinaria del Cova di Viggiano, che da tempo si sollecitava da più parti.

 

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