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Emarginata dai compagni perché italiana, il razzismo inverso in una classe elementare frequentata da soli stranieri

La mamma della piccola non ci sta: “Mia figlia è stata discriminata, ora basta, cambio scuola”

Roberto Zoncadi Roberto Zonca   
Emarginata dai compagni perché italiana, il razzismo inverso in una classe elementare frequentata da soli stranieri

L’integrazione funziona in maniera bidirezionale. Non si può pretendere di essere accettati in una società, che magari ha usanze e modi di vivere lontani dai propri, quando poi si è i primi a tagliare fuori tutto ciò che si considera diverso. E la cosa colpisce ancor più se ad avere una colpa così grave sono dei bambini, solitamente aperti a conoscere tutto ciò che li circonda. La storia raccontata da una mamma di Modena, esausta di assistere all’emarginazione che la figlia di pochi anni ha dovuto subire dall’inizio dell’anno scolastico, tocca profondamente. “Con mia figlia - ha raccontato - non ci giocava e non ci stava nessuno, le ho fatto cambiare scuola”.

Era l’unica bambina italiana in una classe di bimbi stranieri

L’unica strada praticabile, per il benessere psicologico della bimba, era portarla via da quell’ambiente ostile, iscrivendola in un altro istituto. La donna, sulle pagine de La Stampa, spiega di aver fatto tutto ciò che era in suo potere fare per farla crescere in un ambiente multirazziale, ma di fatto la tanto pretesa integrazione viene vista da molti in modo deforme. “Mia figlia li ha sempre invitati a casa a fare i compiti - racconta la donna - ma loro non sono mai venuti, e alle feste che facevano gli altri non veniva mai chiamata. Durante la ricreazione gli altri gruppi etnici della classe si mettevano insieme senza considerarla, perché era diversa da loro”.

Una spiegazione sul perché della discriminazione

Gli altri bambini avrebbero isolato la piccola perché cattolica, anche se ci tiene a sottolineare non siano mai stati messi in atto in tal senso comportamenti espliciti e lesivi nei confronti della bambina. Di fatto quella classe è stata descritta dalla donna come “molto difficile”: “Una volta una bimba è stata spinta giù per le scale e in un’altra occasione, ad un'altra bambina, sono stati tagliati i capelli con le forbici”. La signora non è comunque la prima ad aver preso la decisione di trasferire la figlia in un altro istituto. “L’anno scorso, in prima - racconta ancora sulle pagine del quotidiano torinese - all’inizio c’erano cinque italiani che via via sono stati ritirati dai genitori perché c’erano troppi extracomunitari. Quest’anno ho chiesto di incontrare la preside e poi ho segnalato la situazione della classe al Comune e al provveditorato, finché, non avendo avuto ascolto, mi sono rivolta al giornale Il Resto del Carlino e la cosa è diventata pubblica”.

La preside dell'istituto: "Nessuna anomalia segnalata"

La preside dell’istituto scolastico tenta di ridimensionare quella che ritiene una scelta, non spinta però dal comportamento discriminatorio denunciato. “La metà di loro - evidenzia la preside Silvia Zetta - è nata in Italia, e comunque i giusti criteri di formazione delle classi sono stati seguiti rigorosamente. Poi, per pura casualità, due alunni italiani hanno lasciato la classe e si è creata questa composizione. La bambina peraltro ha seguito il suo percorso e le insegnanti non mi hanno segnalato anomalie”. E forse per questa difesa dell’immagine della scuola la mamma della piccola discriminata ci tiene a far conoscere altri episodi “anomali”. “La madre marocchina di una compagna - commenta - ha istigato sua figlia a minacciare la mia, e lei si è messa a piangere”.

Nella nuova scuola metà degli alunni sono stranieri

Intanto la piccola ha iniziato a frequentare una nuova scuola dove, su richiesta esplicita della mamma, avrà la possibilità di confrontarti con bambini di ogni provenienza. “Nella nuova elementare ho scelto che mia figlia venisse iscritta in una classe dove la metà degli alunni sono stranieri - ha detto così da scongiurare qualsiasi possibile attacco -. Io chiedevo solo una situazione più equilibrata, di certo non una soluzione con soli italiani, ma neanche le condizioni opposte che si erano venute a creare. Ora mia figlia si trova benissimo, mentre prima non riusciva a giocare con nessuno. Ha subito fatto amicizia con due bambine e si sono già messe d’accordo per una festa”.

Roberto Zoncadi Roberto Zonca   

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