Otto milioni all'Eliseo di Barbareschi. La rivolta dei teatri, mentre il governo prova ad evitare l'aumento dell'Iva

Pioggia di soldi sulla struttura gestita e diretta dall'attore. Lettera di protesta a Padoan, che ribadisce la contrarietà del Governo. Franceschini: "Mai promessi fondi"

Luca Barbareschi, attore e regista. Dal 2015 gestisce e dirige il Teatro Eliseo di Roma
Luca Barbareschi, attore e regista. Dal 2015 gestisce e dirige il Teatro Eliseo di Roma
di Cr.S.   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Diconsi otto milioni otto. Di euro, quattro per l'anno corrente e quattro per il prossimo. E' la pioggia di denaro pubblico che lo Stato ha deciso di investire sul Teatro Eliseo diretto da Luca Barbareschi. Un unicum nella divisione delle risorse destinate alla Cultura e allo Spettacolo, frutto di una serie di zig zag istituzionali durati cinque mesi e il cui finale ha provocato un'ondata di sdegno sintetizzata nella lettera aperta di protesta degli altri teatri al ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan. Mentre il governo mette la fiducia sulla prossima Manovra, con nuove misure (nelle tasche degli italiani) che riescano a scongiurare il nuovo aumento dell'Iva dal 22 al 25%. Ce lo chiede l'Europa. 

No a gennaio, sì a maggio

Lo stanziamento di quei fondi a favore specifico del Teatro Eliseo era stato inserito lo scorso gennaio in un emendamento al decreto Milleproroghe che riconosceva i primi quattro milioni di euro a favore dello spazio privato guidato da Luca Barbareschi. Inserito ma bocciato. Due mesi dopo, marzo, l'attore, regista e direttore artistico convocava una conferenza stampa in cui diceva che senza quei soldi l'Eliseo avrebbe chiuso entro quest'anno. A maggio il dietrofront dello Stato, con lo stanziamento di 8 milioni (per due anni).

La lettera della "concorrenza"

Come reazione alla pioggia di denaro pubblico è arrivata la lettera di oltre quaranta teatri indirizzata al ministro Padoan, dove si parla apertamente di aver incoraggiato la "concorrenza sleale". Il passaggio centrale di quella lettera merita di essere citato per intero e contiene tre interrogativi di sostanza: Perché il “contributo al teatro Eliseo” bocciato dal Ministro competente, cioè il titolare della Cultura, Dario Franceschini, presentato e poi ritirato dal decreto Milleproroghe, è presente invece nella manovra correttiva di bilancio? Visto che “le motivazioni e le modalità di ogni sostegno pubblico devono essere chiare, trasparenti e soggette a controllo e verifica”, è possibile sapere quali ragioni effettive siano alla base dello stanziamento dei 2 milioni a favore di un singolo teatro privato? I 2 milioni di euro sono elargiti senza che sia stato disposto alcun vincolo particolare. Chi garantisce che tale denaro pubblico non venga sperperato?. Denaro che Barbareschi potrebbe usare anche per acquistare la struttura, cioè un'operazione imprenditoriale privata fatta con soldi pubblici. 

Barbareschi: "Ognuno si è salvato come poteva"

Naturalmente, a fare la parte del privilegiato, Luca Barbareschi non ci sta. Sottolinea che in attesa del voto del Senato sul progetto di legge che dovrebbe sbloccare a 450 milioni il finanziamento alla Cultura, dividendo le fondazioni lirico-sinfoniche dalle altre istituzioni, è stato il si salvi chi può. E che "non c'è stato un trattamento equo". Confermato l'arrivo degli otto milioni, ora c'è in ballo una trattativa per l'acquisto dell'Eliseo, con un'offert di circa 6,8 milioni di euro. Anche su questo punto, il direttore del teatro si difende: "Ho messo cinque milioni di tasca mia per rimetterlo a norma e farlo funzionare, tenerlo aperto costa 4 milioni l'anno, il botteghino incide per il 10%". 

Dimissioni in blocco

Padon ha preso le distanze da quel finanziamento, rispondendo che il governo si era già espresso negativamente circa gli emendamenti dei deputati Giorgietti (Fi) e Boccadutri (Pd) che di fatto hanno dato 8 milioni all'Eliseo. Più del Piccolo di Milano, dell'Ambra Jovinelli, del Sistina, dell'Alfieri di Torino, del Diana di Napoli. Interpellato sulla questione, il ministro della Cultura, Dario Franceschini, aveva respinto la versione di Barbareschi, dicendo di non avergli mai promesso alcunché. Pero quei soldi sono arrivati. Formalmente, con un emendamento approvato dalla Commissione Bilancio contro il parere del Governo. Fatto che ha provocato le dimissioni in blocco della Consulta dello Spettacolo.