Eitan, la nonna materna: “Vuole restare qui, nessuno lo ha convinto. Circondato dall'affetto della nostra famiglia”

Così Esther (Etty) Peleg Cohen, nonna materna del bimbo sopravvissuto alla tragedia del Mottarone. "Ho potuto vedere per la prima volta Eitan il 29 giugno", dice. Lo zio paterno Or: “E' stata una scelta di Etty quella di non vederlo. Attendiamo con speranza udienza giovedì, c'è Convenzione Aja”

Etty Peleg, nonna materna del piccolo Eitan (Foto Ansa)
Etty Peleg, nonna materna del piccolo Eitan (Foto Ansa)
TiscaliNews

Continua a riservare motivi di discussione la vicenda del piccolo Eitan. "Ripete di voler restare in Israele, nessuno lo ha convinto. Aya gli ha chiesto in una telefonata se non gli mancassero le sue cugine, ha risposto di sì ma che può vederle qui", dice in un'intervista al Corriere della Sera, Esther (Etty) Peleg Cohen, la nonna materna del bambino sopravvissuto alla tragedia del Mottarone. "Andiamo in giro tutto il giorno - racconta la nonna - e ogni sera dorme con mia figlia Gali", la sorella della madre Tal che ha iniziato in Israele le procedure di adozione per il bambino.

Per Etty "il sistema giudiziario italiano ha ignorato la nostra esistenza", dice a Repubblica aggiungendo: "ho potuto vedere per la prima volta Eitan il 29 giugno". "Sono ottimista. Eitan è qui con noi", aggiunge, "è circondato dall'affetto della nostra famiglia". La donna respinge le accuse di 'lavaggio del cervello' mosse dalla famiglia paterna del bambino: "Eitan ha 6 anni, ma sembra un 13enne. Dice quello che pensa".

“E’ stata una scelta di Etty”

E' stata una "scelta" di Etty, nonna materna di Eitan, quella di non vederlo "fino al 29 giugno, 40 giorni dopo il disastro", quando lo ha incontrato per la prima volta dopo la tragedia del Mottarone del 23 maggio in cui il bimbo ha perso padre, madre, fratello e bisnonni. Lo ha spiegato all'ANSA lo zio paterno Or, marito di Aya, tutrice del piccolo portato in Israele dal nonno materno Shmuel accusato del rapimento. "Poteva vederlo prima se voleva - ha detto Or in relazione a dichiarazioni rilasciate da Etty - come ha fatto il nonno materno che veniva in visita 3 volte a settimana da noi, ma per sua scelta è rimasta in Israele".

Attesa per l’udienza

In un'intervista, infatti, come si diceva, la nonna materna ha raccontato di aver potuto vedere per la prima volta Eitan solo il 29 giugno scorso, ma secondo gli zii paterni in realtà la donna è rimasta in Israele per sua "scelta", mentre il nonno Shmuel, che era in Italia, andava a trovare il piccolo nella loro casa tre volte a settimana e loro hanno sempre concesso le visite, fino all'ultima, quella di sabato 11 settembre, quando il 58enne lo ha preso e portato in Israele con un volo privato da Lugano.

Lo zio paterno di Eitan (Foto Ansa)

Aya a Tel Aviv

Aya, intanto, è a Tel Aviv in attesa dell'udienza di giovedì nella quale i giudici israeliani saranno chiamati a decidere sulla sua istanza di immediato rientro del bambino in Italia sulla base della Convenzione dell'Aja sulle sottrazioni internazionali di minori. La zia paterna ha anche chiesto che il bimbo le venga temporaneamente affidato in Israele prima della decisione definitiva sul ritorno a Pavia. Mentre la zia materna Gali ha chiesto di adottarlo. Intanto, Or è rimasto nella sua abitazione a Travacò Siccomario (Pavia) e attende di capire come andrà l'udienza e quali saranno le decisioni, anche interlocutorie, prima di partire per Tel Aviv.

"Confidiamo che decidano sulla base della Convenzione Aja"

"Attendiamo con speranza l'udienza e confidiamo nei giudici e che decidano sulla base della Convenzione dell'Aja", ripetono in queste ore Or e Aya, che ribadiscono che il bimbo "è stato rapito" e portato via dalla "sua casa a Pavia" in violazione delle decisioni sulla nomina della tutrice Aya da parte del giudice di Pavia, che aveva disposto anche il divieto di espatrio e la riconsegna del passaporto israeliano che era nelle mani del nonno. Aya ha potuto parlare anche in videochiamata col piccolo. Gli zii non vogliono commentare alcune dichiarazioni della nonna materna che ha riportato pure presunte frasi del bambino e la sua volontà di "restare in Israele". Frasi attribuite ad un bimbo che ha solo 6 anni e che ha vissuto e vive traumi terribili.

La giudice Gatto: “Il nostro Paese è rispettosissimo”

"Il nostro Paese è rispettosissimo, in genere, delle norme a tutela del minore: in altri termini, in presenza dei necessari presupposti, si dispone il rientro del minore nello Stato dove abitualmente risiedeva. Devo anche dire che il buon comportamento dei tribunali italiani non è sempre così riscontrabile in altri Paesi, anche europei". Così interviene, interpellata da Famiglia Cristiana sul numero in edicola domani e del quale è stata diffusa una anticipazione, a proposito del rapimento del piccolo Eitan, la presidente del Tribunale dei minorenni Maria Carla Gatto che aggiunge: "A Milano nel 2020 i casi di bambini sottratti all'estero e portati in Italia, quindi trattati da un giudice italiano, sono stati 22. Il caso di Eitan è diverso, perché non è un bambino conteso da genitori in conflitto". E per quanto riguarda il comportamento dei media rispetto questa vicenda non ha dubbi: "Meno si parla dei bambini in situazioni di difficoltà e meglio è. Si dovrebbe rispettare la tragedia enorme che Eitan sta vivendo e ha vissuto. Più che parlare, insomma, si deve agire per tutelare il minore in grave disagio".  

"Attendiamo con speranza l'udienza e confidiamo nei giudici e che decidano sulla base della Convenzione dell'Aja" sui rapimenti internazionali di minori. Così gli zii paterni di Eitan, Or e Aya, che è anche la sua tutrice, stanno vivendo, come riferito all'ANSA, l'attesa per l'udienza di giovedì a Tel Aviv, fissata dopo l'istanza della zia che ha chiesto l'immediato rientro in Italia del bambino di 6 anni. Bimbo, unico sopravvissuto alla tragedia del Mottarone, portato in Israele dal nonno materno Shmuel, indagato a Pavia per sequestro di persona come la nonna materna Etty.