Caccia al tesoro culturale milionario di Umberto Eco: gara fra Bologna, Milano e Brera

Due milioni di euro. Tanto valgono a prima stima gli oltre 33 mila volumi della prestigiosa biblioteca personale del grande intellettuale. Colma di rarità

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di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Ha chiesto che per dieci anni dopo la sua scomparsa (avvenuta il 19 febbraio del 2016) di lui non si parlasse e che non si allestissero mostre, celebrazioni o eventi speciali in suo nome. Ma quando si tratta di Umberto Eco, il silenzio è impossibile. Uno degli intellettuali italiani più prestigiosi e amati al mondo, capace di intervenire sui temi della comunicazione, della politica e delle trasformazioni sociali con una capacità di analisi e insieme una leggerezza divulgativa uniche, ha lasciato un'eredità preziosa. Anche dal punto di vista economico. Perché si sta scatenando una gara fra atenei (ma i collezionisti privati stanno a osservare, con i bigliettoni fruscianti in mano) per avere la più volte mitizzata biblioteca personale di Eco. Conta oltre 33 mila volumi, di cui almeno 1200 codici antichi e molto rari. Un lascito milionario su cui puntano le attenzioni degli atenei di Milano e Bologna. 

Comincia l'asta

La biblioteca dell'autore di Il nome della rosa, Il pendolo di Foulcault e Il cimitero di Praga, e che tuttora si trova nella sua casa milanese, ha un valore stimato in non meno di due milioni di euro. Il massmediologo e semiologo Eco era, oltre che fine intellettuale, grande docente e conferenziere richiesto in tutto il mondo, un accanito bibliofilo in particolare appassionato di Medio Evo. La sua raccolta di libri comprende edizioni rarissime, prime copie, molte delle quali introvabili. Il tesoro di Eco fa gola anche ai collezionisti privati e si ipotizza che la messa all'asta delle migliaia di volumi farebbe lievitare il valore stimato. Ma per evitare derive troppo commerciali, si sono fatti avanti gli Atenei di Milano e Bologna. A dire il vero la posizione dell'Università meneghina resta di attesa, mentre si muove la pinacoteca di Brera che si sta muovendo per trovare sponsor che sopportino la spesa dell'operazione. La Braidense era un luogo ben considerato da Eco e dal trasferimento della sua biblioteca ricaverebbe visibilità, prestigio e ritorni economici. Ma a Bologna non stanno a guardare.

Quei libri devono restare in Italia

L'Alma Mater felsinea, la più antica d'Europa, è stata a lungo casa didattica di Eco. Lì è nato il Dams (Discipline di Arte, Musica e Spettacolo), la innovativa "divisione" voluta e pensata proprio da Eco, per la quale hanno transitato grandi nomi delle arti italiane, anche quelle applicate ai mezzi relativamente più moderni (grafica, tv, fumetto). L'Università bolognese e il Comune lavorano di concerto, offrendo gli spazi per il trasferimento dei preziosi volumi e la copertura economica dell'intero allestimento (in parte pubblica, in parte per mezzo di sponsor privati). Non esistono vincoli relativi a dove debba stare la biblioteca di Umberto Eco, né al suo trasferimento parziale o totale. L'unico diktat è quello della legge, che stabilisce che quei libri devono stare per 50 anni in Italia. I familiari di Umberto Eco (la moglie Renate, i figli Stefano e Carlotta) preferirebbero che il lascito del loro marito e padre restasse più vicino a quella Milano in cui viveva, e pare siano orientati a una soluzione mista: vendita dei 1200 volumi più antichi e rari, donazione del resto, con libera consultazione al pubblico, come l'aveva sempre intesa il grande intellettuale. La "caccia" al tesoro culturale è appena cominciata.