Gramellini e quel "cialtrone" di Bob Dylan che plagia dal Web. Ma anche il giornalista ha copiato

L'editorialista del Corriere dà del plagiatore all'artista che avrebbe usato frasi da un "bignami" di Moby Dick per il discorso al Nobel. Ma nessuno è esente, nemmeno lui

Massimo Gramellini. A destra, Bob Dylan
Massimo Gramellini. A destra, Bob Dylan
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Un bravo artista copia, un vero artista ruba. La frase di Pablo Picasso avvisava noi tutti comuni mortali che niente può più essere inventato di sana pianta, e che omaggi, citazioni e "riprese" dalle eccellenze del passato nutrono la creatività e la storia dell'arte. Massimo Gramellini, editorialista del Corriere della Sera, nella sua rubrica Il caffé, a Picasso non crede proprio. E dà addosso a Bob Dylan, "beccato" da alcuni giornalisti e blogger americani a usare citazioni di Moby Dick nel suo discorso di accettazione del Premio Nobel per la Letteratura, registrato dopo mesi di estenuante attesa (giusto in tempo per non perdere circa un milione di dollari di premio) e mandato ai membri dell'accademia di Stoccolma. Di più, Dylan avrebbe spacciato per proveniente dal capolavoro letterario di Herman Melville almeno una frase che in quel libro non c'è, sarebbe solo sua. Nel suo Caffé quotidiano, Gramellini paragona lo scivolone di Dylan con Moby Dick a quello di Melania Trump con la scopiazzatura del suo discorso da uno precedente della ex first lady Michelle Obama. E dà apertamente del "cialtrone" al re dei cantautori.

Da dove è partito tutto

Dove sta la verità? Ammesso che quando parliamo di arte, la rielaborazione, la citazione, la "falsificazione" creativa siano disvalori e non valori. Sia come sia, Gramellini (e altri giornali italiani) hanno ripreso la storia da Andrea Pitzer di Slate, che ha notato come diversi passaggi del discorso di Dylan a chi gli ha tributato il Nobel sono stati ripresi non tanto dal Moby Dick di Melville, quanto da Spark Notes, un sito online che offre "bignami", cioè riduzioni commentate, di capolavori dell'arte. Diversi passaggi di Dylan tornano ad altrettanti riassunti di Spark Notes, vedi qui il dettaglio. L'altra fonte critica sul discorso del cantautore di Duluth è il blog di Ben Greenman, che è andato a spulciare diverse edizioni, cartacee e digitali, di Moby Dick, cercando una frase che Dylan avrebbe usato, ma che nel libro di Melville addirittura non c'è. Sarebbe solo sua, del musicista. Cos'è che non va giù a Massimo Gramellini? Che nel caso di Melania Trump, odiata da un certo establishment molto politicaly correct, negli Usa come altrove, le copiature del discorso da quello di Michelle Obama sono state condannate e sbeffeggiate senza appello. Nel caso di Dylan, si parla di rielaborazione, di riscrittura. Come già svelava Pablo Picasso, artista bugiardo per eccellenza. Ma l'opinionista del Corriere non ci sta, e scrive: "Il Maestro non copia. Riscrive. E se fosse pure lui un po’ cialtrone? La risposta soffia nel vento, diceva una sua canzone. Ma forse era di Melville". Ma siccome il Web ha buona memoria, giova ricordare che lo stesso Gramellini è stato accusato di scopiazzature, di far sue storie altrui senza citare la fonte (a differenza di Dylan che paga pubblicamente tributo a Melville, a Remarque e all'Odissea di Omero).

Selvaggia, il Web, la storia di Marta

Nel 2013 la pagina social dal titolo eloquente Buongiorno un c....o, resistenza culturale a Gramellini e al gramellinismo faceva notare come il giornalista (allora in forze a La Stampa) aveva raccontato in uno dei suoi Buongiorno un episodio capitato a una ragazza, Marta, di cui lui sarebbe stato testimone. L'episodio era reale, ma preso di peso dallo scritto della diretta interessata sui social, e poi ripreso dal giornalista senza citare la fonte. Gramellini poi si scusò. Gli era successo dieci anni prima, con la ripresa senza citazione di uno scritto di Selvaggia Lucarelli, giornalista e blogger, che era stato variamente replicato e commentato via Web. A stigmatizzarlo, quella volta, fu Gianluca Neri, titolare del sito Web Macchianera, a sua volta rinviato a giudizio, insieme alla Lucarelli e a Guia Soncini del Corriere, per aver rubato foto e dati privati di Elisabetta Canalis e vari invitati Vip alla sua festa nella villa sul Lago di Como. I reati contestati: concorso in intercettazione abusiva, detenzione e diffusione di codici di accesso, accesso abusivo a sistema informatico, violazione della privacy. Insomma, qualche scheletro nell'armadio, qualche incidente di percorso ce l'hanno tutti. Prendersela con Bob il menestrello con piglio da moralisti diventa qualcosa di completamente fuori luogo.