Decreto Natale e nuovo Dpcm, esplode l'ira delle regioni: "Non siamo stati interpellati"

I governatori contestano in particolare il "mancato confronto istituzionale" e sottolineano che nei provvedimenti "non si fa riferimento alcuno" ai ristori promessi per le attività che saranno sospese. La richiesta di 25 senatori del Pd

Il premier Conte con il ministro della Salute Speranza
Il premier Conte con il ministro della Salute Speranza

Esplode l'ira delle regioni. Il Consiglio dei ministri, su proposta del presidente Giuseppe Conte e del ministro della Salute Roberto Speranza, ha approvato un decreto-legge che introduce modificazioni urgenti della legislazione emergenziale per fronteggiare i rischi sanitari connessi alla diffusione del COVID-19. Un’operazione da uomo solo al comando che non piaciuta a molti governatori.

"Stupore e rammarico"

E infatti ci sono molto malumori per il modo con cui si è arrivati a varare il decreto legge. "Stupore e rammarico" per il metodo con cui il governo ha approvato il decreto che fissa le regole per gli spostamenti a Natale, ha sostenuto la Conferenza sottolineando che le "forti limitazioni" imposte a "spostamenti e relazioni sociali" dal 21 dicembre al 6 gennaio "rende di fatto pleonastico il pronunciamento su parti essenziali del Dpcm". I governatori contestano in particolare il "mancato confronto istituzionale" e sottolineano che nei provvedimenti "non si fa riferimento alcuno" ai ristori per le attività sospese.

"Nessun confronto con le Regioni"

 Secondo la Conferenza il decreto è stato approvato "in assenza di un preventivo confronto tra le Regioni": un metodo, afferma, che "contrasta con lo spirito di leale collaborazione, sempre perseguito nel corso dell'emergenza, considerato peraltro che la scelta poteva essere anticipata anche nel corso del confronto preventivo svolto solo 48 ore prima". Un mancato confronto, dicono ancora i governatori che "non ha consentito di portare all'individuazione delle soluzioni più idonee per contemperare le misure di contenimento del virus e il contesto di relazioni familiari e sociali tipiche del periodo delle festività natalizie". Quanto ai ristori, la Conferenza sottolinea infine che né nel decreto legge né nel Dpcm "si fa riferimento alcuno a norme sui ristori economici delle attività che subiscono limitazioni e/o chiusure, più volte richieste dalle regioni e dalle province autonome".

Il governatore del Friuli Venezia Giulia

Nel Dpcm "non sono state accolte le osservazioni delle Regioni: ad esempio, ci sono disparità importanti di trattamento sul territorio nazionale", ha commentato il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, intervenendo a Radio Anch'io su Radiouno. "Una persona che abita a Roma - ha inoltre esemplificato il presidente soffermandosi sugli spostamenti tra comuni - può girare liberamente e di fatto avere servizi per milioni di persone, perchè quella è la dimensione; tutta la mia regione è la metà del comune di Roma e uno non può spostarsi da un comune di 500 anime". Fedriga ha ricordato che le Regioni avevano chiesto la possibilità di spostamenti almeno provinciali, spiegando che "non è possibile che cittadini dello stesso Paese nella stessa situazione abbiano diritti totalmente diversi".

"È ovvio - ha proseguito il presidente Fvg - che tutte le Regioni spingono perchè si mantenga un atteggiamento di responsabilità, perchè la pandemia non è finita. Il comportamento di ognuno e il distanziamento sono fondamentali. Detto questo, affinché' la popolazione possa condividere questi comportamenti, penso che dobbiamo mettere in campo scelte e norme che siano eque e comprensibili". 

Il presidente della Regione Lombardia

"Ci mandano il testo del decreto alla sera tardi, sanno che il confronto tra le Regioni è fissato per le 10 del mattino e ci chiedono di dare risposta entro le 11?", ha ribadito il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, sul Corriere, a proposito della modalità del governo di interfacciarsi con le Regioni sulle misure da prendere per l'emergenza Covid. E sulle decisioni che il governo si appresta a prendere Fontana dice: "Innanzitutto mi aspetto che siano recepite le indicazioni richieste e offerte dalle Regioni. Dopodiché, dal momento che vengo interpellato, mi piacerebbe che mi venisse anche concesso il tempo per dire la mia a ragion veduta". Il governatore sottolinea anche che il governo "per stabilire lo scenario dell’epidemia" ha utilizzato "dati vecchi, superati, e questo rende poi difficile spiegare ai cittadini la relazione tra i loro sacrifici e i risultati raggiunti. Ma voglio anche dire che sebbene siano emerse a volte visioni e sensibilità diverse, la dialettica istituzionale ha prodotto suoi risultati. Il contributo delle Regioni c’è stato eccome. Se cambiamo i parametri in corsa allora c’è da rimanere perplessi...».

Il presidente della Regione Liguria

Nelle bozze del decreto legge circolate in serata "non c'è buon senso ma non senso", l'auspicio è che quelle misure vengano modificate, rimarcato il governatore della Liguria Giovanni Toti. "Secondo un primo testo che circola del Decreto legge del Governo - scrive su Facebook - non solo dal 21 dicembre al 6 gennaio sarà vietato ogni spostamento in entrata e in uscita tra le regioni, comprese quelle come la nostra che stanno uscendo anche dalla zona gialla, ma addirittura non saranno consentiti i movimenti tra comuni il 25 e 26 dicembre e a Capodanno”.

La richiesta di 25 senatori del Pd

Venticinque senatori del Pd (sul totale di 35) hanno scritto una lettera al loro capogruppo Andrea Marcucci per chiedergli di "attivarsi con il Governo affinché lo spostamento tra Comuni nelle giornate del 25 e 26 dicembre e 1 gennaio possa avvenire, per consentire a persone che vivono in Comuni medio-piccoli di ricongiungersi per poche ore con familiari che abitano in altri Comuni". I senatori segnalano "una preoccupazione, non solo nostra" ma che viene "da tanti cittadini e amministratori locali". Da qui la richiesta che gli italiani possano spostarsi anche "per consentire a persone che vivono in comuni medio-piccoli di ricongiungersi per poche ore con familiari che abitano in altri comuni", oltre che per motivi di lavoro, necessità o salute. E concludono: "Ti sarà evidente come questo problema non si pone, o si pone molto di meno, per coloro che vivono nelle città o nei comuni più grandi ove, con più probabilità, sono presenti familiari stretti con i quali, quindi, è possibile ritrovarsi per le festività natalizie", sottolineando che la norma rischia di essere "foriera di disparità di trattamento". Lettera firmata da Alfieri, Bini, Biti, Cirinnà, Collina, D'alfonso, D'Arienzo, Fedeli, Ferrari, Ferrazzi, Giacobbe, Iori, Laus, Manca, Messina, Nannicini, Parrini, Pittella, Rojc, Rampi, Stefano, Taricco, Vattuone, Valente e Verducci.

Il commento di Maurizio Lupi

“Ora i ristoranti vengono a sapere che, per gentile concessione dell'avvocato dei loro clienti, potranno restare aperti a Natale, Santo Stefano e Capodanno, ma potranno ospitare sono avventori del loro comune: a Cissone, paese di 90 abitanti in provincia di Cuneo, dove ci sono tra i migliori ristoranti delle Langhe, prevedono il pienone! E questa sarebbe la collaborazione, l'unità invocata nell'emergenza? Non ascoltano le Regioni, non ascoltano le associazioni imprenditoriali, non ascoltano l'opposizione, dispensano prediche moralistiche, discettano di eresia, spargono paura a piene mani e ci chiudono in casa. Anzi no, la soluzione ce l'hanno, per i ricchi: prenditi una vacanza di 17 giorni e puoi andare dove vuoi, tanto il lavoro non c'è!", ha commentato Maurizio Lupi, presidente di Noi con l'Italia.