Donna incinta di due gemelle morta a Milano, ispettori Ministero-Nas negli ospedali
Dall'autopsia, prevista per la settimana prossima, potrebbero arrivare le prime risposte utili sul caso di Claudia Bordoni
Gli ispettori del ministero della Salute, assieme ai carabinieri del Nas, si sono recati oggi all'ospedale San Raffaele e alla clinica Mangiagalli di Milano, due delle strutture che si sono occupate del caso di Claudia Bordoni, la donna di 36 anni morta lo scorso 28 aprile alla Mangiagalli dove era ricoverata per complicazioni derivanti dalla gravidanza (portava in grembo due gemelle e i feti non sono sopravvissuti) scaturita da procreazione medica assistita effettuata al San Raffaele. Ispettori e Nas sono andati in mattinata al San Raffaele e nel pomeriggio alla clinica e per ore hanno copiato cartelle cliniche, acquisito relazioni e parlato con medici, dirigenti e vertici sanitari. Presto il Ministero, che aveva annunciato l'invio degli ispettori, dovrebbe mandare i funzionari anche all'ospedale di Busto Arsizio (Varese), altra struttura dove la donna si recò. Giovedì prossimo alla Mangiagalli potrebbe presentarsi anche la 'task force' attivata da Regione Lombardia.
Massima collaborazione con ispettori e Nas
In entrambe le strutture sanitarie, da quanto si è saputo, c'è stata massima collaborazione con ispettori e Nas. Stando a quanto ricostruito finora, dal 13 al 20 aprile scorso la donna era stata ricoverata al San Raffaele per complicazioni nel corso della gravidanza e cinque giorni dopo era tornata al pronto soccorso dell'ospedale per dolori addominali. Il 26 aprile, poi, si è recata alla clinica Mangiagalli, prima è passata per il pronto soccorso e poi è stata ricoverata. Nella stessa clinica, tra l'altro, nelle settimane precedenti si era già recata per sette volte con accessi sempre al pronto soccorso. In questo lungo periodo di ricoveri e accertamenti, tra l'altro, si era fatta visitare anche al pronto soccorso dell'ospedale di Busto. E' morta il 28 aprile alla Mangiagalli per un'emorragia gastrica, secondo i primi accertamenti. Sul caso sta indagando anche la Procura di Milano che presto iscriverà molte persone nel registro degli indagati, anche a garanzia in vista dell'autopsia (giovedì il conferimento dell'incarico al medico legale). Solo alla Mangiagalli, tra l'altro, quasi una ventina di persone, tra medici, operatori e dirigenti, si sono occupate formalmente e a vario titolo delle condizioni di salute della donna. Anche se gli inquirenti potrebbero, in realtà, 'scremare' le posizioni per attribuire eventuali responsabilità.


















