Le donazioni di sangue da parte dei gay: con l’emergenza Covid-19 cedono anche gli Stati Uniti e il Brasile

Anche la corte suprema brasiliana ha eliminato il divieto di 12 mesi di astinenza sessuale per la donazione di sangue da parte di uomini omosessuali e bisessuali

Le donazioni di sangue da parte dei gay: con l’emergenza Covid-19 cedono anche gli Stati Uniti e il Brasile

Il Brasile come gli Stati Uniti, almeno per la donazione di sangue da parte di uomini gay e bisessuali. Negli ultimi due mesi, forse anche per via delle crescenti preoccupazioni relative alle minori forniture nell’attuale crisi sanitaria da Covid-19, c’è stato un cambiamento di rotta in tal senso.

Gli Stati Uniti

Dopo l’epidemia da Hiv/Aids, gli Stati Uniti avevano imposto nel 1983 un divieto totale di donare sangue a uomini gay e bisessuali, poi cancellato nel 2015 con l’introduzione di un periodo di attesa di 12 mesi ora ridotto. La Food and Drug Administration (Fda) - l’agenzia federale del Dipartimento della salute preposta al controllo della sicurezza dei farmaci e delle procedure sanitarie - ha infatti comunicato che ridurrà da dodici a tre mesi il periodo di attesa per maschi che hanno fatto sesso con persone dello stesso sesso e che desiderano essere donatori. Una decisione arrivata dopo una lunga campagna sulle donazioni di sangue da parte di gruppi per i diritti Lgbt+ e alcuni parlamentari che hanno ritenuto la normativa statunitense ingiusta e discriminatoria, dal momento che a uomini e donne eterosessuali non è richiesto alcun periodo previo di astinenza, hanno detto che continueranno a impegnarsi affinché il periodo di attesa venga revocato del tutto. Dopo aver notificato, lo scorso marzo, che il numero delle donazioni di sangue è drasticamente ridotto a causa della presente crisi sanitaria, òa Fda ha dichiarato che le nuove misure per donatori gay e bisessuali rimarranno in vigore “anche dopo la fine della pandemia”, perché mantenere un adeguato apporto di sangue “è vitale per la salute pubblica”.

Il Brasile

Dopo gli Stati Uniti di Donald Trump (cui si è aggiunta recentemente anche e l’Ungheria di Viktor Orbán), anche il Brasile di Jair Bolsonaro ha abbandonato la politica discriminatoria introdotta negli anni ’80, nel pieno dell’epidemia di HIV. La corte suprema brasiliana ha eliminato il divieto di dodici mesi di astinenza sessuale per la donazione di sangue da parte di uomini omosessuali e bisessuali. Questa decisione è stata presa dopo quattro anni di lavori in tribunale con una votazione di sette voti a favore e quattro contrari, sancendo così la fine di quella che il presidente della corte suprema Edson Fachin ha definito “un’offesa per la dignità umana degli uomini gay e bisessuali”. Nel suo voto Fachin ha scritto che lo Stato, anziché consentire a queste persone di promuovere il bene attraverso la donazione di sangue, “limita indebitamente la solidarietà basata sul pregiudizio e sulla discriminazione”.

La situazione nel mondo

Le regole sulle donazioni di sangue da parte di uomini gay e bisessuali differiscono in tutto il mondo. A seguito dell’epidemia da Hiv/Aids, come già ricordato, gli Stati Uniti avevano imposto nel 1983 un divieto totale di donare sangue a uomini gay e bisessuali. Divieto poi cancellato nel 2015 con l’introduzione di un periodo di attesa di 12 mesi ora ridotto. Stessa decisione l’ha presa di recente anche l’Ungheria, mentre la Gran Bretagna e il Canada richiedono che gli uomini gay e bisessuali si astengano da rapporti sessuali per tre mesi prima di donarel’ Austria e la Germania dodici mesi, cinque anni Taiwan. In Cina, Filippine, Grecia, Libano, Singapore e Slovenia sono, è vietato del tutto a maschi che hanno rapporti sessuali con maschi di donare sangue. Nessun limite temporale, invece, in Paesi come l’Argentina, la Polonia, la Russia e la Spagna.

La situazione in Italia

In Italia, per fortuna, almeno sulla carta, questo tipo di discriminazione è stato superato nel 2001, quando l’allora ministro della Sanità Umberto Veronesi emanò un decreto che eliminava il divieto per i gay di donare il sangue. Il luminare introdusse un questionario a cui ancora oggi si devono sottoporre tutti i donatori prima di ogni donazione, poi aggiornato dal ministero della Salute lo scorso dicembre e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Con lo stesso sono stati stabiliti nuovi criteri più restrittivi per i donatori di sangue, ma non è stato cambiato l’approccio riguardo agli uomini gay o bisessuali. Le domande non si riferiscono all’orientamento sessuale ma alle abitudini che ognuno ha in tale ambito per escludere le persone che hanno una vita sessuale ritenuta non adeguata per donare il sangue a prescindere dal loro orientamento. In Italia, come in molti altri Paesi, la selezione dei donatori abituali non avviene solo tramite un questionario, ma il procedimento è più lungo e avviene in due fasi: nella prima si passa da un’associazione di donatori (ad esempio l’AVIS) e nella seconda si va al centro trasfusionale. Nonostante il decreto di Veronesi del 2001, però, anche in Italia la donazione di sangue di uomini gay è spesso a discrezione del centro trasfusionale al quale ci si rivolge e al medico con cui si fa il colloquio prima della donazione stessa.

Dopo le ultime decisioni prese dagli Stati Uniti e dal Brasile in tal senso, le associazioni LGBT+ hanno espresso grande soddisfazione, perché ovviamente che vedono in questa decisione un passo avanti nella tutela dei diritti. Nello stesso Brasile, infatti, nonostante il matrimonio tra persone dello stesso sesso sia legalizzato, si assiste molto spesso a politiche discriminatorie. Dopo diversi anni di battaglie, dunque, ci voleva il Coronavirus per far cambiare idea a chi aveva reso attivi questi divieti. C’è stata e c’è una vera e propria emergenza nell’emergenza, ma a ben vedere, probabilmente, dalle difficoltà di questo difficile momento storico si potrà ricavare qualcosa di positivo.