La Boschi caccia il prete anti-pedofili e poi chiede scusa. Don Di Noto: "Non conoscono il nostro lavoro" - L'intervista

Il ministro delle Riforme, con delega alle Pari Opportunità, non aveva rinnovato con decreto le nomine dei membri dell’Osservatorio per il contrasto alla pedofilia e pedo-pornografia

Don Fortunato Di Noto, fondatore di Meter Onlus
Don Fortunato Di Noto, fondatore di Meter Onlus, con i suoi collaboratori

"Noi continuiamo a lavorare... come sempre", ha detto a Tiscali don Fortunato Di Noto, fondatore e presidente di Meter, subito dopo il dietro front della Boschi. In Italia aveva suscitando un mare di polemiche l’esclusione della sua associazione dall’Osservatorio nazionale contro la pedofilia e la pedopornografica. Molte le proteste arrivate in particolare dai social. Nelle ultime ore, la ministro ha deciso di riaprire il fascicolo: con una telefonata ha comunicato a don Di Noto la reintegrazione dell’Onlus nell’Osservatorio. L’esclusione sarebbe stata frutto di un errore, perché "Meter svolge un lavoro decisivo" e perché, ha detto la Boschi, “siete stati, siete e sarete come sempre punto di riferimento nella lotta senza quartiere alla pedofilia". Meter lavorerà a fianco dei membri Unicef, Save the Children e Telefono Azzurro. Prima della telefonata della Boschi tiscali.it aveva intervistato il prete.

Vi riproponiamo l'intervista:

Don Fortunato Di Noto, fondatore di Meter Onlus, non farà più parte dell'Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile, perché “probabilmente”, ha detto il sacerdote, “il ministro Boschi non conosce una storia lunga 25 anni”. Eppure la sua associazione è l’antesignana, la guida storica, di una guerra senza quartiere combattuta contro i criminali, anche italiani, che infestano il Web con il loro lurido mercato.  

L'esclusione

L’esclusione pesa e umilia, don Fortunato perdona ma non capisce. “Potrebbe esserci stata una dimenticanza o forse la Boschi ha agito con superficialità”. Accuse pesanti. “L’Osservatorio è nato, ed è stata una mia idea, prima che in Italia ci fosse una legge che regolasse questo tipo di attività”, ha detto il parroco. A varare le norme che poi hanno reso legittime le attività dell’Onlus, e di tante altre associazioni anti pedofilia sorte in Italia, era stata un’altra siciliana di Siracusa, l’allora ministro per le pari opportunità del Governo Berlusconi III, Stefania Prestigiacomo. 

L'accusa

“La Boschi”, afferma ancora il sacerdote, “forse non sa che sono stato anche membro dell’osservatorio nazionale. O forse queste cose sono state dimenticate o sottovalutate, o forse dà fastidio a qualcuno che un prete si occupi di pedofilia”.  La ministra non si però dimenticata, anzi ha confermato per decreto, la presenza di altre associazioni. “Credo che i ministri si fidino dei loro collaboratori, magari hanno sbagliato loro. Anche se credo che in questi casi i dirigenti pubblici agiscano secondo le indicazioni del loro superiore politico”, commenta senza ipocrisie don Di Noto.

La pratica

Essere membro dell’Osservatorio è solo un fatto simbolico, non ha alcun riscontro economico: “Non abbiamo mai ricevuto contributi o diarie, tutto il nostro lavoro si svolge alla luce del sole, sempre a titolo gratuito o con risorse ottenute con l’8 per mille”.  L’esclusione potrebbe essere stata causata da qualche disguido burocratico, o per non aver rispettato le regole necessarie per svolgere questo tipo di attività: “Noi dal 2008 seguiamo i dettami del protocollo ufficiale sottoscritto dalla Onlus con il ministero dell’Interno e con la polizia postale italiana: non possono essere queste le ragioni di questa dimenticanza o esclusione”, asserisce il prete.

La politica

Potrebbe esserci qualche problema politico? “Potrebbe anche esserci”. Il sacerdote accenna alla possibilità, ma non va oltre, preferisce restare nel mondo delle cose da fare: “La politica? E’ molto più importante la salute fisica e mentale dei bambini, ecco perché una eventuale frammentazione delle collaborazioni e dei contributi sarebbe deleterio per tutto il movimento anti pedofilia”. Il sacerdote non ha mai sentito la ministro delle Riforme, con delega alle Pari Opportunità.  “Mica è necessario conoscerci, l’importante è che lei conosca il nostro lavoro: abbiamo accompagnato più di 1300 vittime, abbiamo segnalato più di 140 mila siti pluripedopornografici che coinvolgevano bimbi che vanno da zero a 13 anni … su nostre segnalazioni sono partite le più grandi inchieste internazionali: la Boschi sta sbaglia”, conclude don Fortunato.

La precisazione

Che su Facebook ha scritto: “n. 1619 (numero di protocollo) che ad oggi - 8 settembre 2016 - corrisponde a centinaia e centinaia di migliaia di foto e video pedopornografici (dai neonati massimo 12/13 anni) denunciati formalmente alla Polizia postale italiana e a quelle estere. Riferimenti e contenuti inenarrabili. Documentabili. Così! Tanto per ricordare. Per non dimenticare. Da 25 anni”. Forse è un messaggio alla Boschi.