[L’inchiesta] Ai domiciliari il governatore ex comunista scivolato sotto il mantello di Renzi. Bufera sul Centrosinistra

A Mario Oliverio, a capo della Regione Calabria, gli inquirenti contestano il reato di abuso d’ufficio aggravato dalle modalità mafiose

[L’inchiesta] Ai domiciliari il governatore ex comunista scivolato sotto il mantello di Renzi. Bufera sul Centrosinistra

Terremoto giudiziario di magnitudo elevatissima sulla scala Gratteri. Nelle maglie di un’inchiesta della Dda di Catanzaro è finito infatti il presidente della Giunta Regionale della Calabria, Mario Oliverio, per il quale è stato disposto l’obbligo di dimora a San Giovanni in Fiore, paese di residenza del governatore. Una misura che – a detta degli oppositori – è assolutamente inidonea a svolgere le proprie funzioni: da qui la richiesta immediata di dimissioni, soprattutto da parte del Movimento 5 Stelle.

A Oliverio, gli inquirenti contestano il reato di abuso d’ufficio aggravato dalle modalità mafiose. Nel mirino della Procura di Nicola Gratteri, due appalti, uno sul Tirreno Cosentino, ed uno riguardante un impianto sciistico a Lorica, in Sila. Lavori su cui avrebbe messo occhi e mani la potente cosca Muto, originaria di Cetraro e inserita nel gotha della ‘ndrangheta. Sono in tutto 16 le misure cautelari emesse, due delle quali riguardano l'ex sindaco di Pedace Marco Oliverio (obbligo di dimora) e l'imprenditore Giorgio Barbieri, già arrestato nel febbraio dello scorso anno nell'ambito di un'altra inchiesta perché accusato di essere organico proprio alla cosca Muto.

Correndo nei ranghi del Partito Democratico, Oliverio è stato eletto nel novembre 2014 presidente della Giunta Regionale, vincendo con largo scarto sul centrodestra, divenuto orfano del predecessore, Giuseppe Scopelliti, spazzato via da altre inchieste giudiziarie. Da ex comunista, Oliverio è ben presto scivolato sotto il mantello di Matteo Renzi: non prima di aver sconfitto alle primarie del Pd il giovane Gianluca Callipo (renziano della prima ora, ma oggi trasmigrato nel centrodestra). Oliverio è in politica da circa quarant’anni e dallo stesso arco temporale nei palazzi del potere, essendo stato sindaco della “sua” San Giovanni in Fiore, consigliere regionale, deputato della Repubblica, presidente della Provincia di Cosenza e da poco più di quattro anni, presidente della Giunta Regionale. Proprio nelle scorse settimane, aveva annunciato la propria volontà di ricandidarsi, ottenendo un sostegno quasi plebiscitario da parte dell’establishment del Pd in Calabria.

Sono, in particolare, i quattro milioni di euro stanziati dalla Regione Calabria per l’impianto sciistico di Lorica a rappresentare il fulcro delle accuse di Oliverio. Una somma in favore dell’imprenditore Barbieri, considerati vicino ai Muto.  Oliverio, secondo l'accusa, avrebbe agito, in concorso con lo stesso Barbieri e con il direttore dei lavori Francesco Tucci per un "mero tornaconto politico". Inoltre, Oliverio avrebbe agito "per ripagare Tucci e Barbieri che ne avevano assecondato gli interessi economici a Cosenza". Condotte gravi, quelle contestate al governatore, per il quale la Dda aveva chiesto gli arresti domiciliari. Richiesta non accolta dal Gip. L’inchiesta “Lande desolate” avrebbe inoltre documentato "plurime violazioni e irregolarità nella gestione e conduzione" anche nell’appalto per l’ammodernamento dell’aviosuperficie di Scalea, rinomata località turistica nel Cosentino. Gli inquirenti parlano di “completo asservimento di pubblici ufficiali, anche titolari di importanti e strategici uffici presso la Regione Calabria", alle esigenze dell'imprenditore Barbieri. Tutto sarebbe avvenuto “attraverso una consapevole e reiterata falsificazione dei vari stati di avanzamento lavori ovvero l'attestazione nei documenti ufficiali di lavori non eseguiti al fine di far ottenere all'imprenditore l'erogazione di ulteriori finanziamenti comunitari altrimenti non spettanti”. Emblematica, spiegano gli investigatori, "la spregiudicatezza che caratterizzava l'agire dell'imprenditore romano spinta al punto di porre in essere condotte corruttive nei confronti di pubblici funzionari, finalizzate al compimento di atti contrari ai doveri d'ufficio consistenti in una compiacente attivita' di controllo sui lavori in corso, nell'agevolare il pagamento di somme non spettanti ovvero nel riconoscimento di opere complementari prive dei requisiti previsti dal codice degli appalti oltre al mancato utilizzo di capitali propri dell'impresa appaltatrice in totale spregio degli obblighi previsti dai bandi di gara". Le indagini avrebbero fatto emergere, inoltre, come l'imprenditore romano, nei confronti del quale è stata contestata l'aggravante dell'''agevolazione mafiosa'', "abbia impegnato poche decine di migliaia di euro a fronte di diversi milioni di euro previsti dai bandi di gara, circostanza ampiamente conosciuta e avallata dai soggetti preposti al controllo e alla erogazione delle somme, e dalle figure politiche coinvolte.

Fatti, che hanno portato il Movimento 5 Stelle sul piede di guerra. Se il ministro della Infrastrutture, Danilo Toninelli (proprio oggi in tour in Calabria) ha usato toni più istituzionali augurandosi che Oliverio “possa chiarire”, toni di scherno sono stati utilizzati dalla collega di Governo, Giulia Grillo, ministro della Salute che su Twitter ha pubblicato una foto del governatore, scrivendo: “Ma è la stessa persona che qualche giorno fa si lamentava delle scelte del Governo di nominare i commissari in Calabria per riportare trasparenza, legalità e merito, e per garantire una sanità migliore ai cittadini calabresi? Continuerò a battermi per dividere politica e sanità!". Chiaramente di dimissioni hanno parlato invece l’europarlamentare Laura Ferrara, ma, soprattutto, il presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Nicola Morra.

La situazione di Oliverio, infatti, è abbastanza complicata, anche perché quella odierna non è l’unica inchiesta in cui il governatore è finito nel corso della propria legislatura. Oliverio è già indagato dalla Procura di Catanzaro, insieme a cinque suoi assessori e a due dirigenti regionali, in quanto, nel corso di una seduta di giunta, avrebbe assegnato a un dipendente un nuovo incarico dirigenziale malgrado quest'ultimo fosse stato sospeso dal Tribunale di Catanzaro. Inoltre, alcune settimane fa, la stessa Procura di Catanzaro (che ha competenza sulla Giunta Regionale) avevano chiesto il rinvio a giudizio del governatore nell'ambito di un troncone dell'inchiesta Calabria Verde, l'agenzia regionale che si occupa di forestazione. Nonostante ciò, Oliverio era riuscito ad andare avanti, ottenendo anche l’investitura a ricandidarsi alla carica di governatore.  Secondo gli inquirenti, le condotte di Oliverio sarebbero state messe in atto, anche per "rallentare strumentalmente i lavori pubblici", in alcune opere pubbliche di Cosenza "per pregiudicare così sul piano politico-elettorale il sindaco uscente di Cosenza Mario Occhiuto", che è attualmente il candidato di Forza Italia alle prossime regionali di maggio.

Quella di oggi, insomma, è cosa ben diversa. L’obbligo di dimora, ma, soprattutto, l’ombra della ‘ndrangheta, potrebbero porre fine anzitempo alla legislatura del centrosinistra.