Doina e i giudici da social network

Dopo le foto in bikini e la revoca della semilibertà, è gara fra opinionisti a chi più fa a pezzi la donna che uccise Vanessa Russo. E' giusto?

L'arresto di Doina Matei
L'arresto di Doina Matei

Okay, siamo tutti commissari tecnici della Nazionale. Ma ora, grazie ai social, siamo anche tutti giudici? Bisognerebbe domandarselo, prima di esprimersi a proposito delle foto caricate su Facebook da Doina Matei, la donna che nel 2007 uccise nella metropolitana di Roma Vanessa Russo, di soli 23 anni, trafiggendole un occhio con un ombrello. Le considerazioni di questi giorni, che vengano da fonti più o meno autorevoli, come i giornalisti, primo tra tutti Massimo Gramellini sulla Stampa, o dall’uomo comune che sui social diventa "leone da tastiera" chiedendo la pena di morte, mescolano i due livelli, la morale pubblica e il diritto, entrambi necessari, ma paralleli.  Al momento, non si conoscono i dettagli della decisione del magistrato di sorveglianza di Venezia, Vincenzo Semeraro, che ha stabilito la sospensione del regime di semilibertà della Matei. Ma il provvedimento, arrivato in seguito alla pubblicazione delle foto dello "scandalo" con la donna in bikini sulle scogliere venete, lascia intendere che una connessione ci sia, sebbene non si abbia certezza.

Un diritto guadagnato in carcere - Se così fosse, sarebbe alquanto amaro da parte di un magistrato revocare un diritto guadagnato dalla detenuta in nove anni di carcere in base al sentimento popolare, un permesso concesso, immaginiamo, in seguito ad un dichiarato pentimento e tanta buona condotta. Il giudizio del popolo dei social non dovrebbe influenzare quello di chi opera nella giustizia, e ci auguriamo che Semeraro argomenti la sua decisione senza ricorrere all’indignazione della piazza. Intanto, l’avvocato di Doina fa sapere: “E’un brutto passo indietro per la mia assistita. Ma la sospensione durerà giusto il tempo di discuterla davanti al tribunale di Venezia dove dimostreremo che fra i divieti non c’era quello specifico dell’uso del social network”.

I dubbi di chi guarda quelle foto - Se ogni volta che una parte degli utenti di internet invoca le ruspe per i campi rom un tribunale decidesse di eseguire l’ordine con un esercito di macchine escavatrici, le grandi città sarebbero cantieri aperti alla guerriglia urbana. Doina Matei ha ucciso, segnando indelebilmente il destino della famiglia Russo e per questo è stata condannata a 16 anni di reclusione. Da nove, porta avanti il suo percorso di riabilitazione, funzione primaria della pena detentiva, le cui tappe sono a noi sconosciute. Non sappiamo chi sia, cosa pensi e che temperamento abbia. E’ indubbio che la sua spensieratezza e la sete di libertà sbandierate su Facebook siano atti privi di sensibilità ed empatia rispetto al dolore eterno da lei provocato ai familiari di Vanessa. Noi, meri osservatori, questo possiamo considerare.

Casamonica, Sollecito e Riina Jr. - Avere un’opinione è un diritto, nel bene e nel male, e gli esempi del duro giudizio dell’opinione pubblica su casi di cronaca recente si sprecano: dai Casamonica e Riina Jr nel salotto di Porta a Porta, a Pietro Maso ritratto sulla copertina di Chi?, passando per Raffaele Sollecito, riconosciuto innocente dalla Cassazione, che comunque non si astiene dal fare l’opinionista in tv proprio su casi di cronaca nera. Sul buon gusto e la morale vertono discussioni antiche che pesano sul sentire comune in misura variabile a seconda delle epoche. La quantità e l’applicazione della pena, fortunatamente, sono altra cosa e per questo non spettano alla pubblica gogna dei social, ma alla magistratura, incaricata di eseguire il diritto. Se le dimensioni si mescolano, in un senso o nell'altro, l'errore di valutazione è a portata di mano. Un esempio per tutti dai Vangeli: ascoltando l'invocazione popolare, Pilato scelse di rilasciare Barabba, non Gesù.