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Abusi, fede, corruzione: così Francesco vuole cambiare la Chiesa. Presentato il documento preparatorio al Sinodo

La Chiesa deve accompagnare le persone nelle sofferenze causate dalla pandemia e dalla povertà ma "deve affrontare la mancanza di fede e la corruzione al suo interno".

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   
Abusi, fede, corruzione: così Francesco vuole cambiare la Chiesa. Presentato il documento preparatorio al Sinodo
Papa Francesco (Foto Ansa)

La Chiesa cattolica è stata condotta da Francesco a uno snodo decisivo della sua storia recente. Forse sarà ricordato come il passaggio più importante del pontificato del papa gesuita. Finora Francesco ha seminato gesti e parole per invitare la Chiesa a conversione, facendosi dialogo con le società secolarizzate e con la maggioranza povera dell’umanità. Ora invita la Chiesa cattolica a vivere il Vangelo e a organizzarsi in modo coerente e inclusivo con lo stile evangelico aggiornato indicato dal concilio Vaticano II, capace di rispondere alle sfide dell’epoca nuova.

Si tratta della mobilitazione la più ampia voluta da Francesco di tutte le diocesi del mondo per preparare insieme il sinodo sulla sinodalità che si celebrerà nella fase finale nell’ottobre del 2023. Il percorso preparatorio che mobilità tutti i battezzati, chierici e laici in stato di missione, si aprirà solennemente il 9-10 ottobre prossimo a Roma e il seguente 17 ottobre in ogni Chiesa particolare.

La consultazione nelle diocesi terminerà nell’aprile del 2022. Ogni diocesi dovrà riassumere tutto il lavoro svolto in dieci pagine da inviare a Roma che, sulla base di questi contributi, preparerà i vari testi di base per l’assemblea dei vescovi che si svolgerà, appunto, nell’autunno del 2023. L’esito finale sarà rinviato alle diocesi per la messa in pratica delle conclusioni approvate da Francesco.

Solo a quel punto sarà possibile una valutazione concreta della riuscita della rivoluzione di Francesco: sarà un rilancio segnato dalla rinascita o si delineerà una decadenza inarrestabile della Chiesa cattolica. La sfida che si è aperta è molto delicata e impegnativa. Ed è illustrata dalle linee preparatorie presentate dallo staff della segreteria generale del sinodo dei vescovi presieduto dal cardinale presidente Mario Grech. “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione” è il tema delle linee preparatorie. Si tratta di un itinerario “che si inserisce nel solco dell’«aggiornamento» della Chiesa proposto dal Concilio Vaticano II”; di un “camminare insieme “riflettendo sul percorso compiuto”.

Ciò permetterà alla Chiesa di “imparare da ciò che andrà sperimentando, quali processi possono aiutarla a vivere la comunione, a realizzare la partecipazione, ad aprirsi alla missione,  senza fermarsi alle belle parole e cercando, invece, di mettere in atto una “conversione sinodale” da realizzare “come forma, come stile e come struttura della Chiesa”. Propositi che lasciano intravedere che poco o nulla alla fine di questo percorso sinodale resterà come prima nella Chiesa. Tra i punti che dovranno essere esaminati in questa fase  diocesana  c’è quello “di come nella Chiesa vengono vissuti la responsabilità e il potere, e le strutture con cui sono gestiti, facendo emergere e provando a convertire pregiudizi e prassi distorte che non sono radicati nel Vangelo”.

E inoltre “l’accreditare la comunità cristiana come soggetto credibile e partner affidabile in percorsi di dialogo sociale, guarigione, riconciliazione, inclusione e partecipazione, ricostruzione della democrazia, promozione della fraternità e dell’amicizia sociale”. Il doppio binario dell’azione innovativa deve sempre considerare l’ambito interno della Chiesa  come pure “le comunità e gli altri gruppi sociali, ad esempio comunità di credenti di altre confessioni e religioni, organizzazioni della società civile, movimenti popolari”.

L’intera revisione di vita chiesta alle comunità cristiane va condotta all’interno del contesto storico attuale dello scenario globale. In primo luogo la “tragedia globale come la pandemia da Covid 19 che ha fatto esplodere  disuguaglianze e inequità esistenti, i processi “di massificazione e di frammentazione; la tragica condizione che i migranti vivono in tutte le regioni del mondo testimonia quanto alte e robuste siano ancora le barriere che dividono l’unica famiglia umana”, il grido dei poveri e l’urgenza di custodire il pianeta come casa comune.

Ma anche la situazione interna alla Chiesa non è tra le migliori, scossa dalla pedofilia e chiamata ad affrontare la mancanza di fede e la corruzione al suo interno. “La Chiesa tutta è chiamata a fare i conti con il peso di una cultura impregnata di clericalismo, che eredita dalla sua storia, e di forme di esercizio dell’autorità su cui si innestano i diversi tipi di abuso (di potere, economici, di coscienza, sessuali). È impensabile “una conversione dell’agire ecclesiale senza la partecipazione attiva di tutte le componenti del Popolo di Dio”.

Si tratta di “rifondare il cammino della vita cristiana ed ecclesiale” tentata dalla mentalità secolarizzata e dall’integralismo religioso. “Non di rado i cristiani assumono i medesimi atteggiamenti, fomentando le divisioni e le contrapposizioni anche nella Chiesa. Ugualmente occorre tenere conto del modo in cui si riverberano all’interno della comunità cristiana e nei suoi rapporti con la società le fratture che percorrono quest’ultima, per ragioni etniche, razziali, di casta o per altre forme di stratificazione sociale o di violenza culturale e strutturale”.

I pastori della Chiesa “non temano perciò di porsi all’ascolto del Gregge loro affidato: la consultazione del Popolo di Dio non comporta l’assunzione all’interno della Chiesa dei dinamismi della democrazia imperniati sul principio di maggioranza, perché alla base della partecipazione a ogni processo sinodale vi è la passione condivisa per la comune missione di evangelizzazione e non la rappresentanza di interessi in conflitto. In altre parole, si tratta di un processo ecclesiale che non può realizzarsi se non «in seno a una comunità gerarchicamente strutturata”.

La Chiesa deve fare i conti con i "crimini di abuso" perpetrati nel tempo. Lo sottolinea il Documento preparato dal Vaticano per l'Assemblea del Sinodo dei vescovi. "Per troppo tempo quello delle vittime è stato un grido che la Chiesa non ha saputo ascoltare a sufficienza. Si tratta di ferite profonde - sottolinea il documento -, che difficilmente si rimarginano, per le quali non si chiederà mai abbastanza perdono e che costituiscono ostacoli, talvolta imponenti, a procedere nella direzione del 'camminare insieme'. La Chiesa tutta è chiamata a fare i conti con il peso di una cultura impregnata di clericalismo".

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   

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