Ritrovate le provette sparite del "Dna dei centenari": nessun furto, sono in un ospedale. Laboratori sotto sequestro

Nessuna sottrazione indebita dal laboratorio di Parco Genos, custode della biobanca con i dati di 13mila abitanti della "Blue zone" sarda: si trovano a Cagliari

Ritrovate le provette sparite del 'Dna dei centenari': nessun furto, sono in un ospedale. Laboratori sotto sequestro
di Antonella Loi

Nessuna clamorosa notizia, in effetti. Fatto sta che le provette oggetto del presunto "furto" di circa mille campioni del "Dna dei centenari" dalla biobanca di Perdasdefogu sono state ritrovate in un ospedale di Cagliari. Le indagini erano partite a seguito di una segnalazione fatta intorno al 10 agosto da parte della tecnica di laboratorio, Debora Perracini, dipendente di Parco Genos, che aveva notato l'assenza di circa 14 mila provette - su circa 260 mila custodite nel laboratorio del paese ogliastrino - e segnalato il fatto sospetto. Lo stesso proprietario di Parco Genos, Piergiorgio Lorrai, aveva confermato a Tiscali.it di aver sporto "denuncia" dopo aver "riscontrato qualche anomalia".

Emergenza rientrata dunque? Secondo quanto emerge i campioni mancanti sarebbero stati trovati nell'ospedale San Giovanni di Dio del capoluogo sardo, a disposizione dei ricercatori di Shardna (o ciò che resta di essa). Secondo quanto si apprende, a effettuare questo trasferimento sarebbe stato il professor Mario Pirastu, creatore della società SharDna. Sarebbe stato lo stesso scienziato, a dare indicazioni al procuratore di Lanusei, Biagio Mazzeo, su dove si trovano le provette di cui era stata denunciata la scomparsa nelle scorse settimane. "Su questa vicenda - ha spiegato il procuratore Mazzeo alle agenzie - ci sono diversi punti da chiarire: prima di tutto se il numero delle provette scomparse a Perdasdefogu corrisponda al numero di provette ritrovate a Cagliari. Le indagini andranno avanti nella speranza che si chiarisca tutto già nei prossimi giorni".

Dove si trovano i campioni biologici?

L'intento era forse quello di ricostruire il tragitto dei campioni biologici, dopo le confuse vicende di SharDna, venduta nel 2009 alla Fondazione Monte Tabor del San Raffaele e trascinata in quel noto fallimento. La procura di Lanusei, capoluogo della ex provincia Ogliastra, a seguito della segnalazione della tecnica ha avviato l'inchiesta e - notizia di ieri - messo sotto sequestro sia il laboratorio di Perdasdefogu che quello del Parco tecnologico di Pula. Qui si trova la sede di Shardna, acquistata il mese scorso dalla società londinese Tiziana Life Science, potremmo dire, "per un pugno si dollari": 258 mila euro.

 

La  ricerca resti in Ogliastra

Da qualche mese è in corso un braccio di ferro tra la Tiziana Life Science e Parco Genos per capire a chi spettino i diritti di sfruttamento della biobanca, che comprende non solo i campioni con il Dna di 13 mila ogliastrini di dieci paesi della "Blue Zone", la terra dei centenari. Si tratta di un archivio composto non solo dalle "provette" con materiale genetico e plasma, ma anche dai registri sulla salute personale di ciascun donatore e la ricostruzione degli alberi genealogici dal 1700 a oggi, realizzata grazie ai dati incrociati di Curia e Comuni. Un patrimonio immenso, insomma, stimato pochi anni fa in 4 milioni di euro. Parco Genos, creato dalla partecipazione pubblica di Talana e Perdasdefogu, più quella privata della clinica Tommasini di Jerzu, oggi è nelle mani di Lorrai che, d'accordo con i due paesi cuore della sperimentazione, ha nei suoi progetti la creazione di una struttura scientifica composta dai volontari che a partire dal 2003 donarono il loro sangue e la storia loro e delle loro famiglie alla scienza. "Questo patrimonio è e deve rimanere nelle mani degli ogliastrini, legittimi proprietari della biobanca", ha detto a più riprese Lorrai. 

Raccolta di firme tra i volontari

Ma anche le popolazioni si stanno muovendo. Assemblee vengono organizzate in tutti i paesi coinvolti e una raccolta di firme tra i donatori ha preso il via. Sono già 5 mila, riferiscono alcuni organi di stampa: tutte verranno inviate al Garante della privacy. Che dovrà chiarire una volta per tutte come si possono tutelare i dati sensibilissimi di chi ha donato il proprio Dna. 

di Antonella Loi